La Corte di Giustizia Europa si è espressa sull’applicazione dell’imposta unica ai centri di trasmissione dati (CTD) collegati a StanleyBet, abbiamo chiesto al CEO del bookmaker, Giovanni Garrisi, un commento sulla sentenza.

 Per la Corte di Giustizia europea l’articolo 56 TFUE “non osta ad una normativa di uno Stato membro che assoggetti ad imposta sulle scommesse i Centri di Trasmissione di Dati stabiliti in tale Stato membro”. Che giudizio dà di questa pronuncia?

Mi dicono che le sentenze non si commentano ma si impugnano o, se non si possono impugnare, si cercano altri rimedi giurisdizionali. Ma questa volta, mi consenta, devo dire che il giudice Europeo mi pare che sia caduto proprio nel più classico degli infortuni: cioè per giungere ad una conclusione negativa nei confronti dell’operatore estero non ha seguito né un percorso logico né la giurisprudenza della Corte. Anzi, si è spinto a contraddire non solo le sentenze Stanley rese dalle altre sezioni o composizioni della Corte negli ultimi 15 anni, ma persino la stessa sentenza Laezza redatta dallo stesso relatore. Quindi, mi consenta, ha contraddetto se stessa. In questo caso c’è una ben precisa procedura, molto simile a quella ove si chiede l’ausilio delle sezioni unite della Cassazione, che vale anche in ambito Europeo. Cioè si può far notare al giudice remittente o ad ogni potenziale giudice del rinvio nei successivi contenziosi contro ADM che a fronte della contraddizione in cui è caduta, in questo caso, la Corte Europea, allora si dovrebbe considerare un nuovo rinvio alla Corte di Giustizia, ma questa volta ‘Grande Sezione’ per ottenere una sentenza che interpreti correttamente e definitivamente la controversia alla luce della consolidata giurisprudenza eurounitaria che rimane incontrastata e definitiva.

Nel 2016 Stanley propose all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di iniziare a pagare l’imposta unica in Italia, al pari di ogni altro operatore. La proposta non fu accettata, oggi pensa che il dilago con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli possa proseguire? E quale sarà la posizione di Stanleybet in questo caso?

Un momento. La nostra proposta non è stata mai rifiutata. Penso che la nostra proposta del giugno 2016 ha trovato l’amministrazione non pronta ad affrontare un percorso del genere, obiettivamente difficile sul piano tecnico. Naturalmente il Direttore dell’epoca o chiunque lo abbia consigliato si è assunto, non so se consapevolmente, una grande responsabilità. Però, come ho detto, si tratta di una materia molto complessa e comunque sono molto fiducioso che oggi la questione si può affrontare in una prospettiva anche di chiusura di ogni contenzioso e proiezione verso il futuro. Stanley può ben essere uno degli operatori più importanti del mercato e lo Stato ne guadagnerebbe sia sul piano fiscale che di lotta alla criminalità organizzata. In una recente occasione pubblica ho espresso la mia convinzione che la Stanley sarebbe il miglior alleato possibile di ADM nella lotta contro il gioco illecito e ho notato che i miei interlocutori hanno espresso la piena convinzione che ciò sia assolutamente fondato.

La legge che introduce l’imposta unica per i CTD, secondo il legislatore italiano, dovrebbe servire a “scoraggiare” chi offre un servizio che non ha le caratteristiche del gioco “lecito”. La Corte Costituzionale e altre Corti Italiane (ma anche la CGE nelle sentenze Gambelli, Placanica, Costa Cifone e Laezza) definiscono l’attività dei centri Stanleybet analoga a quella delle agenzie italiane nella rete dei concessionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Come si può applicare una imposizione fiscale che discrimina agenzie connesse a reti di raccolta diverse, pur sempre definite lecite?

