La Camera ha respinto oggi l’Ordine del giorno presentato dall’onorevole di FdI Maria Carolina Varchi in cui si chiedeva di riaprire il comparto divertimento e cultura, attività chiuse da oltre due mesi per l’emergenza Coronavirus.

“Noi interveniamo oggi per convertire un provvedimento presentato il 25 marzo, quasi due mesi fa. A distanza di due mesi, l’unica cosa che questo Governo sa dire alle imprese enumerate nella lettera i) del comma 2 è “valuteremo l’opportunità”. Ma esattamente quale opportunità dovete valutare? Di farle fallire subito? Di farle fallire a settembre? Di non farle riaprire ? Qual è l’opportunità che questo Governo, ancora dopo due mesi, deve valutare?

Io nell’intervento di ieri ho fornito alcuni numeri e alcune cifre per spiegare che il comparto divertimento e cultura è fondamentale, non solo per il giro economico che ottiene nell’ambito della legalità e del rispetto delle regole che questo Stato impone loro, ma anche per il risvolto in termini occupazionali, per le tante figure che si sono via via accreditate nella nostra società per l’organizzazione di eventi che attengono alla vita di ciascuno di noi. A tutte queste figure professionali, a tutte queste figure imprenditoriali voi oggi, dopo quasi due mesi dalla presentazione del decreto-legge, continuate a dire che dovete valutare l’opportunità; e lo dite perché ancora in piena fase 2 non siete nelle condizioni di stabilire a quali regole essi dovrebbero riaprire, non siete nelle condizioni di dire a chi ha un locale all’aperto a che distanza devono stare i clienti, non siete nelle condizioni di dire se queste imprese sono ancora, saranno ancora economicamente sostenibili.

Ecco, io credo che questo rappresenti la cifra del fallimento di questo Governo rispetto alle politiche in materia economica, che necessariamente vanno affiancate alla gestione di questa emergenza, che è prima sanitaria e poi economica.

E allora vede, signor sottosegretario, se lei non vuole ascoltare le mie parole, ascolti quelle del presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, che proprio ieri, commentando un maxi-blitz che c’è stato nella mia città, ha dovuto amaramente ratificare quello che io denuncio dall’inizio di questa emergenza sanitaria: quando lo Stato è assente, quando lo Stato non sta vicino alle imprese, a loro si avvicina la mafia, la criminalità organizzata. Noi rendiamo le imprese italiane appetibili per le cosche mafiose, alle quali rischiamo di fare un grandissimo regalo. Questo Governo rischia di consegnare il tessuto commerciale e produttivo, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, alle cosche mafiose. Io lo dico da mesi, lo ha scritto un magistrato in un’ordinanza applicata ieri, lo ha ratificato il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra. Io inviterei quindi questo Governo ad essere più veloce, perché ci sono altre organizzazioni che attengono all’antistato che sono molto più veloci dello Stato.

E allora io credo che si debba seriamente valutare l’opportunità non di approvare il mio ordine del giorno, valutare l’opportunità di salvare le imprese italiane: questo è quello che noi vi chiediamo. Io ritengo che l’ordine del giorno, che di per sé non ha natura cogente come è noto, implichi già una valutazione di opportunità da parte del Governo, e quindi subordinare il parere favorevole a questo tipo di riformulazione è la più grande ipocrisia che l’attività parlamentare possa tollerare. La più grande ipocrisia, perché il Governo in realtà vuole dire “no”: il Governo semplicemente vuole dire a tutte le imprese del comparto divertimento e cultura che di loro non interessa a nessuno. Il Governo vuole dire a 300 mila lavoratori, vuole dire a tutte queste imprese che non interessa nulla degli sforzi che hanno fatto, non interessa nulla dell’indebitamento cui dovranno far fronte per riaprire, non interessa nulla salvarle dalla disperazione che potrebbe portarle tra le braccia delle cosche: questo il Governo sta dicendo in questo momento, nello stesso istante in cui subordina il parere favorevole a una valutazione di opportunità”.

Dopo l’espressione del voto contrario del Governo, l’ordine del giorno è stato respinto.