Il gioco d’azzardo la colpa, la peste, anzi la pandemia da Coronavirus, come occasione di rinascita e di miglioramento (e cancellazione del comparto dei giochi, anzi riconversione).

Benvenuti signori, siamo nel medioevo. Anzi siamo sprofondati nella più antica e solida tradizione che vuole nei moralisti i portatori dell’antica concezione della peste come espressione della volontà divina e del castigo di Dio, ma soprattutto come occasione per migliorare e superare i mali della società.

Un noto sociologo, oltre che presidente di una associazione che si occupa di gioco d’azzardo patologico, ieri ha ricordato come dalla chiusura delle attività di gioco legale ci si possa aspettare solo una remissione della dipendenza. Meno giochi, meno malati. E così il problema è risolto.

Una posizione sposata da esponenti della politica che si traduce, almeno sembrerebbe, nella titubanza dell’esecutivo nell’assumere una posizione definitiva sulla riapertura delle attività, i soli esercizi sono circa 12.000, di gioco pubblico legale.

Eppure sulle capacità della peste, dal ‘600 di Manzoni alla ‘Spagnola’ del XX secolo, in molti, e non solo qualche esponente dei Cinque Stelle, non hanno avuto dubbi. La morte, poi la rinascita nel bello e nel giusto.

E allora oggi la morte di decine di migliaia di aziende, qualcuna più qualcuna meno che differenza fa, per liberare il paese dal flagello del gioco d’azzardo e dai tanti (e sui numeri facciamocene una ragione, la politica chiarezza non fa) morti per il gioco d’azzardo.

Sappiate però signori che oggi vi svegliate con la rabbia per avere di fronte una politica inconcludente e logorroica che, diceva Albert Einstein, ”è meglio essere ottimisti ed avere torto che essere pessimisti ed avere ragione”.

Avere ragione su una politica, ahimè, che vede la pandemia ancora come metafora del male e occasione di rinascita postapocalittica. Ma come scrive Camus ne La peste (guarda caso!) “Può servire a maturare qualcuno, ciononostante quando si vedono la miseria e il dolore che porta bisognerebbe essere pazzi, ciechi o vili per rassegnarsi alla peste”.

33mila morti in Italia e economia e lavoro azzerati e il problema è valutare se la dipendenza da gioco è un fenomeno in remissione. Camus, salvaci tu da questa peste! mc