(Jamma) Il consiglio dei ministri “ha approvati il Def, un Def particolare, come si dice in gergo a politiche invariate, che non contiene la parte programmatica delle riforme che spettano al prossimo governo”.

Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine del Cdm.
Nel Def c’è la “fotografa della situazione tendenziale dell’economia italiana ed emerge un quadro positivo che riflette il buon lavoro fatto in questi 5 anni”, ha detto il premier.

Si tratta insomma di un documento piuttosto atipico rispetto a quelli degli anni scorsi: il quadro macroeconomico e quello di finanza pubblica sono solo tendenziali. Il Messaggero scrive che il Ministero dell’Economia e Palazzo Chigi si atterranno al proprio ruolo di esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti anche per quanto riguarda il tema di politica economica più spinoso, ovvero gli aumenti Iva che in base alla legislazione vigente scatteranno nel 2019, per poi proseguire con ulteriori gradino fino al 2021: l’aliquota ordinaria passerebbe dall’attuale 22% al 25%. Il gettito teoricamente atteso da questa stretta contribuisce al conseguimento dei risultati di finanza pubblica e dunque nel testo non ci sara’ alcun impegno circa la sostituzione di queste entrate con altre misure. Verrà però riepilogato quanto avvenuto negli ultimi anni, in cui le clausole di salvaguardia sono state regolarmente disinnescate (con l’eccezione del 2013). Tocchera’ al prossimo esecutivo intervenire nella prossima legge di bilancio, specificando quali riduzioni di spese o aumenti di altri tributi possano garantire i 12,5 miliardi necessari per il 2019 e i 19,2 che verrebbero a mancare l’anno successivo. Possiamo quindi ipotizzare che non si perlerà di giochi e nemmeno del taglio alle entrate dalla prevista riduzione del numero delle installazioni.

 

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