“Questo primo maggio non c’è proprio nulla da festeggiare. I lavoratori e le imprese sono stati traditi dallo Stato e dalle banche che, in un momento di difficoltà senza precedenti, hanno dimostrato di non essere all’altezza della situazione, non riuscendo a dare risposte rapide ed efficaci. L’integrazione del fondo salariale promesso per aprile è ancora un miraggio. I prestiti garantiti alle imprese sono fermi al palo. E la cassa integrazione rimane una chimera per milioni di lavoratori. Basti pensare che in Lombardia, cuore produttivo del Paese ed epicentro del disastro, solo 40 imprese hanno ricevuto i fondi da distribuire ai dipendenti. È questo il rispetto che lo Stato ha per chi lavora?”.

Non fa sconti Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in occasione della festa dei lavoratori. Una posizione dura, dettata dall’esasperazione che contraddistingue imprenditori e dipendenti del settore della ristorazione e del fuori casa, costretti a rimanere chiusi per un altro mese, con gli aiuti economici che tardano ad arrivare. Oltre a questi, stesso discorso per i lavoratori del settore del gioco, sempre più bistrattati e ‘puniti’ come fossero il male assoluto, dimenticando quanto sia invece importante il loro ruolo per le casse dello Stato e per il mantenimento della legalità.

“Ci avevano promesso una sburocratizzazione e uno snellimento delle procedure – prosegue Cursano –. Andate a spiegarlo ai nostri lavoratori che devono fare la spola tra la Regione e la banca con decine di documenti per accedere alla cassa integrazione. È una situazione insostenibile ed esasperante. Rimpiango i tempi in cui il primo maggio ci si scontrava duramente con i sindacati che volevano costringere il mondo del commercio e dei servizi a stare chiusi per la festa del lavoro. Scommetto che oggi persino loro sarebbero favorevoli ad aprire, pur di lavorare”.