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Puglia. Il Consigliere regionale Domenico Santorsola di Noi a Sinistra della Puglia ha presentato un emendamento alla legge regionale sul gioco d’azzardo che posticiperebbe di sei mesi l’entrata in vigore del distanziometro per le attività di gioco “Io avrei fatto a meno di tediarvi con la lettura delle motivazioni per cui presento questo emendamento,

ma considerando anche l’importanza che ha e le aspettative da parte del pubblico presente in Aula, credo sia importante leggere le motivazioni al fine di capire il significato e l’intenzione che sta dietro questo emendamento.

L’emendamento si rende necessario al fine di stabilire un termine certo per l’entrata in vigore a regime della disciplina prevista dall’articolo 3, comma 7, della legge regionale n. 43/ 2013.

In pratica l’emendamento consiste nell’aggiungere alle parole “adottata dalla Giunta regionale” le parole “e comunque di non oltre sei mesi”, nel termine di sei mesi previsto dall’emendamento, scaduto il quale tempo, anche in assenza dell’approvazione da parte dello Stato del Testo unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico, la disciplina regionale entra completamente in vigore.

Sarà necessario calendarizzare nella Commissione consiliare competente una serie di incontri e di audizioni con tutti i soggetti portatori di interesse al fine di valutare attentamente le diverse posizioni e apportare alla legge regionale n. 43 del 2013 le modifiche necessarie a renderla uno strumento utile, specie al contrasto e alla diffusione, nel contrasto al gioco d’azzardo patologico senza ledere i diritti dei lavoratori e degli operatori del settore” ha concluso Santorsola.

La proposta è stata fortemente critica dal consigliere di Forza Italia Nicola Marmo. “Ciò che spiega nelle motivazioni, e cioè che dopo i sessanta giorni, i sei mesi di proroga, si aprirebbe, secondo il collega Santorsola, lo scenario delle nuove audizioni in Commissione, incontri, tutta questa storia che abbiamo già fatto ed eseguito in Commissione… Rispetto a questo la politica del rinvio a sei mesi, perché tra sei mesi ci dobbiamo ritrovare qui a discutere, a parlare, l’effetto di questo emendamento è drammatico, perché questo emendamento dice che, o arriva il provvedimento da parte del Governo centrale o non dovesse arrivare, tra sei mesi si chiude. Quindi, noi tra sei mesi, a parte le convinzioni di ciascuno di noi, perché ognuno di noi viene disegnato per essere a favore o contrario al gioco legale, perché parliamo di strutture legali, o contrario a queste strutture. Accadrebbe tra sei mesi quello che potrebbe accadere il 20 dicembre, e cioè la chiusura di un mare di attività e la deviazione verso il gioco illegale di tutto ciò che verrebbe chiuso. Pari a quello che è successo in Piemonte. Ma da dove vi viene di proporre questo emendamento? Da quale elucubrazione mentale? Potete scrivere che all’articolo 1, dopo le parole “adottata dalla Giunta” sono aggiunte le seguenti parole “e comunque di non oltre sei mesi”. Poi, si va a spiegare che l’emendamento si rende necessario per stabilire un termine certo, quindi un termine certo e definitivo. Nel termine di sei mesi, previsto dall’emendamento, scaduto il quale, anche in assenza dell’approvazione da parte dello Stato del testo unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico, la disciplina regionale entra completamente in vigore. Vivaddio, dovevate farla entrare in vigore in tutte le parti della legge n. 43, perché quella legge n. 43 è il parto di un Governo passato, dei dieci anni passati dalla sinistra al governo in questa Regione. Tutte quelle parti, la cura, le dipendenze, l’esame di coloro i quali dipendono dal gioco, nulla è stato attuato. Nulla. L’osservatorio e i fondi che dovevano essere spesi. Di che cosa vi ricordate? Delle distanze. Ma veramente vogliamo credere che le distanze, 499 metri, sono peccaminosi e 501 metri sono giusti? Io direi di smetterla con questa storiella infinita. Va bene l’emendamento che deriva dal collega Amati, firmato in Commissione e votato alla unanimità della Commissione, che stabilisce con molta chiarezza che il termine stabilito dall’articolo 7, cioè il giorno 20 dicembre, è prorogato alla data di emanazione del testo unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico”. “Questa è la cosa più logica, perché in Italia, dopo quello che è accaduto, perché vi è stata una drastica riduzione delle sale da gioco e delle apparecchiature che in esse insistono, programmata dal Governo centrale. Sappiamo tutti che nel decreto dignità è già stata inserita una normativa che riguarda la pubblicità. Sappiamo tutti che il Governo ha preso impegno a proporre una normativa nazionale nei sei mesi successivi. Ora, perché dobbiamo andarci ad infilare in una storia tale che fra sei mesi ci ritroviamo ancora a discutere di questa cosa?

