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Doveva essere una scelta condivisa con i gruppi parlamentari. Accese polemiche si sono scatenate invece sulla partita dei 22-23 sottosegretari che dovrebbero spettare al Movimento 5 Stelle, sui 42 complessivi che andranno a completare la squadra del Governo Conte 2.

A far traboccare il vaso il metodo stesso concordato con il capo politico, Luigi Di Maio, secondo cui i capigruppo delle commissioni devono trasmettere una rosa di cinque nomi per i ministeri di loro competenza. Troppo ampia, sostengono i critici. Alla fine il leader M5S ha fatto capire che la scelta spetterà a lui, e non è escluso che potrebbe scegliere anche qualcuno che non è stato incluso nelle liste.

Scontro anche sul criterio dell’esclusione dalla corsa dei presidenti di commissione, che il M5S vorrebbe tenere per sé, senza cedere posti al Pd. Fonti parlamentari riferiscono della conferma di Vittorio Ferraresi alla Giustizia e di Luca Carabetta al Mise. Tra le probabili riconferme anche quella di Stefano Buffagni e di Laura Castelli. Mentre l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, potrebbe ottenere il ruolo di sottosegretario agli Interni. La delega ai Servizi potrebbe andare allo stesso presidente del Consiglio Conte.

Tra gli altri nomi pentastellati in lizza per entrare nel sottogoverno ci sono Giovanni Currò (come sottosegretario al Mef al posto di Alessio Villarosa), Francesco D’Uva (alla Cultura) e alcune riconferme, come Simone Valente allo Sport, Manlio Di Stefano agli Esteri. Candidature sono arrivate pure da ex ministri.

In casa dem nessun elenco, soltanto due linee guida: spirito unitario ed equilibrio territoriale. Ma la discussione nelle correnti è altrettanto accesa. Certo è che ai democratici dovrebbe andare un sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria (circola il nome di Walter Verini) e probabilmente anche quella agli enti locali e a Roma Capitale (Roberto Morassut), così come un viceministro al Mise con delega all’Energia (Gian Paolo Manzella). All’Economia è quasi certo l’approdo di Antonio Misiani e forse del renziano Luigi Marattin, agli Esteri è in pole Lia Quartapelle, per gli Interni Marina Sereni. Ma tutti i giochi sono ancora aperti.

L’obiettivo è arrivare a giovedì 12 settembre. Alle 15 si riunisce il Consiglio dei ministri e per allora il Pd e il Movimento 5 stelle puntano ad assegnare le deleghe ai sottosegretari. Secondo la legge il governo può essere composto al massimo da 65 membri: al momento tra premier ministri e sottosegretario alla presidenza gli esponenti dell’esecutivo Conte 2 sono 23. Sia il Pd che il Movimento 5 stelle puntano a indicare le rispettive rose dei nomi entro oggi, trovando l’intesa sulla competenza delle varie caselle. Nel caso non si trovasse l’accordo, la nomina dei sottosegretari potrebbe anche slittare a giovedì della prossima settimana, quando è previsto in linea di massima il successivo Consiglio dei ministri.

“Pronti per questa nuova fase. Che la discontinuità sia anche nel metodo”, ha scritto su facebook la presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco. alla fine di una riunione dei presidenti di Commissione del M5s che si è tenuto alla Camera per fare il punto sulla pianificazione dei lavori parlamentari. “Riteniamo – continua Ruocco – come sottolineato dal Presidente Conte, che il Parlamento debba recuperare un ruolo centrale. D’ora in avanti sarà necessario stringere i rapporti con i neo Ministri e futuri Sottosegretari, in discontinuità con quanto accaduto in passato, per portare nuovamente il Parlamento al centro dell’attività legislatura. Come Presidenti siamo lo snodo istituzionale preposto a questo tipo di mediazione e siamo già al lavoro per trovare convergenze sui punti condivisi dalle forze che sostengono questo Governo”. Anche il Partito democratico è al lavoro per decidere quanti posti di sottosegretario assegnare ad ogni corrente. In qualche caso si va verso l’individuazione di nomi esterni al Parlamento. Anche Liberi e Uguali dovrebbe individuare personalità che non fanno parte né della Camera e nemmeno del Senato.

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