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La Corte d’Appello di Bari, con sentenza del 18 settembre 2018, ha respinto l’impugnazione della Procura della Repubblica avverso la sentenza assolutoria resa in primo grado in favore di titolare di CED collegato a bookmaker austriaco, assistito dall’avvocato Marco Ripamonti, e ha migliorato persino la formula assolutoria da “il fatto non costituisce reato” a “il fatto non sussiste”.
L’imputato era stato chiamato a rispondere per il reato di raccolta abusiva di scommesse per fatto del 2011 ed il Tribunale, sulla base dell’Ordinanza Pulignani ed altri e della giurisprudenza di Cassazione nel frattempo resa sulla scia dell’ordinanza della Corte di Giustizia, lo aveva assolto, con formula “il fatto non costituisce reato”.

La Procura della Repubblica ha però impugnato la Sentenza, sostenendo che il bookmaker in questione non avesse subito in realtà alcuna discriminazione e chiedendo, quindi, la riforma della sentenza con condanna dell’imputato.

La difesa in appello ha, invece, sostenuto come la società di riferimento non soltanto fosse stata discriminata dal bando Bersani, come sancito dal Tribunale, ma successivamente anche dal Bando Monti.

L’argomento deve aver colto nel segno, tanto che la Corte d’Appello ha migliorato la formula assolutoria riformando la sentenza ed assolvendo perchè “il fatto non sussiste”.

Il difensore ha affermato: “Un risultato che mi gratifica molto e che premia una linea societaria sempre coerente. La sentenza potrà introdurre importanti distinguo in procedimenti ancora in corso in Puglia“.

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