Uno aveva ricevuto una cospicua eredità e aveva omesso di dichiarala. Un altro aveva vinto oltre 20mila euro con giochi online, ma lo aveva tenuto nascosto. Un terzo invece aveva dichiarato di pagare un affitto, quando in realtà il contratto era scaduto da anni. Sono tre dei sette “furbetti”, scoperti dalla Guardia di Finanza di San Giovanni Valdarno (AR), che hanno intascato il reddito di cittadinanza senza averne diritto. Le Fiamme gialle, guidate dal comandante Ubaldo Collu, in tre mesi di minuziose indagini hanno portato alla luce i casi ed evitato che altri 28mila euro finissero nelle tasche di chi in realtà non ne aveva diritto, arrecando un ulteriore danno all’erario.

Nella loro attività, i militari hanno incrociato dati e approfondito ogni situazione. E’ stato così che, mettendo a confronto i nomi dei precettori del reddito di cittadinanza con coloro che hanno conti in portali di giochi online hanno scovato un valdarnese che in un anno aveva vinto 20mila euro. Scommesse di ogni tipo, dal calcio ai cavalli, lo avevano portato a chiudere l’anno con un “bilancio positivo”. Ma la cifra, se dichiarata, avrebbe fatto balzare in alto le sue entrate, tanto da non poter più percepire l’agevolazione statale. E così aveva deciso di tenere nascosta la vincita.

Stessa cosa è avvenuta per un altro valdarnese: stavolta a rimpinguare il conto in banca era stata una cospicua eredità. Tale da non essere compatibile con l’accesso al reddito di cittadinanza. Ma il beneficiario ha deciso di non dichiarare nulla pur di non perdere l’agevolazione.

Diversa la situazione di un terzo valdarnese: faceva una vita normale e le sue entrate erano un po’ troppo alte per riceve il reddito. Allora ha pensato di dichiarare nel Dsu il pagamento di un affitto il cui contratto era in realtà scaduto da anni. In questo modo era riuscito a garantirsi l’aiuto di Stato.

Alla fine sono state sette le persone scoperte – uno straniero e 6 valdarnesi, tutti di età compresa tra i 50 e i 60 anni – delle Fiamme Gialle che, in stretta sinergia e con la collaborazione dell’Inps, hanno permesso di interrompere, in tutti i casi, l’ulteriore erogazione.

Nello specifico, a fronte di oltre 38mila euro già incamerati dai trasgressori, a partire dall’anno trascorso, è stato impedito il pagamento di una tranche di 28.000 euro non dovuti, evitando altro aggravio per l’Erario. Tutti i soggetti sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria aretina, per aver indicato dati falsi nelle attestazioni in Dsu e per non aver provveduto alle comunicazioni di variazione del reddito o del patrimonio ovvero di inizio di un’attività lavorativa. Lo riporta arezzonotizie.it.