sambaldi
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – »La recente sentenza che ha chiuso il primo grado di giudizio del principale filone di indagine scaturito dalla nota “Operazione Gambling” della DDA di Reggio Calabria del 2016, – osserva l’avvocato Chiara Sambaldi – si sviluppa in ben oltre 700 pagine di motivazione».

«Uno dei passaggi interessanti della pronuncia – prosegue il legale – accende un faro sulle dinamiche di quella che viene da alcuni definita “zona grigia” del mercato, vale a dire quel segmento occupato dai player che operano con modalità transfrontaliera per legittimazione giurisprudenziale.

Uno dei pilastri sui quali poggiavano le associazioni a delinquere contestate agli imputati consisteva nell’invocare i principi europei di liberalizzazione per legittimare il sistema di raccolta delle scommesse in Italia tramite rete fisica, in virtù di licenza maltese per la raccolta online.

Il Giudice reggino, condividendo i rilievi del PM, ha sentenziato che non è consentito interpretare ed estendere (tanto meno “forzare”) la normativa comunitaria e i diritti da essa garantiti alle imprese, ad ipotesi e fattispecie diverse da quelle normativamente regolamentate.

Si pretendeva, invece, di estendere il diritto alla raccolta, garantito dal titolo abilitativo maltese per i giochi online, al territorio italiano e alla raccolta in rete fisica quindi ad una modalità non contemplata nella licenza rilasciata dalle stesse autorità maltesi.

Si tratta di un “evidente abuso”, si legge nella sentenza, essendo le modalità della raccolta fisica e di quella online completamente distinte e perciò oggetto di distinte concessioni, fondate su differenti presupposti.

È evidente, allora, come il risultato perseguito dalle associazioni contestate era quello volto ad utilizzare fraudolentemente o abusivamente le norme dell’Unione Europea per aggirare norme imperative dello Stato Italiano.

È emerso, quindi, il tentativo abusivo e fraudolento di utilizzo della normativa europea, per un illecito ampliamento di diritti non riconosciti alle imprese dalla competente autorità maltese, ma che si pretendeva fosse riconosciuta in Italia per via giurisprudenziale.

Anche la recente Operazione “Game Over” della DDA di Palermo sembra confermare che, nel segmento betting, i rischi di degenerazione criminale sembrano concentrarsi sullo stesso sistema di raccolta basato su una rete italiana di raccolta fisica in in virtù di licenza maltese.

In questo caso viene anche contestata la concorrenza sleale mediante minaccia che vede danneggiati ancora una volta gli operatori legali».

Commenta su Facebook