Tribunale

Il Tar Piemonte ha dichiarato inammissibile – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Comune di Trino (VC) e Regione in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza emessa dal Comune con cui viene disposta la cessazione per scadenza di validità della licenza di sala giochi ai sensi dell’art. 86 del Tulps e l’obbligo di restituzione in originale del titolo di cui è titolare il ricorrente; di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali, ivi inclusa la stessa licenza sottoposta a termine.

Il ricorrente gestisce una sala giochi nel Comune di Trino (Comune di circa 7.000 abitanti) in forza di licenza rilasciata il 16.11.2018, per subingresso mortis causa alla propria madre.

Impugna il provvedimento in data 24 ottobre 2019, notificato il 29 ottobre successivo, con cui il Comune di Trino ha disposto la “cessazione” della licenza per “scadenza di validità” dalle ore 00:00 del 21 maggio 2019, con il conseguente obbligo dell’interessato di restituire la licenza in originale all’amministrazione.

Il provvedimento è stato adottato in espressa applicazione dell’art. 5 della L.R. Piemonte 2 maggio 2016 n. 9, entrata in vigore il 20 maggio 2016, il quale ha prescritto il divieto di collocare apparecchi di cui all’art. 110 commi 6 e 7 del TULPS in locali che si trovino ad una distanza – nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti – inferiore a 500 metri dai c.d. “luoghi sensibili” elencati dalla norma regionale (o individuati dagli stessi comuni per ragioni connesse all’impatto sul contesto e sulla sicurezza urbana, la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica), prevedendo all’art. 13 comma 2 un termine di 3 anni dall’entrata in vigore della legge regionale, e quindi fino al 20 maggio 2019, per adeguarsi alla previsione.

Il provvedimento è stato preceduto da quattro comunicazioni di avvio del procedimento di revoca della licenza, a ciascuna delle quali il ricorrente ha risposto presentando proprie osservazioni (la seconda è stata anche impugnata dinanzi a questo TAR, che ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di lesività dell’atto impugnato, con sentenza in forma semplificata n. 807 dell’11 luglio 2019).

Nel provvedimento impugnato si richiama, quale atto presupposto, l’ordinanza sindacale n. 17/2018 del 10 marzo 2018, “corredata di planimetria indicante i limiti”, con cui l’amministrazione ha individuato dettagliatamente i luoghi sensibili ai fini dell’applicazione del distanziometro regionale. Tale ordinanza è stata notificata al ricorrente in data 30 giugno 2018.

6. Questi i motivi di ricorso:

1) illegittimità del provvedimento impugnato per violazione di legge e dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 41, 42, 97, 117 e 120 Cost;

2) illegittimità della legge regionale n. 9/2016 per l’errore tecnico del distanziometro che determina l’effetto espulsivo;

3) sempre in relazione all’effetto espulsivo, eccesso di potere per carenza assoluta di istruttoria;

4) illegittimità dell’atto impugnato per carenza assoluta di istruttoria;

5) illegittimità dell’apposizione di un termine alla licenza del ricorrente in relazione a quanto previsto dall’art. 86 del TULPS e dall’art. 2 del d.p.r. 311/2011.

Conclusivamente, il ricorrente ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza n. 132/2019 e di “tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali, ivi inclusa la stessa licenza sottoposta a termine”.

7. Il Comune di Trino, intimato con atto notificato a mezzo posta il 2-5 dicembre 2019, non si è costituito.

Si è costituita, invece, la Regione Piemonte depositando documenti e memoria difensiva, eccependo preliminarmente: a) l’inammissibilità del gravame avverso l’ordinanza n. 132/2019 del 24 ottobre 2019 per carenza di interesse concreto e attuale all’annullamento, trattandosi di atto meramente dichiarativo dell’effetto estintivo della licenza verificatosi nel mese di maggio 2019 a seguito dell’intervenuta scadenza del termine apposto alla licenza rilasciata il 16 novembre 2018; b) l’irricevibilità per tardività dell’impugnazione della licenza del 16.11.2018 (nella parte in cui ha previsto il termine di decadenza della stessa al 5 maggio 2019) e dell’ordinanza sindacale n. 17/2018, notificata il 30 giugno 2018 (di individuazione dei luoghi sensibili ai fini del distanziometro regionale), già di per sé immediatamente lesiva; provvedimenti non impugnati dal ricorrente neppure in occasione della impugnativa della comunicazione di avvio del procedimento di revoca della licenza del 26 aprile 2019 (ricorso R.G. 571/19); c) in subordine, nel merito, la difesa regionale ha eccepito la manifesta infondatezza delle censure proposte, richiamando in particolare le sentenze di questo TAR nn. 1262 e 1263 del 21 novembre 2018, in cui sono state decise in senso favorevole all’amministrazione questioni analoghe a quelle dedotte nel presente giudizio.

