Il Tar Lazio ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento di decadenza della concessione per l’esercizio della raccolta dei giochi pubblici.

Per il Tar: “Ritenuto che, ad un primo sommario esame proprio della fase cautelare, il ricorso non appare assistito dal fumus poiché l’atto di decadenza gravato con il ricorso principale è fondato su una pluralità di motivazioni che non appaiono debitamente confutate e dalle quali emerge un comportamento della ricorrente, durante l’intero periodo di vigenza della concessione, inidoneo a fare fronte agli obblighi incombenti sui concessionari e tale da incidere sul rapporto fiduciario che connota il rapporto tra concedente e concessionario;

Ritenuto, inoltre, quanto ai motivi aggiunti, che parte ricorrente non ha adempiuto a nessuna delle obbligazioni previste dall’art. 1, comma 1097, della legge n. 145/2018 per poter accedere alla proroga della concessione e che, conseguentemente, l’Agenzia resistente ha provveduto al distacco dal totalizzatore nazionale, previo ulteriore contraddittorio con la parte;

Ritenuto, infine, quanto al periculum che la mancata pronuncia di questa Sezione sulla domanda cautelare proposta unitamente al ricorso principale è stata determinata dalle istanze di rinvio presentante dalla parte ricorrente e che il distacco dal totalizzatore nazionale inibisce la raccolta delle nuove scommesse, ma non incide in alcun modo sulla funzione di pagamento delle scommesse già effettuate;

Visto l’art. 57 c.p.a. le spese della presente fase seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) respinge la domanda cautelare.

Condanna parte ricorrente al pagamento in favore dell’Agenzia resistente delle spese della presente fase cautelare, che liquida in complessivi euro 700,00 (settecento/00), oltre IVA, CPA e accessori di legge”.

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