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Lunedì sera il Consiglio comunale di Monza ha approvato il nuovo regolamento per il contrasto e la prevenzione delle patologie legate al gioco d’azzardo.

Si tratta di 13 articoli che riprendono le disposizioni regionali in materia, ma che al tempo stesso stabiliscono alcune norme più stringenti. In particolare – si legge su Mbnews – spetterà al sindaco, Dario Allevi, attraverso l’adozione di un’ordinanza ad hoc, stabilire gli orari di apertura e inoltre slot machine e video lottery non potranno essere installate in locali di proprietà dell’amministrazione comunale o di società partecipate.

Altro passaggio chiave, è quello relativo all’obbligo di esporre cartelli col divieto specifico per i minori di 18 anni e sui quali dovranno anche essere indicati chiaramente i costi del gioco e le regole.

“Chi ci guadagna sulle macchinette è senza dubbio lo stato – ha commentato -, ma ci guadagnano soprattutto le concessionarie. All’interno del Parlamento esistono vere e proprie lobby che impediscono di adottare leggi di livello nazionale efficaci. La forza di questo regolamento, oltre ai limiti che impone, sta nella presa di coscienza da parte dell’amministrazione”.

“Il regolamento è stato pensato in modo particolare per giovani e anziani che secondo alcuni studi sono le categorie più esposte – ha commentato l’assessore al Commercio, Massimiliano Longo -. In questi mesi sono stati distribuiti nelle scuole medie dei questionari che serviranno per fare un’analisi della patologia”.

Il regolamento non ha però incontrato il consenso di tutti i consiglieri. Paolo Piffer, della lista Civicamente, si è astenuto. “Un regolamento superfluo che aggiunge poco alla normativa già esistente, socialmente inefficace, politicamente ipocrita e anche un filo proibizionista – ha concluso -. Il gioco d’azzardo patologico non lo puoi contenere eliminando le macchinette, la patologia troverà sicuramente spazio altrove coi gratta e vinci, il lotto, il bingo, o scommesse sportive. Devi informare i cittadini e renderli consapevoli per gestire il fenomeno. Limitare la libertà delle persone non è mai la scelta giusta, la storia ce lo insegna, sono interventi miopi”.

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