Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia (Sezione Prima) ha pronunciato sentenza sul ricorso proposto da un operatore, rappresentato e difeso dall’avvocato Cino Benelli, contro il Ministero dell’Interno e il Comune di Pordenone per l’annullamento del provvedimento del Questore di Pordenone con cui è stata disposta la revoca della licenza di esercizio di scommesse.

La revoca della licenza di esercizio di scommesse è motivata col rilievo che è stata accertata la presenza, nel pubblico esercizio, di sei minori senza che il gestore avesse effettuato alcuna verifica sulla loro età (egli stesso ha dichiarato agli agenti accertatori che i giovani erano abituali frequentatori della sala scommesse in quanto egli riteneva fossero maggiorenni) e che il ricorrente è recidivo, essendo già in corso nella medesima violazione, cui era seguita la sanzione della chiusura dell’esercizio per 10 giorni.

Secondo il Giudice «è fondata la censura, svolta col primo motivo di ricorso, di violazione del citato art. 24, commi 21 e 22 d.l. n. 98/2011, conv. l. n. 111/2011, norma che, citata a sostegno del provvedimento impugnato, necessita però dell’intervento dell’ufficio territoriale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato competente, inquanto prevede che “Per i soggetti che nel corso di un triennio commettono tre violazioni, anche non continuative, del presente comma è disposta la revoca di qualunque autorizzazione o concessione amministrativa; a tal fine, l’ufficio territoriale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato che ha accertato la violazione effettua apposita comunicazione alle competenti autorità che hanno rilasciato le autorizzazioni o concessioni ai fini dell’applicazione della predetta sanzione accessoria”;

– invero, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, alla quale (oltre che, per conoscenza, al Questore) il Comandante della Polizia municipale di Pordenone aveva inviato gli atti di accertamento della violazione, non risulta, dal provvedimento impugnato, essere intervenuta nel procedimento in controversia per proporre la revoca, nella verificata sussistenza del relativo presupposto;

– conseguentemente, mancando la fase procedimentale di competenza di detto ufficio, il provvedimento impugnato è illegittimo per difetto di istruttoria;- non può condividersi l’obiezione della difesa dell’Amministrazione dell’Interno, secondo cui il provvedimento sarebbe autonomamente sorretto da una valutazione discrezionale, di esclusiva competenza del Questore, ex art. 11 del TULPS, relativamente al fatto che i necessari requisiti soggettivi, di affidabilità e moralità, in capo alla parte ricorrente sarebbero venuti meno: infatti, una tale motivazione non è in alcun modo desumibile dal provvedimento, nel quale non è nemmeno citata la suddetta norma del TULPS che (effettivamente) attribuirebbe detto autonomo potere;

– il ricorso, per tale assorbente ragione, va dunque accolto ed il provvedimento impugnato va quindi annullato, salvi e riservati gli ulteriori provvedimenti da adottarsi per l’anzidetta conclamata violazione alle norme sulla tutela dei minori dal gioco d’azzardo;

– le spese del giudizio vanno compensate tra le parti, attese le ragioni emerse incausa;».