Attività di gioco sospese ma nulla cambia in termini di obblighi fiscali. Gli apparecchi di puro intrattenimento (calciobalilla, videogiochi e flipper, per intenderci), sono spenti dall’ottobre scorso (dopo un primo lockdown a primavera 2020) ma paradossalmente, se non ci saranno modifiche, dovranno comunque versare l’Imposta sugli intrattanimenti la cui scadenza è prevista per il 16 marzo.

Eugenio Bernardi, operatore del settore e consulente, per conto di alcune imprese del comparto, ha inviato una lettera a rappresentanti del governo, politici e al direttore dell’ADM Minenna.

“Vengo a voi a nome e per conte di alcune decine di gestori di apparecchi (videogiochi, calcetti, pesca oggetti e flipper) comma 7 del 110 Tulps e di sale giochi art.86 Tulps, sale giochi chiuse come i giochi di tale tipologia installati nei pubblici esercizi , da ormai oltre 140 giorni (oltre ai mesi marzo – giugno e novembre – dicembre 2020) causa Covid – 19”, scrive Bernardi.

 

“Alla luce del prolungato lockdown del gioco senza vincita in denaro, si chiede per l’anno 2021 uno spostamento della scadenza e una rimodulazione del l’Imposta sull’intrattenimento (Isi) scadente come pagamento il 16 di marzo 2021.

 

Per effetto della normativa emergenziale derivante dall’emergenza sanitaria da Covid-19 per l’anno 2020 gli apparecchi di cui all’art. 110 comma 7 e di cui alla tariffa sotto riportata a link dell’ultimo  Decreto direttoriale n. 398/CGV del 10 marzo 2010 – pdf (92.41 KB) , in corso di registrazione, con la conferma per l’anno 2010 delle categorie di appartenenza e i relativi imponibili forfetari dell’imposta sugli intrattenimenti concernenti l’utilizzazione degli apparecchi meccanici o elettromeccanici da divertimento ed intrattenimento all’art. 14-bis, comma 5, del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 640 (D. Dirett. 28 gennaio 2005 – pdf) non sono stati utilizzati dall’inizio del mese di marzo fino alla metà del mese di giugno 2020.

Nel rispetto del principio di proporzionalità dell’obbligazione tributaria e considerata l’eccezionalità delle previsioni di legge che hanno comportato un divieto dell’esercizio dell’attività per oltre un terzo del periodo di imposta, sebbene l’imponibile è stabilito dalla normativa su base annua, fondando su una presunzione di possesso del bene  (apparecchio) installabile per l’intero anno e quindi su una presunta produttività che, per divieto di legge, lo scorso anno e i mesi iniziali di quello in corso non si è potuta realizzare, stante l’ulteriore chiusura imposta dai primi giorni del mese di novembre e tutt’ora vigente.

 

Nonostante l’eccezionalità e cioè del divieto di legge all’esercizio dell’attività, e quindi all’evidente incongruità del versamento dell’Imposta sugli Intrattenimenti per il 2020 per l’intero e solo spostata la data dal 16 marzo al 20 marzo 2020, non vi è stata alcuna revisione dell’imponibile annuo, che l’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) dovrebbe avere la facoltà di poter prevedere.

La normativa vigente prevede l’ipotesi di frazionabilità dell’imposta, con riferimento alle frazioni di anno di effettivo impiego degli apparecchi.

Anche per il 2021, visto il quadro pandemico in atto, si ripresenta l’identica situazione di totale chiusura: in ragione  e vista  l’imminente scadenza (16 di marzo 2021) per il pagamento dell’imposta per  il  2021 sono a sollecitare le Signorie Vostre ad un intervento affinché  venga presa in seria considerazione l’ipotesi di una proroga fino alla data delle riaperture  e che si possa alleggerire il carico fiscale di queste aziende attraverso una riduzione dell’Isi con eventuale sconto dei mesi in cui il settore e le attività sono rimaste chiuse, ovvero almeno per i 5 mesi del 2020 e gli attuali quasi certi 3 mesi iniziali del 2021″, conclude Bernardi.