Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento della nota del 2009 avente ad oggetto “stipula convenzione di concessione ex art. 1 bis D.L. n. 149 del 2008 convertito in L. 184 del 2008. Omessa presentazione di documenti”; della nota (…) su procedura selettiva per l’affidamento in concessione di 3000 negozi ippici; della nota avente ad oggetto “Bando di gara per l’affidamento in concessione dell’esercizio di giochi pubblici di cui all’art. 1 bis D.L. n. 149/2008 convertito nella legge 184/2008. Diniego di stipula ella convenzione ed escussione cauzione provvisoria per inadempimenti degli aggiudicatari”; della nota avente ad oggetto “art. 1 bis D.L. 149/2008 convertito in L. 184/2008. Selezione per affidamento in concessione di 3000 negozi ippici”;

Si legge: “1. La società (…), titolare di due concessioni ippiche ricomprese nel novero di quelle (in numero di 329) “storiche”, maturava una posizione debitoria nei confronti della resistente Autorità, ottenendo una definizione agevolata del debito, con prestazione di due polizze fideiussorie, e la proroga della concessione fino al 2011,

1.1. A seguito della procedura di infrazione iniziatasi a carico dello Stato italiano per la mancanza di procedure di evidenza pubblica nella materia che ne occupa, le concessioni de quibus venivano revocate per costituire oggetto di un bando di gara ai sensi dell’articolo 1-bis del decreto legge 25.9.2008, n. 149 convertito con modificazioni dalla legge n. 184, come modificato dall’articolo 2 commi 49 e 50 della legge 22.12.2008, n. 2003.

1.2. Nel contempo la società (…) provvedeva a “cedere” la concessione n. (…) alla società che quivi ricorre, con trasferimento della sede da Finale Ligure ad Andore, previa autorizzazione della AAMS del 28.10.08, e con il contestuale pagamento da parte della ricorrente di € 74.000,00 ad estinzione di obbligazioni gravanti in capo alla dante causa.

1.3. La ricorrente, di poi, partecipava alla procedura di evidenza pubblica, obbligandosi a formare una costituenda società con la dante causa (…).

1.4. La procedura si concludeva con esito positivo per la “società costituenda”, aggiudicataria di due diritti di punti di gioco, coincidenti con le ridette concessioni storiche nn. (…) e (…).

1.5. Successivamente alla aggiudicazione, tuttavia, non si procedeva alla stipula della convenzione stante la mancata osservanza da parte della ricorrente delle ulteriori prescrizioni previste dal bando di gara (quali il versamento della garanzia a copertura della offerta, il versamento delle offerte economiche e la presentazione dei DURC) e vista la mancata estinzione della posizione debitoria maturata dalla società (…) in relazione alle due concessioni, nn. (…) e (…), di poi aggiudicate.

1.6. Veniva, indi, annullata in autotutela la disposta aggiudicazione (atto del 16 ottobre 2009), disposta la escussione della cauzione provvisoria (atto del 19 ottobre 2019), e confermate definitivamente le suesposte determinazioni con la nota dirigenziale del 3 novembre 2019.

1.7. Avverso tali atti insorgeva la società ricorrente avanti questo TAR, a mezzi di gravame essenzialmente deducendo:

– eccesso di potere per violazione di legge — difetto di istruttoria – non debenza delle somme richieste — illegittimità delle pretese di pagamento avanzate dall’A.A.M.S. — violazione del principio del legittimo affidamento, attesa la non debenza degli importi richiesti a titolo di “minimo garantito” in assenza della adozione delle “misure dì salvaguardia” per i concessionari, previste dall’art. 38, comma 4, d.l. 223/06, ma non mai emanate ed implementate; in ogni caso, la estinzione delle debitorie pregresse non costituirebbe condizione per la valida partecipazione alla gara e per la aggiudicazione; in caso contrario, illegittima sarebbe comunque la escussione della cauzione provvisoria, essendo stata la partecipazione alla gara consentita dalla stessa Amministrazione, pur avendo essa contezza delle pendenze debitorie della ricorrente;

– violazione del principio di tutela del legittimo affidamento – motivi di urgenza – insussistenza – difetto di istruttoria – violazione del principio di buon andamento ed imparzialità della P.A., atteso che le “concessioni ippiche storiche” rilasciate in passato alla società (…) avrebbero ingenerato un legittimo affidamento (al mantenimento di esse concessioni) ingiustamente leso dalla azione amministrativa quivi censurata;

