“Sul gioco d’azzardo resto della mia idea”. E’ la precisazione del vicepremier Luigi Di Maio nel momento in cui si è trovato faccia a faccia con gli operatori dell’apparecchio da intrattenimento arrivati ieri a Roma per manifestare davanti a Montecitorio e per chiedere di essere ascoltati dal ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro.

Una ‘apertura’, potremmo dire, rispetto al netto rifiuto, e peggio ancora, all’indifferrenza che nei mesi scorso il leader dei Cinque Stelle ha deciso di riservare al comparto, invece è stata la rassicurazione dello stesso circa il fatto che ‘troverà’ il tempo di ricevere una delegazione degli operatori del settore ( anche se non si sa quando).

Il problema, a dire il vero, resta comunque la determinazione con la quale Di Maio, e quindi molti esponenti del Parlamento riconducibili allo stesso Gruppo, pare non vogliano capire le ragioni del settore.

“Sul gioco d’azzardo resto della mia idea”. Ma la domanda che ci facciamo è: qual è esattamente l’idea Di Maio? Forse quella che gli è stata propinata qualche anno fa attraverso un corso intensivo (era nel 2013) di aggiornamento sul gioco per mezzo di un centinaio di slide messe a punto da Matteo Iori? O gli ‘studi’ (assai discutibili) sul fenomeno del gioco patologico con cui si è alimentata la campagna contro il gioco legale?

“Sul gioco d’azzardo resto della mia idea”, ricorda Di Maio, e noi ci chiediamo se questa non sia l’ultima e la sola convinzione sulla quale il vicepremier ha scelto di non arretrare di un passo.

Non per fare becera politica da social ma, è il caso di ricordarlo, su altre questioni il M5S, in meno di un anno ha rivisto molte delle sue posizioni. Per esempio quella

“Tutto in streaming”, e “Siamo ultimi nella classifica della libertà di stampa”, prima di affinare, come è successo ieri, la tecnica del ‘con i giornalisti non parlo”. Poi “Mai alleanze con i partiti” (con specifica menzione alla Lega). “Tutti gli stipendi e le restituzioni rendicontati”. “Qualsiasi carica nel M5S sarà elettiva”, “Mai in televisione”, “Esame di Diritto Costituzionale per tutte le cariche elettive”, “Fuori dall’Euro”(prima di mandare Conte a Bruxelles), “Massimo due mandati, poi a casa”, “Si possono trovare 30 miliardi col primo decreto al primo consiglio dei ministri” (per poi ricorrere ai giochi per garantire le entrate per il reddito di cittadinanza e la manovra economica 2019), “Nessun Indagato”, “Fuori i partiti dalla RAI!”, “No al TAV”, “Niente F35 acquistati”, “Mai più condoni”, “L’immunità parlamentare è un privilegio. Va abolita”.

Insomma di cose sui cui Di Maio si è ricreduto ce ne sono. Faccia uno sforzo, si lasci spiegare come funziona il gioco legale, magari affidandosi ai dossier presenti sul sito web della Camera o del Senato (e lasciando perdere i corsi di aggiornamento su commissione). mc

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