Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) “Quarantotto anni di lavoro nel settore del gioco e dell’intrattenimento sono un “macigno” di cui non ci si libera facilmente; anche quando l’azienda non è più al centro dei tuoi pensieri, quel comparto, a cui hai devoluto una vita di emozioni, resta sempre il tuo primario interesse”.Così in una nota Mario Negro, Presidente Onorario As.Tro

“La legge regionale del Piemonte, in materia di apparecchi da gioco lecito, si propone di cancellare la “legalità” da una parte considerevole del gioco, chiamando “disciplina” una norma che, in realtà, espelle un fenomeno che in Italia ha richiesto 30 anni di dibattito prima di affermarsi:

la possibilità di offrire ai cittadini delle occasioni di intrattenimento –nei bar e nelle sale – controllate, verificate, massicciamente tassate, ma soprattutto “sostitutive” rispetto a ciò che – prima del 2004 – veniva proposto in bar, tabacchi, sale giochi, ovvero quei videopoker che nessuna normativa sottoponeva a controlli sicuri e prelievi erariali certi.

Il 3 aprile tutto il settore è invitato a Torino, per partecipare ad un evento in cui si cercherà di spiegare che l’apparecchio da gioco lecito non è “un oggetto indefinito che crea miliardi di fiscalità dal nulla”, ma che presuppone aziende, lavoratori, punti vendita, bar e tabacchi, e che – contrariamente ad altri servizi – necessita di una grande componente di lavoro umano che il circuito industriale mantiene con enormi sacrifici.

La rete distributiva degli apparecchi da gioco lecito annovera in Piemonte quasi 6.500 punti vendita, collocati, per la stragrande maggioranza, all’interno di quei luoghi che la Legge regionale definisce “aree sensibilie che, quindi, inizierà a “de-slottizzare”, a partire dal prossimo autunno, sino alla totale eliminazione dell’offerta.

I millecinquecento lavoratori delle aziende di gestione – distribuzione – manutenzione degli apparecchi risulteranno pertanto “superflui”, così come le sale e tutti quegli esercizi commerciali, che senza l’integrazione reddituale derivante dal gioco lecito non possono proseguire l’attività.

Non ho mai preteso di far accettare l’apparecchio lecito come se fosse un congegno salutare, ma non ho mai sopportato che tramite la disinformazione sul gioco si trasformasse una forma di intrattenimento, che in altri Paesi non suscita alcuna problematica socio-sanitaria, in una piaga nazionale da espellere, ovvero, a giorni alterni, da tassare sempre più aspramente.

Per questo motivo all’evento di Torino sono stati invitati politici locali e nazionali, testate locali e testate nazionali, ma soprattutto gli operatori, le rispettive maestranze e gli esercenti.

Le diverse migliaia di posti di lavoro che il settore garantisce al Piemonte non possono essere trattate come “caldaie da rottamare perché inquinanti”, non possono essere strumentalizzate per motivi di visibilità pubblica, non possono essere trattati come diffusori di una ludopatia che ancora aspettiamo di sapere – dopo 4 anni di allarme sociale – quanto è effettivamente presente nei territori.

Per 4 anni, infatti, ci hanno proposto “braccialetti elettronici” per il controllo dei ludopatici, monumenti alle vittime del gioco, ci hanno raccontato di fatturati del gioco confusi con la raccolta e, soprattutto, hanno cercato di convincerci che un italiano su 4 è un potenziale assassino per motivi di gioco: ora la verità cercheremo di dirla noi e, sperando che migliaia di persone intervengano all’evento, proveremo a restituire dignità ai volti e alle persone che nel comparto lavorano per presidiare un “pezzo di legalità” e non certo per mettere a rischio la salute pubblica”.

Commenta su Facebook