– violazione e/o falsa applicazione art. 1 l. n. 241/1990 — abnormita’ — eccesso di potere – violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità — travisamento dei fatti — violazione del principio di pubblicità, trasparenza ed efficacia — violazione del principio di partecipazione e del contraddittorio — violazione del divieto di aggravamento — violazione e/o falsa applicazione dell’art. 4 e dell’art. 21 della Costituzione — tutela del diritto al lavoro e tutela della libertà di iniziativa economica, attesa la mancata interlocuzione procedimentale e la mancata prospettazione di situazioni alternative, idonee a garantire la stipulazione della convenzione (come ad esempio la possibilità per la società ricorrente di costituire un nuovo soggetto sociale, senza la partecipazione della (…), cioè della società che aveva maturato la posizione debitoria contestata (…) avrebbe potuto partecipare da sola, o con altro soggetto).

1.8. Si costituiva l’intimata Amministrazione, che instava per la reiezione del gravame.

1.9. Illustrate le rispettive posizioni con ulteriori scritti defensionali, la causa veniva al fine introitata per la decisione all’esito della odierna udienza, tenutasi da remoto.

DIRITTO

2. Il ricorso, i cui motivi ben sono suscettibili di congiunto scrutinio, non è fondato.

2.1. E, invero, risulta comprovato per tabulas, e non mai disconosciuto dalla stessa società ricorrente, che:

– in relazione alle concessioni nn. (…), vi era una consistente posizione debitoria maturata dalla società, (…), con la quale la ricorrente avrebbe dovuto costituire il soggetto “fruitore” in concreto della utilitas conseguita pel tramite della partecipazione alla gara e della aggiudicazione;

– tale posizione debitoria afferiva sia agli importi dovuti a titolo di “minimo garantito”, sia a quelli concernenti la imposta unica sulle scommesse, questi ultimi relativi alle annualità dal 2000 al 2009.

– siccome pacificamente riconosciuto dalla stessa ricorrente, dopo la aggiudicazione non venivano state osservate le prescrizioni contemplate dal bando di gara, né tampoco adempiuti gli oneri colà contemplati, mancando la aggiudicataria di provvedere: i) alla produzione della garanzia definitiva a copertura della offerta; ii) al versamento del corrispettivo indicato nella offerta economica formulata in sede di gara, pari a € 183.500,00; iii) alla esibizione del documento unico di regolarità contributiva.

2.2. Orbene, al punto III.2.2. del bando di gara si prevedeva, quale requisito di partecipazione, la “assenza di posizione debitorie pendenti nei confrionti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato relativamente alle concessioni oggetto della presente selezione” (cfr., altresì, il capitolato d’oneri).

2.2.1. In claris non fit interpretatio.

La esistenza –non contestata né contestabile- di consistenti debitorie a carico di uno dei due soggetti partecipanti alla costituenda società chiamata a fruire della concessione, vale ex se a giustificare i provvedimenti quivi impugnati.

2.2.2. Trattasi, invero, di debiti relativi alle concessioni oggetto di aggiudicazione:

– successivamente disvelatisi –atteso che nella primigenia domanda di partecipazione veniva dichiarata la inesistenza di irregolarità nei pagamenti- all’esito delle verifiche all’uopo effettuate degli uffici della resistente Amministrazione;

– non mai soddisfatti ed estinti dalla società ricorrente, ad onta delle possibilità all’uopo concessa dalla stessa Amministrazione concedente; sul punto, valga il richiamare anche la passibilità concessa da ultimo con la nota AAMS del 9 settembre 2009, pel tramite della quale, nel rilevare la “sussistenza di una grave situazione debitoria a titolo di imposta unica e di integrazione del “minimi garantiti” a carico della (…), si assegnavano “ulteriori 10 giorni dalla ricezione della presente per gli adempimenti contabili e amministrativi facenti carico alla società in questione”.

2.3. Di qui la legittimità dei gravati provvedimenti, con cui in definitiva è stato disposto il “ritiro” in autotutela della aggiudicazione a cagione:

– della esistenza di consistenti posizioni debitorie relative giustappunto alle concessioni oggetto della procedura concorsuale de qua;

