Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato dagli ippodromi contro contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il C.O.N.I. – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, in cui si chiedeva l’annullamento della Determinazione Direttoriale ADM Prot. 307276 / RU del 08.09.2020 limitatamente alla parte in cui (Art. 2 Modalità di calcolo) inserisce erroneamente anche i “concorsi pronostici ippici, scommesse di ippica nazionale, scommesse ippiche a totalizzatore, scommesse ippiche a quota fissa e multiple a riferimento” tra le scommesse su cui dovrà essere calcolata l’aliquota dello 0,5 per cento destinata al Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale.

Si legge: “Le ricorrenti sono società che gestiscono gli ippodromi delle città di Bologna – Cesena – Napoli – Pisa – Roma – Siracusa – Torino, che agiscono in giudizio unitamente al sindacato di categoria. L’attività di organizzazione delle corse svolta dalle ricorrenti comprende anche la relativa raccolta delle scommesse. Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, le ricorrenti impugnano la Determinazione Direttoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Prot. n. 307276/RU del 8 settembre 2020 nella parte in cui questa ha inserito i “concorsi pronostici ippici, scommesse di ippica nazionale, scommesse ippiche a totalizzatore, scommesse ippiche a quota fissa e multiple a riferimento” tra le scommesse su cui dovrà essere calcolata l’aliquota dello 0,5 per cento destinata al “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale”.

Al fine di sostenere il comparto sportivo italiano danneggiato dalla situazione di emergenza sanitaria causata dal COVID 19, il d. lg. n. 34/2020, c.d. Decreto Rilancio, ha istituito il “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale”. In particolare, l’art. 217 ha previsto che “1. Al fine di far fronte alla crisi economica dei soggetti operanti nel settore sportivo determinatasi in ragione delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID- 19, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze il “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale” le cui risorse, come definite dal comma 2, sono trasferite al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, per essere assegnate all’Ufficio per lo sport per l’adozione di misure di sostegno e di ripresa del movimento sportivo. 2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sino al 31 dicembre 2021, una quota pari allo 0,5 per cento del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia on-line, sia tramite canali tradizionali, come determinata con cadenza quadrimestrale dall’ente incaricato dallo Stato, al netto della quota riferita all’imposta unica di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, viene versata all’entrata del bilancio dello Stato e resta acquisita all’erario. Il finanziamento del Fondo di cui al comma 1 è determinato nel limite massimo di 40 milioni di euro per l’anno 2020 e 50 milioni di euro per l’anno 2021. Qualora, negli anni 2020 e 2021, l’ammontare delle entrate corrispondenti alla percentuale di cui al presente comma sia inferiore alle somme iscritte nel Fondo ai sensi del precedente periodo, è corrispondentemente ridotta la quota di cui all’articolo 1, comma 630 della legge 30 dicembre 2018, n. 145. 3. Con decreto dell’Autorità delegata in materia di sport, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuati i criteri di gestione del Fondo di cui ai commi precedenti”.

Le ricorrenti asseriscono che tale prelievo forzoso non potrebbe applicarsi alle scommesse ippiche in ragione della non sovrapponibilità di queste agli eventi sportivi. Il provvedimento impugnato, pertanto, sarebbe in aperto contrasto con la legge istitutiva del fondo medesimo, in quanto andrebbe illegittimamente ad ampliare le fonti di prelievo, quando avrebbe dovuto limitarsi ad estrinsecare il metodo di calcolo.

Secondo la prospettazione della parte ricorrente, “scommessa ippica” e “scommessa sportiva” sono per tabulas fattispecie differenti per genesi e normativa. Hanno entrambe lo scopo in parte qua, di sostenere due mondi, quella ippica la cd. filiera ippica italiana (che fa capo al MIPAAF), quella sportiva il mondo dello sport tout court (che fa capo al CONI – Ministero dello Sport).

Il Legislatore, conoscendone la distinzione, avrebbe previsto il prelievo unicamente sulla scommessa sportiva per finanziare la norma istitutiva del fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale. L’Agenzia delle Dogane e del Monopoli, contra legem, con un provvedimento abnorme, avrebbe inserito anche la scommessa ippica nella modalità di calcolo del prelievo così creando un vero e proprio corto circuito in quanto nessuna delle aziende della filiera ippica potrà attingere al fondo pur contribuendo allo stesso.

