“Pantani è stato ucciso tre volte: è stato ucciso sportivamente, con il falso esame sul livello di ematocrito, per cui è stata praticamente dimostrata la manipolazione della provetta, con un prelievo di plasma per rendere l’indice di ematocrito più elevato; giudiziariamente, con le nove procure che hanno indagato contro di lui e nessuna di queste, poi, ovviamente, ha rilevato alcun reato nei suoi confronti; infine, come uomo, il cui epilogo lo conosciamo tutti, con la sua morte in Emilia-Romagna, a Rimini, all’hotel “Le Rose”. Ma ancora non conosciamo la verità, già troppo, purtroppo, stuprata dall’informazione, un’informazione che è a dir poco vergognosa e che l’ha definito nel peggiore dei modi: “drogato”, “dopato”. A distanza di sedici anni, oggi sappiamo molte cose in più rispetto a quel 14 febbraio del 2004: la provetta manipolata, la scena del crimine inquinata, le scommesse della camorra, le testimonianze, le intercettazioni di un boss della camorra che si occupava, appunto, della questione del gioco d’azzardo e, in quel periodo, si scommetteva moltissimo, e Pantani era dato praticamente a zero. La Commissione antimafia si è interessata della questione con un ciclo di audizioni, in cui ha audito molte persone e acquisito del materiale. Oggi voglio fare nuovamente un appello a chi sa: chi sa parli e parli ora, per la memoria di Marco Pantani, per la giustizia, per i suoi cari e per la verità”. Così in Aula alla Camera il deputato Claudio Cominardi (M5S) in merito a uno speciale della trasmissione Le Iene che ha rilevato importantissimi nuovi risvolti legati alla vicenda Pantani e alla sua morte.

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