“Se chiediamo una valutazione agli esercenti sull’andamento degli ultimi tre mesi, rapportati al periodo pre-pandemico, ci fa vedere un settore in forte sofferenza economica. Mediamente le attività commerciali sono a conduzione familiare, 2/3 dipendenti al massimo e 3 dipendenti. Questi commercianti hanno cercato di preservare il numero dei dipendenti, ma il 17% non ce l’ha fatta ed è stato costretto a licenziare. La quasi totalità ritiene che senza il loro esercizio il territorio ne avrebbe un grave danno, anche in termini di luogo di aggregazione. Una attività bene radicata sul territorio, che ha subito una mutazione nel periodo della pandemia. La spesa dei giocatori, per il 42%, ha visto una riduzione della spesa. Molti infatti si rivolgono all’online. Un pericolo registrato da molti è quello dell’illegalità, il 75% degli esercenti ritiene infatti che a livello nazionale il problema sia molto serio, meno evidente e presente a livello locale, dove l’esercente si sente presidio di legalità. La chiusura durante la pandemia ha sicuramente accesso i riflettori sulla illegalità, un problema grave con conseguenze rilevanti. E il danno non è solo economico. Alimenta infatti la criminalità e danneggia fortemente il cittadino/utente. L’esercente sa che gli interventi da parte delle autorità competenti, nella maggior parte dei casi, non sono adeguati a contrastare l’illegalità: serve una revisione delle sanzioni. Quello che auspicano è una azione congiunta tra aziende concessionarie e istituzioni e una serio programma di formazione sui pericoli del gioco illegale”.

E’ quanto ha dichiarato Ilaria Ugenti (nella foto), Corporate Reputation Leader Ipsos, oggi in occasione della presentazione a Roma dei risultati della ricerca del settore del Gioco in Italia, svolta nell’ambito dell’Osservatorio sui mercati regolati di Luiss Business School. Il rapporto tra gioco legale e illegale, l’impatto sull’economia e le conseguenze sul mondo del lavoro di due anni di pandemia sono i temi al centro dell’incontro.

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