– del medesimo contegno reticente tenuto in sede di partecipazione alla gara, ove si dichiarava che i soggetti partecipanti alla costituenda società “non avevano controversie legali pendenti nei confronti di AAMMS (…) relativamente alle concessioni oggetto della presente procedura di selezione”; il disvelamento di contro di obbligazioni inadempiute, avvenuto solo successivamente all’espletamento della procedura di gara e all’esito delle verifiche finali prodromiche alla stipula della convenzione, vale altresì a deprivare di rilievo l’argomentazione della ricorrente circa il preteso contegno contraddittorio della Amministrazione (che dapprima avrebbe fatto partecipare i “soggetti morosi”, per poi escluderli all’esito della aggiudicazione, escutendo la relativa polizza fideiussoria); la “scoperta” delle pendenze debitorie e, di più, il loro mancato soddisfacimento ad onta della possibilità di una loro estinzione concessa dalla Amministrazione, è avvenuta solo successivamente alla partecipazione della ricorrente alla gara; nel corso della procedura di gara, invero, “il seggio di gara ha correttamente preso atto della dichiarazione –rivelatasi successivamente non veritiere ad un più approfondito esame da parte dell’Ufficio competente- contenuta nella domanda di partecipazione alla selezione, concernente in particolare l’insussistenza di irregolarità nei pagamenti dovuti alle amministrazioni interessate in relazione a concessioni precedentemente conseguite. Peraltro lo stesso concorrente, appositamente interpellato dalla Commissione aggiudicatrice ha dichiarato, in sede di regolarizzazione della domanda di partecipazione alla procedura ad evidenza pubblica, di non avere controversie legali pendenti nei confronti di AAMS relativamente alle concessioni per l’esercizio dei giochi pubblici in precedenza detenute” (nota AAMS del 3 novembre 2009);

– del mancato soddisfacimento, in ogni caso, delle pretese creditorie vantate dalla resistente Amministrazione anche successivamente alla aggiudicazione, una volta disvelatasi la esistenza dei rapporti relativi di debito de quibus, e concessa alla società ricorrente la possibilità di provvedere al relativo pagamento;

– della inosservanza di tutte le altre prescrizioni contemplate dalla lex specialis di gara, id est la produzione della garanzia definitiva, il versamento del corrispettivo offerto, oltre che la mancata esibizione del DURC.

2.4. La congerie di contegni omissivi e violativi delle regole conformanti la procedura volta alla assegnazione dei “due negozi di gioco ippico” per cui è causa, vale indi a giustificare l’actio amministrativa quivi censurata.

2.5. Né, in senso contrario, militano le censure di parte ricorrente relativamente alla asserita non debenza degli importi richiesti dalla Amministrazione a titolo di “minimo annuo garantito”, id est di quelle somme di danaro che i concessionari erano in ogni caso tenuti a versare alla Amministrazione (nel caso in cui gli incassi annuali di essi concessionari, sulla scorta dei quali era determinato il corrispettivo dovuto “in percentuale”, non avessero raggiunto una certa somma, corrispondente alla “quota annuale” contemplata dall’art. 12 del DPR 169/08), e ciò in ragione della giurisprudenza formatasi in subiecta materia anche a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 275/13.

2.5.1. Sul punto, valga il rilevare che:

– l’art. 38, comma 4, lettera l), del decreto legge n. 223 del 2006 attribuiva all’Amministrazione la “definizione delle modalità di salvaguardia dei concessionari della raccolta di scommesse ippiche disciplinate dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169” (c.d. misure di salvaguardia).

– in seguito, l’art. 10, comma 5, lett. b), del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (“Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2012, prevedeva la “definizione, anche in via transattiva, sentiti i competenti organi, con abbandono di ogni controversia pendente, di tutti i rapporti controversi nelle correlate materie e secondo i criteri di seguito indicati: […] relativamente alle quote di prelievo di cui all’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169 ed alle relative integrazioni, definizione, in via equitativa, di una riduzione non superiore al 5 per cento delle somme ancora dovute dai concessionari di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica n. 169 del 1998 con individuazione delle modalità di versamento delle relative somme e adeguamento delle garanzie fideiussorie. Conseguentemente, all’articolo 38, comma 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, la lettera l) è soppressa”;

– con la pronuncia della Corte costituzionale n. 275 del 2013 veniva dichiarata l’illegittimità costituzionale del ridetto articolo 10, comma 5, lettera b), l. 16/12 per violazione dei principi di ragionevolezza e di non arbitrarietà limitatamente alle parole “non superiore al 5 per cento”; la Corte evidenziava la fondatezza della “questione di costituzionalità, laddove si censura lo sbarramento del cinque per cento alla riduzione delle somme dovute dai concessionari […]. Lo stesso quadro, sia finalistico che strumentale, fin qui delineato, evidenzia la irragionevolezza di questa parte della disposizione”; si affermava, in particolare, che dalla previsione normativa (avente natura di legge-provvedimento) che introduce il “nuovo meccanismo di riequilibrio” del mercato di riferimento – rappresentato della riduzione del minimo annuo garantito non superiore al 5%, in luogo delle precedenti misure di salvaguardia previste dall’art. 38, comma 4, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, conv. dalla legge n. 248 del 2006 medio tempore abrogato – “non emergono le ragioni che inducono a ritenere il tetto congruente con l’obiettivo prefissato dallo stesso legislatore, e cioè – si ripete la riconduzione ad equità dei rapporti concessori nel rispetto dei principi di efficienza ed economicità”.