È una buona domanda ed in effetti è il punto centrale della nostra posizione che la legge di stabilità 2011 aveva destinatari ben precisi: soggetti con attività illecita o sopraggiunti sul mercato italiano ma non certo Stanley come soggetto passivo. Ma allora le autorità del gioco si sono assunte la gravissima responsabilità di non differenziare Stanley, operatore già legittimato da varie sentenze della Corte di Giustizia, rispetto agli operatori clandestini. Grave responsabilità di ben individuabili soggetti che, così facendo, hanno permesso ad ogni tipo di criminale di introdursi nel settore e poter dire di essere, invece, legittimo esattamente come era legittima Stanley. Questo ha generato confusione nel settore con la conseguenza che la criminalità organizzata ha trovato spazio per insinuarsi nel mercato. Tutto ciò è stato dimostrato solo recentemente grazie alle operazioni delle procure antimafia del sud Italia. Grazie a loro il fenomeno è ora stato pienamente compreso, contenuto ed essenzialmente disarticolato. Una volta che a Stanley sarà stato consentito di far parte del sistema, non ci potranno essere più scuse o alibi per nessuno e stare fuori dal sistema non potrà più essere consentito a nessuno. Sono convinto che ADM è, oggi, pienamente consapevole di questo. In ogni caso, più che pensare agli errori del passato sarebbe bene concludere il percorso di rientro di Stanley nel sistema. In fin dei conti, Stanley ha chiesto, ed è perfettamente documentato, di voler pagare le tasse in Italia fin dal 30 giugno 2016, data di scadenza del sistema concessorio. Per gli anni successivi al 2015 non possiamo accettare in nessun caso di pagare il triplo rispetto agli altri operatori che svolgono non “analoga” ma identica attività.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ora sostiene che “gli accertamenti effettuati dagli Uffici dell’Agenzia ricevono il via libera anche da parte della Corte di Giustizia”. Cosa devono aspettarsi le agenzie collegate a Stanleybet? La società ha sempre assistito gli operatori della propria rete…

Mi sembra che si tratti di una locuzione infelice, se veramente ADM si è espressa cosi. Perchè nessuno ha mai messo in dubbio il potere di ADM di fare gli accertamenti che derivano dal suo ruolo istituzionale. Ben diverso è il problema di definire quegli accertamenti fondati oppure no.

E, sul punto, la Corte di Giustizia non ha dato nessun via libera. Ha solo detto che la legge di stabilità del 2011 non osta con il diritto dell’Unione. Come ho detto all’inizio dell’intervista si tratta di una conclusione contradditoria che riporterà la questione ben presto di nuovo di fronte alla Corte Europea, ma questa volta di fronte alla Grande Sezione. Che follia non aver voluto trovare il modo di inserire Stanley nel sistema. Ma non è mai troppo tardi.

C’è chi sostiene che in Italia il Fisco la spunta con maggior facilità sul contribuente in quanto, anche se non sancito dalla legge primaria, di fatto c’è l’inversione dell’onere della prova dinnanzi alla accusa di evasione o elusione contributiva. Le attività di gioco rispettano i principi affermati nel diritto penale italiano e secondo tali regole Stanleybet continua ad operare in Italia. Ritiene sia determinante per la chiusura del contenzioso tra Stanley e i funzionari ADM l’attività all’interno delle Commissioni Tributarie?

Le Commissioni Tributarie sono il giudice da adire quando il contribuente non è d’accordo con l’impostazione dell’amministrazione richiedente. Stanley si incontra ogni giorno, in giudizio, in varie città italiane con i funzionari ADM che rappresentano l’amministrazione e, quindi, lo Stato nel contenzioso con i CTD Stanley o con la Stanley stessa. Si tratta solo del primo grado di giudizio e poi ci sarà il secondo grado di giudizio davanti alle commissioni regionali e in ultimo davanti alla corte di Cassazione. I colloqui con i funzionari, nel rispetto delle prerogative di ognuno, sono positivi ma ovviamente le questioni possono veramente risolversi solo a livelli ‘apicali’.

I periodi di imposta contestati richiedono adempimenti diversi per gli anni precedenti al 2015 rispetto quelli per gli anni successivi, cioè dopo la legge di stabilità 2016 che ha previsto che il tributo si applichi su un imponibile forfettario coincidente con il triplo della media della raccolta effettuata nella provincia ove è ubicato il punto di raccolta…

Si, la Commissione Europea nella causa appena conclusa ha già detto che il triplo della raccolta pone dubbi interpretativi con il diritto dell’Unione. La stessa sentenza della Corte, ha dichiarato che il terzo quesito non era pertinente alla causa principale però nella motivazione ha evidenziato che un elemento fondamentale della sua decisione era che l’imposta non era diversa tra i CTD e i Concessionari. Secondo me ha fatto capire che, se si fosse trattato del triplo, la decisione sarebbe stata ben diversa. Ma io mi auguro che prima che si arrivi al nuovo contenzioso con evidente violazione del diritto comunitario e nazionale, mi auguro veramente che la Stanley sia già all’interno del sistema. (m.b.)