“La crisi economica e sociale, determinata dalle misure di contrasto della Pandemia, ha reso ancor più urgente un piano di riordino del settore del gioco pubblico, sia in ordine alla quantità e qualità dell’offerta; sia in ordine alla tutela delle fasce deboli; sia per contrastare la criminalità organizzata. Bisogna ripartire dall’accordo in Conferenza unificata di qualche anno fa e portare a compimento la riforma”. E’ quanto dichiarato da Pier Paolo Baretta (nella foto), già Sottosegretario Ministero dell’Economia e delle Finanze con delega ai Giochi, al webinar organizzato da Acadi dal titolo “Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della L.R. 5/2013”.

“Questo è un settore molto esposto, che ha subito la penalizzazione della pandemia a cui si aggiunge una penalizzazione in alcuni casi ideologica. E’ un comparto che sottopone a varie problematiche, anche dal punto di vista della compulsività e della dipendenza. E’ un settore sottovalutato, importante dal punto di vista sociale e finanziario, un settore pubblico, per il quale c’è una responsabilità diretta dello Stato. In passato abbiamo perso l’occasione per il riordino. Abbiamo ridotto del 35% le slot sul territorio, abbiamo costruito proposte per la qualità dell’offerta, ma alla fine è mancata la regolamentazione nazionale. E’ in assenza di questa che si è impostato un negoziato molto complesso tra Stato ed enti locali che ha prodotto l’esito dell’accordo in Conferenza Unificata. Il riordino deve basarsi su 5 punti, che devono integrarsi tra di loro: il primo è la trasformazione del comparto con il riconoscimento della natura industriale del settore, un settore sempre più intriso di tecnologia; il secondo è la regolamentazione vera e propria della diffusione del gioco, forse la strada migliore è ripartire dalla conferenza Stato-Regioni. Non vanno comunque create zone a luci rosse del gioco; il terzo punto riguarda la qualità e la tipologia dell’offerta, oggi possiamo pensare di ridurre anche i punti gioco di offerta sul territorio. C’è un problema di rapporto tra sale dedicate ed i locali generalisti, in questi ultimi vanno ridotte le possibilità di gioco, il tutto in modo razionale. Questo è un tema molto delicato che ha a che fare anche con il distanziometro, che potrebbe essere superato con una drastica riduzione dei punti di gioco; il quarto punto riguarda la lotta secca e decisa all’illegalità, che è un pezzo decisivo del ruolo dello Stato. Le restrizioni non aboliscono il gioco, rischiano di spostarlo in una zona fuori controllo; l’ultimo punto è quello della dipendenza, negli ultimi anni è cresciuta molto la sensibilità degli operatori del gioco, che hanno assunto questo tema non come un problema da affrontare in alternativa alla competitività ma come una delle condizioni positive per far si che questo settore si muova in un’ottica sociale. Appena la pandemia sarà superata come ripartiremo? Dovremo impostare il riordino di cui tutti parliamo, anche per far uscire il settore da questa sorta di limbo in cui è politicamente collocato”.