Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) si è espresso in merito al ricorso presentato contro Comune di Paderno Dugnano (MI) e Ministero dell’Interno, per l’annullamento: della nota prot. 55231 del 19.10.2020 del Comune di Paderno Dugnano avente ad oggetto “Conclusione procedimento istruttorio – diniego al rilascio Istanza Permesso di Costruire, con la quale l’Ente Locale negava il permesso di costruire, richiesto dal ricorrente e finalizzato “al cambio d’uso senza opere da negozio ad attività di scommesse sportive”; delle nota del Comune di Paderno Dugnano avente ad oggetto “Comunicazione Motivi Ostativi ex art. 10 bis L. 241/1990 Istanza Permesso di Costruire” indirizzata al ricorrente; “in quanto occorrer possa” della nota CAT 11 E del 22.09.2020, con la quale la Questura di Milano – Divisione Polizia Amministrativa e Sociale – ha comunicato al ricorrente l’avvio del procedimento funzionale alla sospensione e/o revoca della licenza di cui all’art. 88 TULPS relativa al negozio di scommesse ubicato nel Comune di Paderno Dugnano; “in quanto occorrer possa” della nota del 24 agosto 2020 “Comunicazione di mutamento di destinazione d’uso senza opere edilizie di cui al fascicolo rubricato al n. CU6/2020 – INEFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE”, con la quale il Comune di Paderno Dugnano comunicava l’inefficacia della Comunicazione di mutamento di destinazione d’uso senza opere edilizie – da “negozio” a “locale adibito ad attivita’ di scommesse sportive” – rubricata al fascicolo CU6/2020; “in quanto occorrer possa” del “Regolamento Comunale per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito”, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Paderno Dugnano n. 42 del 27/09/2018.

Si legge: “L’impresa individuale ricorrente impugna i provvedimenti in epigrafe chiedendone l’annullamento previa adozione di adeguate misure cautelari. Con ordinanza n. 1511/2020 la Sezione “ordina all’Amministrazione comunale di riesaminare la posizione della Società ricorrente alla luce delle considerazioni esposte in motivazione e di provvedere, all’esito, ad adottare nuovi provvedimenti (di modifica o di conferma di quelli impugnati) da depositarsi in giudizio e notificarsi alla ricorrente entro e non oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione della […] ordinanza”.

In particolare la Sezione evidenzia, in primo luogo, come la tutela cautelare non possa concedersi con riferimento all’azione amministrativa della Questura di Milano che aveva avviato ma non ancora concluso il procedimento di competenza, con conseguente operatività del disposto di cui all’art. 34. co. 2, primo periodo, c.p.a.

Con riferimento alla posizione del Comune la Sezione, ricostruita la normativa di riferimento, nota come la ricorrente non chieda di installare apparecchi per il gioco d’azzardo lecito e che, di conseguenza non risultano, prima facie, privi di fondamento i motivi di ricorso con i quali si evidenzia l’erroneità della decisione comunale nella parte in cui pone a fondamento del diniego un presupposto non richiesto dal legislatore regionale.

La Sezione evidenzia, inoltre, come le difese comunali non sembrino tener adeguatamente conto dell’orientamento espresso dal Giudice d’Appello con riferimento ai limiti di intervento dei Comuni laddove la disciplina in materia sia regolata dal legislatore regionale (cfr.: Consiglio di Stato, Sez. IV, 16 giugno 2017, n. 2958), e come, pur volendo ritenere sussistenti margini di autonoma operatività dei Regolamenti comunali, quello adottato dall’Amministrazione si limiti a richiamare la L.r. n. 8/2013 senza, invero, operare una espressa estensione di tale normativa a situazioni come quella oggetto di causa (cfr.: art. 4 del Regolamento comunale).

All’esito del riesame imposto dalla Sezione l’Amministrazione comunale rilascia il permesso di costruire richiesto dalla Società ricorrente. Tenuto conto del provvedimento comunale la Questura di Milano provvede ad archiviare il provvedimento di revoca della licenza avviato con la nota impugnata.

In ragione di quanto esposto deve ritenersi cessata la materia del contendere atteso che entrambi i provvedimenti soddisfano integralmente l’interesse legittimo pretensivo fatto valere in giudizio. Alla declaratoria di cessazione della materia del contendere può provvedersi mediante sentenza ex art. 60 c.p.a. stante il disposto di cui all’art. 25, co. 2, primo periodo, del d.l. n. 137/2020, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 176/2020, che consente di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata in esito all’udienza cautelare “omesso ogni avviso”.

In ordine alle spese di lite il Collegio osserva come l’Amministrazione comunale ne chieda la compensazione. Parte ricorrente insiste, invece, per la condanna del solo Ente comunale evidenziando che:

i) l’instaurazione del giudizio è addebitabile esclusivamente all’illegittimo utilizzo del potere discrezionale da parte dell’Amministrazione;

ii) “neppure sussistevano alla data di adozione del provvedimento dubbi interpretativi in ordine al significato da attribuire alla LR 8/2013 tali da poter indurre in errore l’Amministrazione, in quanto, anche, e non solo, la giurisprudenza di Codesto Collegio era già intervenuta sull’argomento affermando chiaramente che i limiti distanziometrici di cui all’art. 5 LR 8/2013 non si applicano alle sale scommesse (TAR Lombardia, Milano, 2022/2018; CDS n. 2957/2017)”.

Ritiene il Collegio di compensare le spese di lite atteso che:

i) la sentenza n. 2022/2018 si limita a descrivere il sistema normativo vigente ma non prende espressa posizione sul punto controverso nella presente lite che è estraneo a quel thema decidendum;

ii) non può, quindi, condividersi l’assunto della ricorrente secondo cui, già al momento dell’adozione del provvedimento, sussiste un orientamento giurisprudenziale univoco anche considerata la peculiarità della vicenda esaminata dalla sentenza n. 2957/2017 del Consiglio di Stato;

iii) diversamente da quanto ritenuto dalla parte ricorrente, la questione non era di piana soluzione inferendo proprio il complesso tema relativo alla potestà di intervento in materia da parte dei Comuni.

Possono, inoltre, compensarsi le spese di lite tra la ricorrente e la Questura di Milano stante il carattere secondario della posizione rivestita nella vicenda dall’Amministrazione statale.

In definitiva il Collegio dichiara cessata la materia del contendere ex art. 34, co. 5, c.p.a. con compensazione delle spese di lite tra le parti costituite. Va, invece, posto a carico del comune di Paderno Dugnano il rimborso del contributo unificato versato da parte ricorrente per l’introduzione del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe proposto:

a) dichiara la cessazione della materia del contendere ex art. 34, co. 5, c.p.a.;

b) compensa le spese di lite tra le parti costituite;

c) pone a carico del comune di Paderno Dugnano il rimborso del contributo unificato versato da parte ricorrente per l’introduzione del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.