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(Jamma) Slot. Il Tar Toscana ha accolto il ricorso di un esercente con il quale si chiedeva l’annullamento della ordinanza del Sindaco del Comune di Livorno (dell’agosto2017), avente ad oggetto “Limitazione degli orari di apertura delle sale giochi e di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincite in denaro”.

Il giudice amministrativo ha evidenziato che “in maniera non dissimile da quanto già rilevato nella cospicua giurisprudenza della Sezione sopra richiamata, anche l’ordinanza restrittiva degli orari di esercizio del gioco emanata dal Sindaco di Livorno non appare pertanto essere supportata da studi scientifici relativi al territorio comunale”.

L’ordinanza del Comune di livorno appare essere caratterizzata anche da ulteriore ed evidente illegittimità, rilevata dai ricorrenti rappresentati in giudizio dall’avvocato Cino Benelli “con il secondo motivo di ricorso, basato su quanto già rilevato nella precedente sentenza 17 marzo 2017, n. 397 della Sezione; anche in questo caso, deve, infatti, rilevarsi come la disciplina degli orari impugnata <<appaia essere viziata da ulteriore ed evidente illogicità, derivante dall’aver accomunato nella stessa disciplina restrittiva le autorizzazioni ex art. 86 o 88 del T.U.L.P.S., caratterizzate da evidenti differenziazioni proprio sotto il profilo dell’accessibilità ai minori (decisamente più agevole nel caso di apparecchi presenti in esercizi commerciali non specificamente destinati al gioco come bar, ristoranti, alberghi, rivendite di tabacchi, ecc.) e del controllo degli accessi da parte del titolare>>”.

Per il giudice pare “manifestamente irrilevante anche l’entrata in vigore della l.r. 23 gennaio 2018, n. 4 (prevenzione e contrasto delle dipendenze da gioco d’azzardo patologico), inesattamente definita dalla difesa dell’Amministrazione comunale come legge statale; l’art. 4 della citata legge regionale si riferisce, infatti, alla ben diversa problematica della distanza dai “luoghi sensibili” e non incide per nulla sulla problematica degli orari di apertura “.

Il Comune di Livorno è stato anche condannato alla corresponsione alla ricorrente della somma di € 2.000 a titolo di spese del giudizio.

Per il Comune di Livorno si tratta della seconda bocciatura del regolamento sui giochi, dopo quello del maggio 2017 quando il Tar aveva annullato il “distanziometro” di 500 metri dai luoghi sensibili disposto per sale e apparecchi da gioco.

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