Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento di revoca per 4 tardivi versamenti superiori a 3 giorni lavorativi e di importo pari o superiore alla media del biennio e per oltre 10 versamenti tardivi dei proventi del lotto della concessione di gioco n. (…) sita in Salò (BS).

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Per il Tar: “Il ricorso non è fondato e va respinto per le ragioni già esposte in sede cautelare. E’ infondato e da disattendere il primo motivo con il quale parte ricorrente lamenta la violazione degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293 del 1957 in quanto l’Amministrazione resistente non avrebbe adeguatamente esplicitato le ragioni per le quali ha ritenuto di applicare al concessionario per le trasgressioni accertate la sanzione della revoca, anziché la sanzione pecuniaria.

Al riguardo occorre evidenziare che il ricorrente non contesta i ritardati pagamenti (13 settimane contabili nel periodo compreso tra il 22.12.2015 e il 28.3.2017) riportati sia nella comunicazione di avvio del procedimento che nel provvedimento. Viene, altresì, evidenziato che in tutte le contestazioni per tardivo versamento dei proventi del gioco del lotto, inviate ai sensi dell’art.33, comma 2, della legge n. 724/1994, il ricorrente è stato avvertito che” qualora la S.V. avesse effettuato più di tre ritardi nell’ultimo biennio ed un quarto verificatosi entro sei mesi dal terzo, si sarebbe proceduto alla revoca della concessione della ricevitoria stessa, ai sensi dell’art.2 del vigente contratto che regola la disciplina del rapporto di concessione della ricevitoria del lotto”.

Nel provvedimento di revoca gravato l’amministrazione resistente dà atto che” le fattispecie violate dal (…) sono risultate essere quelle relative al superamento dei dieci tardivi versamenti e dal superamento dei quattro tardivi versamenti superiori a 3 giorni lavorativi e di importo pari o superiore ai versamenti medi settimanali dell’ultimo biennio”.

Dalla motivazione del provvedimento impugnato emerge, inoltre, che l’amministrazione ha anche valutato le giustificazioni fornite dal ricorrente in sede di controdeduzioni “acquisite al prot. n. 55303 del 31.05.2017” e non le ha ritenute idonee in quanto concernenti problemi di salute della moglie, “non documentati da alcuna certificazione”, nonché problemi di salute personali “con certificato per una visita medica effettuata il 3.03.2017”.

Ne discende che non sussiste né la lamentata violazione degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293 del 1957, né il dedotto difetto di motivazione in considerazione del fatto che i reiterati versamenti in ritardo hanno fatto venire meno il vincolo fiduciario, fondamentale nel rapporto concessorio, e che, attesa la gravità della violazione, la revoca appare ingiustificata. D’altra parte, le disposizioni che sanzionano con la revoca della concessione le condotte di mero pericolo sono finalizzate a prevenire il rischio di grave danno all’erario che potrebbe derivare dalla condotta del concessionario.

Anche il secondo motivo, con il quale il ricorrente deduce la violazione dell’art. 34 della legge n. 1293 del 1957 sotto altro profilo va disatteso.

Nel caso di specie, infatti, la rilevanza dell’importo dei mancati versamenti è stata valutata tenuto conto della “la media dell’importo medio settimanale del biennio dal 31.3.2015 al 28.3.2017”, secondo quanto disposto dalla circolare n. 47846 del 18.5.2016. Peraltro l’amministrazione ha accertato 14 versamenti tardivi nel biennio con ritardi da 11 a 4 giorni, ritardi che non risultano in alcun modo contestati, né giustificati.

Ne discende, dunque, che non sussiste alcuno dei vizi lamentati da parte ricorrente.

Per tali ragioni il ricorso deve essere respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente alla rifusione in favore dell’amministrazione resistente delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 2.000,00 (duemila/00), oltre accessori di legge”.