Mauro Calamia è il titolare di una agenzia di scommesse. A poche ore dalla entrata in vigore del DPCM che impone per la seconda volte in pochi mesi la chiusura totale della sua attività Mauro decide di andare a manifestare nella sua città: Torino.

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“La chiusura delle nostre attività rappresenta più di un problema. Il più grave è che impedisce a moltissime persone di svolgere il loro lavoro, un lavoro che è anche l’unica forma di sostententamento per loro stessi e per le loro famiglie. Cosa che invece non succede a chi ha preso questa decisione perchè il loro stipendio è comunque garantito”, sottolinea Mauro.

“Senza contare che allo Stato verranno a mancare le entrate garantite attraverso le imposte versate delle sale giochco, e sappiamo non essere irrilevanti.

“Se qualcuno pensa invece che il gioco sia immorale e per questo intende sopprimerlo, cancellandolo con una legge, si ricordi anche che la stessa Costituzione a cui ha giurato fedeltà difende come valore la laicità dello Stato.

Penso sia gravissimo pensare di ‘imporre’ la moralità vietando quello che pensi non lo sia, magari con una norma di legge, perchè solo nella libertà e nella assenza di costrizione puoi essere sicuro che sia davvero una conquista per tutti.

Se fosse veramente grave il fatto di scommettere, e penso che non lo sia, sarebbe molto meglio conoscere il problema, attraverso l’esperienza di chi frequenta una sala. Si potrebbero organizzare eventuali percorsi educativi e non lasciati in balia di forze che vorrebbero il proibizionismo per poter gestire liberamente il fenomeno con leggi che in certi casi confliggono perfino con la normativa statale”.
“Oggi voglio esprimere piena solidarietà a chi non può lavorare, ricordando che la nostra Costituzione è fondata sul lavoro ( Articolo 1).

Sono sconcertato nel leggere questo Decreto. Questa pandemia sta creando gravi problemi psicologici alle persone di cui nessuno parla. Il senso di incertezza, la solitudine, il pessimismo rispetto al futuro, un futuro che non sarà più come prima.

Senza dubbio in una condizione come questa come non capire l’importanza dell’intrattenimento, della possibilità di dar sfogo ad una passione, del piacere di fare ciò che piace. Anche di giocare . Perchè scommettere è soprattutto questo, non certo solo desiderio di conseguire una grande vincita (e se riuscisse sarebbe comunque nel rispetto delle regole), ma il piacere che si prova nell’indovinare il risultato, nell’illusione di sentirti come fossi lì, forse non nel campo, ma almeno in tribuna.
La letteratura dice che a un bambino non bisogna negare i giochi. Gli adulti che scommettono non sono bambini ma forse hanno conservato un poò della loro infanzia, quella condizione che li aiuta, e aiuta tutti noi, a vivere un pò più sereni, in mezzo a tante paure, quelle di un periodo difficile come questo che stiamo vivendo”.