Negli ultimi giorni è stata sollevata una polemica sulle sale giochi a Busca (CN), che è stata paragonata a a Las Vegas. In merito è intervenuto il sindaco, Marco Gallo:

“Premetto che di principio il nostro gruppo è contrario all’insediamento di nuove sale giochi e l’amministrazione fino ad oggi si è impegnata ad evitare il proliferare di queste attività. Credo tuttavia che sia necessario fare un po’ di chiarezza soprattutto nei confronti dei buschesi, altrimenti si corre il rischio di strumentalizzare qualsiasi argomento.

Anche il Piemonte, come diverse altre regioni italiane, ha legiferato in materia di contrasto alle ludopatie, promulgando la Legge regionale n. 9 del 2 maggio 2016, successivamente modificata con Legge regionale n. 16 del 29 luglio 2016, (“Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico“).

Tale legge – si legge su targatocn.it – dispone il divieto di collocazione dei predetti apparecchi ad una distanza, misurata in base al percorso pedonale più breve, inferiore a cinquecento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti, rispetto a: istituti scolastici di ogni ordine e grado, centri di formazione per giovani e adulti, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile ed oratori, istituti di credito e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati, movicentro e stazioni ferroviarie.

E’ vero che la legge attribuisce ai Comuni l’identificazione di altri luoghi sensibili, ma si tratta di una competenza molto vincolata: oltre l’elenco da ritenersi tassativo, è possibile individuarne ma solo tenuto conto dell’impatto degli insediamenti sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico ed il disturbo della quiete pubblica. Non è possibile pertanto individuare altri luoghi, oltre a quelli previsti dalla legge regionale, sotto il profilo della tutela della salute e di determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire il disturbo da gioco. Tradotto in parole semplici i sindaci possono e devono solo rispettare la legge regionale. Andare contro la norma esporrebbe solo l’amministrazione a sicuri ricorsi con ulteriori aggravi per le casse comunali”.