Una proroga del termine ultimo per l’adeguamento degli esercizi di gioco legale alla disposizione contenuta nella legge regionale del Lazio in materia di contrasto al gioco d’azzardo è quanto meno necessaria se si pensa alla difficile situzione legata ad oltre un anno di restrizioni per la necessità di contrastare la diffusione del COVID-19.

E’ quanto viene ribadito da Emmanuele Cangianelli, Associazione Italiana Esercenti Giochi Pubblici, oggi in audizione in Consiglio Regionale sulla Proposta di legge regionale n. 294 del 19 maggio 2021, concernente: “Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2021 e modificazioni di leggi regionali”.

Cangianelli ha evidenziato che il fatto di posporre “di un anno gli effetti di questa disposizione (adeguamento alle distanze minime dai luoghi sensibili)” ha una sua logica in ragione della “impossibilità di effettuare trasferimenti di attività già in esercizio per gli eventi pandemici e quelli correlati, come il congelamento del mercato immobiliare, le riduzioni di attività dei diversi uffici pubblici preposti ai vari sistemi autorizzatori oltre che, in primo luogo, la totale assenza di ricavi per 11 mesi negli ultimi 15 di tutti gli operatori del settore, ad eccezione degli esercenti che, per alcuni periodi, hanno potuto lavorare per la vendita di lotterie istantanee”.

Sulla legge regionale nel suo complesso Cangianelli non ha mancato di osservare che “in particolare dopo le modifiche del 2020” si configura come “una legge espulsiva dell’offerta di gioco regolamentato. Le distanze da luoghi sensibili – sono strumenti di non acclarata efficacia proprio sui soggetti patologici; – sono costruite nella legislazione regionale vigente senza tenere conto dell’effetto finale sulle attività esistenti, generando con la loro applicazione l’impossibilità di esercizio di alcuni prodotti di gioco su oltre il 90% del territorio regionale”.

E’ evidente che questa non è la soluzione idonea a contrastare “la prevenzione proprio verso i soggetti più esposti che sono facilmente attirabili dall’offerta illegale, come dimostrano i dati delle Forze dell’Ordine nel periodo pandemico”.

Il rappresentante dell’associazione degli esercenti aderenti a FIPE ha ricordato che a tale scopo si è parlato di un riordino del settore, soluzione sfociata nell’Intesa in Conferenza Stato Regioni del 7 settembre del 2017. “Per la tutela di tutti i cittadini, per una efficace attività di contrasto al gioco illegale, e per il rispetto degli imprenditori e dei loro dipendenti che hanno investito nelle scelte legislative di regolamentazione del gioco in denaro anche la Regione Lazio debba osservare al riordino nazionale come il principale riferimento della materia e prevedere non uno, ma due anni almeno di moratoria della disciplina oggi in vigore, per potersi allineare alle disciplina nazionale, dalla quale deriverà anche il nuovo quadro di affidamento delle concessioni di settore”, ha suggerito Cangianelli.

Tale approccio, oltre che ragionevole e scevro da derive demagogiche, particolarmente deleterie per una concreta tutela delle categorie più deboli nello specifico contesto sociale del gioco in denaro, possa essere infine coerente anche con la tutela della occupazione di settore: i redditi da lavoro dal gioco regolamentato erano oltre 16.000 nel 2019 (analisi Eurispes), dei quali 11.000 esclusivi dall’attività di offerta di giochi e di cui circa 7.000 lavoratori dipendenti delle sale e 4.000 lavoratori autonomi”, ha concluso Cangianelli.