Betting exchange KO con il decreto Rilancio.

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Sul Sole24Ore una interessante disamina del giornalista Marco Mobili sugli effetti della nuova tassa sulla raccolta di scommesse sul betting exchange.

Dal bonus del 110% per l’edilizia al malus del 111% sul betting exchange. Un po’ come dire dal cappotto termico dei condomini al cappotto fiscale per il gioco, o quanto meno per un segmento del variegato mondo del gioco pubblico. A prevederlo in entrambe i casi è il decreto Rilancio che ha introdotto il prelievo addizionale dello 0,5% sulla raccolta delle scommesse. Nel decreto rilancio c’è anche questo, un bonus al contrario. Il betting exchange è un segmento del settore scommesse dove è previsto che i giocatori possano scegliere se vestire i panni del tradizionale scommettitore oppure anche quello del banco.

La stangata
Con la nuova tassa dello 0,5% sulla raccolta delle scommesse i cui proventi dovrebbe andare a finanziare il nuovo «Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale», noto alle cronache come il cosiddetto “salvacalcio”, la tassazione complessiva arriverebbe a superare i guadagni, attestandosi come detto al 111%, un unicum fiscale nell’intero ordinamento italiano. Attualmente, infatti la disposizione inserita nel decreto rilancio prevede l’applicazione di una tassa ossia di «una quota pari allo 0.5% del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo», senza prevedere alcuna eccezione.
Un cappotto fiscale del 111%
Ma come si arriva al 111% di tassazione forzosa? È presto detto. Su ogni 100 euro raccolti il betting exchange ha una marginalità media di 55 centesimi, ma tra prelievo ordinario e quello straordinario dello 0,5% per finanziare la Cig dei calciatori il Fisco stacca una cedola da 61 centesi di euro. Come detto un cappotto fiscale del 111 per cento.