Io voglio discutere di questo argomento, e per le competenze che la Regione può avere dopo che è uscita una norma quadro generale che valga in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, non solo in Puglia. Infatti, le altre Regioni hanno prorogato di un anno, in attesa sempre del provvedimento che era richiesto dalla Conferenza Stato-Regioni. Io credo che questa sia la cosa più normale.

Il Governo si è impegnato a fare un provvedimento, una proposta entro sei mesi. Vogliamo aspettare questa proposta? Può darsi che i sei mesi di Santorsola non ci servano, e che tra un mese noi abbiamo una soluzione, una proposta chiara, una norma chiara. E io non sono per andarmene a passeggio a Roma, a parlare con Tizio o con Caio. Ognuno istituzionalmente si deve assumere il proprio onere istituzionale. Il Governo centrale deve fare una normativa che valga in tutto il territorio nazionale, e le Regioni decidono gli aspetti che sono delle Regioni.

Noi non abbiamo la competenza per la pubblica sicurezza, cari colleghi consiglieri: ce lo ha spiegato candidamente un magistrato, l’altro giorno, in occasione dell’illustrazione di uno studio dell’Eurispes: non è nostra competenza. Quindi, tutte quelle questioni che riguardano la criminalità, il riciclaggio, non riguardano noi. Noi abbiamo una competenza ben specifica che è quella sociale e sanitaria, anzi, dovremmo attrezzare i nostri dipartimenti per le dipendenze, anche per le dipendenze dal gioco patologico, e questo dovremmo farlo con un’organizzazione sanitaria che funzioni, dove il territorio funzioni, dove ci sia veramente una nuova politica sanitaria e sociale di intervento. E che cosa facciamo noi? Ce ne andiamo appresso a questi pannicelli caldi per far tener fede a colui il quale non è in quest’Aula oggi, e ha promesso ad altri che non sarebbe passata la norma? Questa è un’offesa al Consiglio regionale. Siamo stanchi di questo modo di fare” ha detto Nino Marmo .

“Rivendichiamo la nostra autonomia che abbiamo esercitato in Commissione con l’approvazione di quell’emendamento. Chiedo che tutta l’Aula si erga a difesa istituzionale dell’Aula stessa e di ciascun consigliere regionale votando quell’emendamento e respingendo questo. Credo che la misura sia colma. Le parole di chiarezza devono essere il nostro distintivo, non cincischiare attorno a problemi che poi ci rendiamo conto dopo che riguardano famiglie, riguardano persone, riguardano aziende che hanno fatto investimenti e hanno fatto investimenti sotto il cappello protettivo dello Stato, perché è lo Stato che ha autorizzato le attività di cui oggi si criminalizza l’esercizio, dimenticando tutti quanti che quello che accade a distanza di cinque centimetri, non di cinquecento metri, è ancora più grave di quanto può accadere nella nostra vita quotidiana, dove tutti quanti sperano di avere quei luoghi distanti dalla scuola, magari per non essere visti o dal figlio o dal nipote o dal parente. Un po’ di chiarezza, un po’ di lealtà e parole determinate. Il rifiuto di questo modo di trattare il Consiglio, il rispetto del deliberato che abbiamo assunto in Commissione e che io vorrei votare oggi qui, in attesa di una normativa nazionale che sia chiara, che si occupi delle norme di pubblica sicurezza, che non riguardano noi e che dovremo soltanto obbedire ed eseguire, e occuparci, invece, delle norme della salute e del sociale. Questo è quello che ci riguarda. Spero che il Consiglio regionale abbia un sussulto di dignità e torni ad operare finalmente nella strada retta, che è quella delle proprie prerogative istituzionali”.

 

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