“Sono a scrivervi in merito alla manifestazione che avete organizzato per il 29 aprile alle 15 dinanzi al palazzo della Giunta della Regione Lazio all’insegna dello slogan “Non lasciate il Lazio alle mafie” per protestare contro la decisione del consiglio regionale del Lazio di anticipare una normativa espulsiva del gioco pubblico”. In una lettera inviata agli operatori del gioco legale che domani manifesteranno davanti alla sede del Consiglio Regionale del Lazio il consigliere Giuseppe Simeone, presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, garantisce il suo supporto affinchè si possa correggere la norma vigente.

“Purtroppo, a causa della concomitanza con la commissione consiliare sanità che ho l’onore di presiedere, non potrò partecipare ma ci tenevo a rappresentarvi il mio supporto in questa battaglia.

Non possiamo, infatti, come istituzioni ignorare le conseguenze economiche sulle attività commerciali che la modifica introdotta dalla legge regionale n. 1 del 2020 alla legge regionale n. 5/2013 per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, comporta.

La legge del 2013, che abbiamo sottoscritto, era nata per dare maggiori tutele agli operatori e ai cittadini partendo dal presupposto che il gioco d’azzardo rappresenta un’attrazione per milioni di persone e come tale deve essere inserito in un quadro normativo certo al fine anche, ma non solo, di evitare che su tali attività prenda il sopravvento la criminalità organizzata.

Successivamente, nell’ambito del cosiddetto “Collegato” (“Misure per lo sviluppo economico, l’attrattività degli investimenti e la semplificazione) approvato a febbraio 2020, è stata inserita, con il nostro voto contrario come Forza Italia, la proposta di modifica della legge n.5 del 5 agosto 2013, sulla prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico.

La modifica più incisiva è quella che assoggetta al distanziometro le sale giochi e gli esercizi pubblici che ospitano slot.

La legge regionale nella sua precedente versione vietava il gioco con gli apparecchi a una distanza inferiore a 500 metri da una serie di “luoghi sensibili” (scuole, luoghi di culto, ospedali, centri giovanili), ma tale divieto si applicava solo alle nuove aperture.

Con la modifica approvata nel febbraio scorso, invece, sono sottoposte, inserendo una sorta di retroattività nell’applicazione della norma, al regime del distanziometro tutte le attività già sul territorio creando di fatto un danno a chi aveva deciso di intraprendere in questo settore.

In tale contesto, considerata l’esigenza di dare risposte chiare e certe ad un settore che contribuisce all’economia del nostro territorio, sono a comunicarvi l’impegno a presentare un emendamento, nell’ambito della prima proposta di legge regionale che sarà incardinata in consiglio e che consenta margine di azione in tal senso, al fine di eliminare quanto introdotto, rispetto alla legge del 2013, dalla legge regionale n.1 del 2020.

Certo che potremo trovare il modo per colmare questo gap normativo, l’occasione è gradita per salutare cordialmente”.