8. All’udienza in camera di consiglio del 14 gennaio 2020, il collegio ha trattenuto la causa per la decisione, riservando la possibilità di una definizione immediata del giudizio con sentenza in forma semplificata, sussistendone i presupposti di legge e sentite le parti presenti, che non hanno formulato rilievi o obiezioni.

9. Ciò posto, in accoglimento delle eccezioni preliminari formulate dalla difesa regionale, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse per la mancata impugnazione di atti presupposti immediatamente lesivi, alla luce di un duplice ordine di considerazioni:

9.1.) in primo luogo, perché l’atto impugnato ha carattere meramente dichiarativo della sopravvenuta decadenza della licenza, non impugnata tempestivamente dal ricorrente nella parte in cui fissava al 5 maggio 2019 il termine di efficacia del titolo (“La presente licenza ha validità fino al 05.05.2019, ai sensi e per gli effetti dell’art. 13/co.2 della Legge Regionale n. 9 del 2 maggio 2016, pubblicata sul B.U.R. del 5 maggio 2016, n. 18”); la licenza è stata volturata in capo al ricorrente in data 16 novembre 2018, e sebbene dagli atti di causa non risulti documentata la data del suo effettivo ritiro da parte del ricorrente, è però provato che il medesimo ne abbia avuto conoscenza quanto meno a far data dalle plurime comunicazioni di avvio del procedimento di revoca della licenza, la seconda delle quali risulta notificata al ricorrente in data 29 aprile 2019 e pure impugnata dinanzi a questo TAR con il ricorso R.G. 571/19 – ma senza la contestuale impugnazione della licenza – dichiarato inammissibile con la già citata sentenza della Sezione n. 807/2019; rispetto alla data di comprovata conoscenza, da parte del ricorrente, della licenza in questione (29 aprile 2019), l’impugnazione della medesima con il ricorso qui in esame, notificato il 2 dicembre 2019, è manifestamente tardiva, perché proposta oltre il termine perentorio di sessanta giorni di cui all’art. 29 c.p.a.;

9.2) in secondo luogo, per la mancata impugnazione dell’ordinanza sindacale n. 17/2018 ricevuta dal ricorrente in data 30 giugno 2018, la quale era già di per sé immediatamente lesiva della sfera giuridica dell’interessato, da un lato perché evidenziava chiaramente, anche attraverso la planimetria allegata al provvedimento, l’incompatibilità della sala giochi gestita dall’interessato con i disposti dell’art. 5 della L.R. n. 9/2016 a causa della presenza di luoghi sensibili a distanza inferiore a quella di 500 metri prescritta dalla norma regionale; e dall’altro perché implicava, ai sensi dell’art. 13 comma 2 della stessa L.R. n. 9/2016, l’obbligo dei “titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge [ di adeguarsi] a quanto previsto dall’articolo 5 entro i tre anni successivi a tale data (…)”, quindi entro il 20 maggio 2019, tenuto conto che la legge regionale in questione è stata pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 18 del 5 maggio 2016 ed è entrata in vigore decorsi quindici giorni dalla pubblicazione.

10. In conclusione, alla luce delle considerazioni di cui sopra, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse, a causa della mancata impugnazione tempestiva di atti presupposti immediatamente lesivi.

11. Le spese di lite seguono la soccombenza nei rapporti tra la parte ricorrente e la Regione Piemonte e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo, mentre non necessitano di essere regolate nei confronti del Comune di Trino, non costituito in giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile nei sensi di cui in motivazione.

Condanna la parte ricorrente a rifondere alla Regione Piemonte le spese di lite, che liquida in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.