È di oggi la notizia pubblicata da Il Giornale a firma Augusto Minzolini che racconta di un sms che il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha inviato al forzista Renato Brunetta, cui è legato da una lunga amicizia. Un messaggio in cui il ministro scrive: «Non ce la faccio più. Sono sottoposto a un agguato dietro l’altro».

E ancora: «L’ultimo è stato quello di mandarmi davanti alla commissione parlamentare di ritorno dall’Ecofin. L’unica cosa che mi interessa è salvare il Paese. Quella è la mia luce. Altrimenti, se fosse solo per me, già ora».

Nessun riferimento diretto alle dimissioni ma una pesante ammissione di difficoltà che incontrerebbe nel trattare con le guide politiche dell’esecutivo gialloverde.

La situazione è paradossale, siamo al caos: per la prima volta nella storia della Repubblica al 7 dicembre il Parlamento si trova a discutere una manovra che è tutta da riscrivere; e quel poco che c’è (mancano ancora le cifre di riferimento per l’estenuante trattativa con Bruxelles) viene prima messo nero su bianco e poi cancellato.

In questi giorni i grillini sono andati su tutte le furie perché dopo la crociata contro il gioco d’azzardo, il governo, con un emendamento, ha allungato di un anno la vita di 175mila slot machine per esigenze di cassa.

Siamo al festival dell’insipienza. La manovra è tutta da scrivere e la parte che è scritta, magari è da cancellare: ieri il governo si è preso ore e ore per riscrivere 17 emendamenti e, quindi, per stravolgere in aula, ciò che era stato approvato in Commissione.

«Stiamo votando osserva con una punta di sarcasmo l’ex-ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan tre finanziarie diverse. Ma di fatto la manovra non c’è: è come l’isola di Peter Pan. E questo significa uno sperpero di reputazione e di risorse. In Europa sono stati fatti degli organigrammi che si occupano del debito e l’Italia, isolata com’è, è stata esclusa da ogni incarico. Non capisco dove vogliano arrivare. Se usano l’espediente di ritardare l’applicazione delle norme su reddito di cittadinanza e pensioni, il problema si riproporrebbe in maniera più drammatica l’anno prossimo. A meno che non vogliano andare prima alle elezioni».

Ancora non è chiaro se il governo porterà il rapporto deficit/Pil che sta tanto a cuore alla Ue, al 2,2%, al 2 o addirittura sotto. Più passa il tempo e più la posizione del governo, specie dell’anima leghista, diventa elastica, votata al compromesso. Se questo è il probabile epilogo, c’è da chiedersi perché si è perso tanto tempo, perché il governo si è impegnato in un braccio di ferro con Bruxelles che ha fatto alzare lo spread e creato tensione sui mercati.

Insomma, si è perso tempo. Probabilmente vareremo una manovra molto vicina a quella che il povero Tria aveva proposto un mese fa. Ma se questo sarà l’esito, significa che la Camera in queste settimane ha lavorato a vuoto.

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