“Il mondo del lavoro è messo a dura prova. Tanti vivono con ansia e preoccupazione questa emergenza, fra attività chiuse e prospettive di lavoro a rischio”.

Sono le parole del premier Giuseppe Conte in occasione del 1° maggio. Tra i tanti che vivono con ansia questi giorni di emergenza ci sono anche gli addetti e dipendenti di oltre 12.200 aziende del settore del gioco legale. Le stesse che il Premier ha ignorato quando, nei giorni scorsi, su sollecitazione di un esponente del Movimento no-slot, ha ritenuto di ritrattare la decisione assunta attraverso un decreto direttoriale dell’ADM sulla ripresa graduale delle attività di gioco nelle (sole) tabaccherie.

Il tutto sarebbe avvenuto dopo una telefonata del capo Gabinetto del Presidente del Consiglio a Bruni, docente universitario e noto sostenitore del movimento no-slot. “Lui mi ha detto che riferiva subito a Conte e ne parlava domani col MEF. Mi ha anche detto che rimandare la riapertura delle Slot è difficile perché è già inserito nel nuovo decreto, anche se mi ha detto che ci proverà, e mi pareva sincero”. Fatto sta che il 29 aprile il decreto direttoriale firmato da Minenna è stato rettificato, come fosse la cosa più normale di questo mondo. Un decreto si pubblica e si fa sparire. Non sarebbe successo in nessun altro Paese, se ne rende conto? “Ci sono molti interessi in gioco”, pare abbia detto il Capo Gabinetto. La verità è che gli interessi sono quelli di migliaia di imprenditori che hanno ritenuto, ingenuamente, si potesse investire in attività lecite e autorizzate, con tanto di concessione, dallo Stato.

Forse anche per quella telefonata, assurda per come è stata raccontata, tra i 4 milioni che tornano a lavoro lunedì grazie ai primi risultati delle misure di contenimento, non ci saranno le decine di migliaia di impiegati, addetti e operai che sarebbero stati ben felici di rispettare i rigidi protocolli di sicurezza, su cui, Presidente, ha detto che sarete intransigenti.

Quando oggi dice dice di aver letto le lettere dei lavoratori, di aver provato a vestirne i panni, si è dimenticato di tutti quelli che nei giorni scorsi ha bellamente ignorato solo perché qualcuno ha saputo, strategicamente, mettere in piedi una efficace operazione di comunicazione.

Abbia il coraggio di dire, senza reticenze, che le imprese di gioco legale sono a tutti gli effetti legittimate ad essere sostenute, come la categoria dei parrucchieri o dei ristoranti, a cui oggi ha dedicato un pensiero.

“Abbiamo lavorato al massimo per far ripartire a pieno regime il motore dello Stato, perché questo poderoso sostegno pubblico si concretizzasse in pochi giorni: ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del Governo, e vi assicuro che continueremo a pressare perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto”. Chieda scusa Premier anche per la pessima figura per come avete trattato le imprese del gioco fino ad oggi.

“Non farò finta di non sentire i vostri consigli, le vostre sollecitazioni, la vostra rabbia, la vostra angoscia. Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento. Sono piuttosto il vento che spinge più forte l’azione del Governo”. Sono le sue parole, e se sono davvero sincere lo potremo dire tra qualche giorno. Dimostri di ascoltare davvero i lavoratori delle sale scommesse, i gestori delle sale giochi, gli impiegati e gli addetti delle sale Bingo.

Basterebbe una telefonata del suo Capo Gabinetto. Sarebbe un buon punto di partenza… cm