Il Collegio ritiene di prescindere dall’esame delle eccezioni pregiudiziali concernenti l’ammissibilità del ricorso, sia sotto il profilo della carenza di interesse a ricorrere che in relazione alla errata individuazione del controinteressato, in ragione del fatto che il ricorso si appalesa infondato nel merito.

Per quanto di interesse in questa sede, l’articolo 217 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 ha imposto un prelievo di “una quota pari allo 0,5 per cento del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia on-line, sia tramite canali tradizionali”. L’ampiezza della formulazione della norma consente di assoggettare al prelievo straordinario introdotto la raccolta di scommesse relativa a qualsiasi tipologia di evento sportivo non permettendo di escludere le scommesse ippiche che, per quanto soggette con riguardo a determinati profili ad una regolazione differenziata rispetto alle scommesse sportive tout court, rientrano a pieno titolo nel comparto delle scommesse sportive.

D’altro canto, la stessa Relazione Illustrativa al suddetto articolo rileva che: “Il comparto delle scommesse sportive è oggi costituito prevalentemente dalle scommesse sportive (93,4 per cento nel 2016) e solo in piccolissima parte dalle scommesse ippiche, che hanno perso rilevanza soprattutto a causa della riduzione dell’offerta”. E’, pertanto, evidente che non avendo operato una espressa esclusione delle scommesse ippiche nella formulazione della norma, queste ultime sono state ritenute assoggettate al prelievo al pari di tutte le altre tipologie di scommesse afferenti al comparto delle scommesse sportive.

L’esame della Relazione illustrativa all’articolo 217 del Decreto Rilancio, che riassume la tassazione cui sono soggette le diverse tipologie di giochi pubblici e i relativi concessionari, mostra che il Legislatore aveva ben chiara la distinzione evidenziata dalle ricorrenti tra le scommesse sportive tout court e le scommesse ippiche pur ritenendole appartenenti al medesimo comparto, ragion per cui laddove avesse inteso escluderle dal prelievo straordinario introdotto, lo avrebbe espressamente previsto.

Correttamente, in un’ottica di interpretazione sistematica della disposizione oggetto del presente giudizio, la difesa erariale ha osservato che il D.M. Finanze 1 marzo 2006, n. 111 – che reca “norme concernenti la disciplina delle scommesse a quota fissa su eventi sportivi diversi dalle corse dei cavalli e su eventi non sportivi da adottare ai sensi dell’articolo 1, comma 286, della L. 30 dicembre 2004, n. 311” – ha ritenuto necessario – volendo disciplinare le sole scommesse sportive diverse da quelle ippiche – esplicitare quella esclusione, che altrimenti non sarebbe stata intelligibile.

Nella fattispecie, il Legislatore parla di “eventi sportivi di ogni genere”, l’espressione “di ogni genere” non può che esser stata usata in senso inclusivo di ogni sport, compresa l’ippica: se il Legislatore avesse voluto escluderla lo avrebbe esplicitamente previsto, come fa il citato D.M. Finanze 1 marso 2006, n.111, o quanto meno avrebbe evitato di usare l’espressione “di ogni genere”.

D’altro canto, la natura straordinaria del prelievo connessa all’emergenza sanitaria, la sua entità e la durata limitata nel tempo dello stesso, non appaiono in grado di incidere negativamente sul sostentamento della filiera ippica né di stravolgere la stessa come asserito dalle parti ricorrenti anche laddove le realtà associative facenti capo al settore ippico non potessero beneficiare del fondo in quanto il prelievo in questione non si presenta come una misura strutturale destinata a durare nel tempo.

Alla luce delle considerazioni esposte, le censure svolte dalle ricorrenti nei confronti dell’atto impugnato si appalesano infondate in quanto lo stesso non ha illegittimamente ampliato le fonti del prelievo ma si è correttamente limitato a definire le modalità di calcolo dello stesso e, a tal fine, ha ritenuto necessario operare delle distinzioni tra le diverse tipologie di scommesse sportive tra le quali, come argomentato, devono ritenersi ricomprese le scommesse ippiche sia virtuali che tradizionali.

Si ritiene, in ogni caso, che in ragione della peculiarità della fattispecie sussistano giusti motivi per disporre la compensazione tra tutte le parti delle spese di giudizio”.