A testa alta Sergio, titolare di una sala scommesse nelle Marche, invita la politica ad alcune riflessioni.

“Salve a tutti, sono Sergio, titolare di una sala scommesse nelle Marche. Ho 41 anni e 3 figli. Oltre a me, nella mia sala lavora un collaboratore, assunto a tempo indeterminato, da poco padre di una splendida bambina. Come tutti i colleghi siamo chiusi dall’8 marzo. Abbiamo chiuso per primi. Ripartiremo dopo tanti altri. Siamo ovviamente preoccupati. E nel mentre noi siamo chiusi in casa, preoccupati per il futuro delle nostre famiglie, ci tocca assistere a scene poco edificanti. Vedo in giro una specie di caccia alle streghe sul gioco d’azzardo. Politici che per avere un minuto di gloria scrivono che “il gioco deve ripartire per ultimo e sarebbe meglio se non ripartisse proprio”. Da Salvini (Lega) a Crimi (M5S) tutti si sono sentiti in diritto di fare sparate su un sistema che non conoscono. Un settore in cui lavorano, a seconda delle stime, da 75mila a 100mila persone. Un settore che genera occupazione, indotto e gettito erariale. (La sciocchezza di 41 miliardi l’anno). L’onorevole Crimi ha detto che con in gioco ci si arricchisce SPROPOSITATAMENTE. Considerando che la parte di gettito erariale è preponderante rispetto a quella che viene divisa per tutta la filiera, una affermazione del genere è semplicemente insostenibile. Ripeto: lo stato incassa più di tutti i soggetti della filiera, dal concessionario al gestore, messi insieme. Vorrei fare insieme a tutti voi un ragionamento. Faccio una premessa, doverosa: la ludopatia, la dipendenza da gioco, è una patologia seria e un problema sociale. Non è negabile. Detto questo, il problema non può essere il negozio dedicato o la sala slot, va identificato il problema nella spropositata offerta di occasioni di gioco. Se io sono un soggetto con propensione al gioco patologico e AMMETTO di avere un problema, la prima cosa che faccio è smettere di frequentare il centro scommesse/sala slot/ agenzia ippica. Non ci entro, per nessun motivo.

Il problema della tentazione si presenta in molteplici e inevitabili forme. Se vado dal tabaccaio trovo: 10 e lotto, lotto, super enalotto, gratta e vinci lotterie e quant’altro. E se ci fate caso, dal tabaccaio fate SEMPRE la fila per quelli che giocano davanti a voi. Poi vado a fare la spesa al centro commerciale. Non posso evitare di andare a fare la spesa, giusto? Bene, nel bar del centro commerciale ci sono le slot. Alla posta cercano di vendermi il gratta e vinci, come all’autogrill. Questo è il problema che ingenera la ludopatia, non i negozi dedicati. C’è una densità di slot per abitante che nemmeno a Las Vegas, disseminate ovunque sul territorio.

Poi senza entrare in ambito troppo tecnico, accennerei alla differenza tra gioco e scommessa. Il gioco (slot, lotto, gratta e vinci) è completamente aleatorio, casuale. La scommessa è la previsione di un evento, quindi scommettendo, in qualche modo il mio cliente mette in gioco le sue conoscenze su una data materia, ad esempio il calcio. Ora prendete un qualsiasi studio di carattere psicologico sulla dipendenza da gioco d’azzardo, ludopatia, GAP, gambling o come volete, è ampiamente dimostrato che il è gioco aleatorio a provocare la quasi totalità delle dipendenze. Senza scomodare gli studi comportamentisti di Skinner e il rinforzo a rapporto variabile, è facilmente comprensibile che è più facile “restare attaccato” ad una VLT in attesa di un jackpot che non verrà mai, che non entrando in agenzia, facendo una scommessa da due euro sulle partite di serie A e andando via.

L’accanimento sul gioco legale non trova alcuna sponda scientifica. I dati sulle patologie da dipendenza sono chiari, il gioco non è al primo posto, non è nemmeno sul podio, eppure sempre e solo di gioco si parla quando si vuole fare demagogia spicciola. Supponiamo che domani il governo proibisca la vendita di tabacchi. Perchè giustamente il fumo fa male. Le spese che il SSN sostiene per patologie collegate al fumo magari superan le entrate fiscali derivanti dalla vendita, o magari no, si proibisce semplicemente perchè fa male. A tutti. Non sono noti casi di uso sano e ricreativo del fumo di sigaretta. Solo casi di dipendenza. Cosa accadrebbe? Da domani tutti non fumatori? Dubito fortemente. Accadrebbe che rifiorirebbe il contrabbando, la criminalità prenderebbe in mano il settore, senza controlli sul prodotto. Migliaia di lavoratori della filiera legale si troverebbero in mezzo ad una strada. Lo stato si troverebbe un buco di bilancio di qualche miliardo, che, vale la pena ribadirlo, finirebbe alla criminalità, e il SSN continuerebbe a dover curare patologie collegate al fumo. Inoltre i minorenni, che oggi non possono acquistare sigarette e tabacco, sarebbero spinti a comprare nel mercato illegale, cosa che li porrebbe a diretto contatto di attività colluse con la criminalità. Insomma, i benefici di un provvedimento, magari dettato da ingenue buone intenzioni, sarebbero trascurabili, ed i danni sarebbero enormi. Questo per il fumo.

Analogo ragionamento è perfettamente sovrapponibile per l’alcol, guardiamo il numero di morti all’anno e quello degli incidenti stradali. Ma la storia ci insegna che il proibizionismo sull’alcol ha favorito solo la mafia, e quindi a nessuno viene in mente di tornare al proibizionismo. Certo, ci sono anche tante persone, una maggioranza, probabilmente, che consumano responsabilmente alcol, senza esserne dipendenti, senza ammalarsi di cirrosi epatica, senza guidare ubriachi ammazzando se stessi e gli altri. Esiste un consumo sano e ricreativo dell’alcol, esistono persone che si concedono un bicchiere senza assumere comportamenti patologici .

E non è giusto proibire a tutti, perchè qualcuno non sa regolarsi. Però si può sparare a zero sul gioco e sulle scommesse. Perchè si può essere politici 5s, Pd, Lega, ignorando le migliaia di lavoratori della filiera. Ignorando i miliardi di gettito erariale. Ignorando la grandissima maggioranza di consumatori che giocano, scommettono, si divertono, ogni tanto magari vincono, e vorrebbero essere liberi di farlo senza essere visti come appestati e spostati in ghetti lontani dalle città. Ignorando i concetti basilari, la differenza fra gioco e scommessa, fra spesa e turn over, fra concessionari e gestori. Ignorando qualsiasi cosa ma pretendendo di normare in nome di una supposta superiorità morale, che in quanto supposta…”.

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