2.5.2. Ora, la giurisprudenza invocata dalla società ricorrente, sulla scia dell’insegnamento del Giudice delle leggi, non vale a soccorrere le doglianze poste a fondamento del gravame, sotto i plurimi profili che in appresso si compendiano:

– i rapporti relativi di debito, non mai soddisfatti dalla ricorrente neanche successivamente alla disposta aggiudicazione ed ai correlati inviti all’uopo formulati dalla Amministrazione, afferivano non solo ai ccdd. “minimi garantiti”, bensì anche alla tutt’affatto distinta causale relativa alla imposta unica sulle scommesse, relativamente alle annualità dal 2000 al 2009; di qui la irrilevanza, ratione materiae e in parte qua, delle invocate statuizioni giurisprudenziali, comechè giammai incidenti sulla tutt’affatto distinta “debitoria” –pur sempre afferente alle concessioni “storiche” di poi aggiudicate all’esito della gara- a titolo di imposta;

– le somme da rideterminare a titolo di “minimi garantiti” – in mancanza delle adozione di misure di salvaguardia previste dall’art. 38, comma 4, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, e per effetto della ridetta pronunzia della Corte costituzionale dell’art. 10, comma 5, lett. b) del dl. n. 16 del 2012 (con cui si era in sostanza sancito il carattere arbitrario della disposta riduzione, siccome limitata al solo 5%) – afferiscono in ogni caso ai rapporti relativi ai periodi successivi alla entrata in vigore del d.l. 223/2006, in guisa da non incidere, né tampoco e in alcun modo, intaccare la consistenza delle posizioni debitorie in ogni caso dovute dalla (…) per i periodi antecedenti, id est a far data dal 2000.

2.5.3. Ne discende la irrilevanza ai fini che ne occupano, dell’invocato insegnamento giurisprudenziale:

– ratione materiae, attesa la debenza di somme anche a titolo di imposta;

– ratione temporis, giusta le debitorie relative ai “minimi garantiti” per periodi antecedenti al 2006, e cioè per periodi antecedenti la entrata in vigore del d.l. 223/06 e delle disposizioni invi contemplate in tema di “misure di salvaguardia”.

2.6. Di qui la legittimità delle impugnate determinazioni –anche a tenere in non cale la successiva violazione delle regole della procedura, con i correlati inadempimenti posti in essere dalla ricorrente (mancata prestazione della garanzia definitiva, mancato versamento del corrispettivo indicato nella offerta e mancata esibizione del DURC), che ex se valgono in ogni caso a supportare esse determinazioni- stante, altresì la reiezione:

– del secondo mezzo di gravame, relativo alla pretesa lesione del legittimo affidamento in capo ai “concessionari uscenti”, con cui si veicolano vizi relativi alla procedura di gara in sé, non mai tempestivamente fatti valere (al momento della indizione della procedura), e in ogni caso affatto insussistenti, alla luce dei principi generali in tema di libera concorrenza certamente applicabili anche in subiecta materia, e inveratisi giustappunto pel tramite della assegnazione delle concessioni attraverso una pubblica gara (Corte cost. 56/15);

– del terzo mezzo, atteso che: i) la lunga e articolata interlocuzione procedimentale (cfr., nota del 9 settembre 2009 dell’AAMS, ove si dà atto di missive della Amministrazione volte a sollecitare gli adempimenti prodromici alla stipula della convenzione sin dal 6 agosto 2009) iniziatasi successivamente alla aggiudicazione –e prima del suo ritiro in autotutela- vale a deprivare la doglianza del suo indefettibile sostrato fattuale; ii) in ogni caso, la certazione giudiziale della legittimità della azione provvedimentale oggetto di scrutinio, rende irrilevante la (asserita) pretermissione procedimentale, attesa la inidoneità di un qualsiasi apporto collaborativo a determinare una differente conclusione della vicenda; la ricaduta patologica di tale lamentata violazione “formale e/o procedimentale” è quindi sterilizzata dall’applicazione dell’art. 21-octies della legge 241/90.

3. Le peculiari connotazioni della controversia inducono, nondimeno, a compensare inter partes le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.