Il Tar Lazio ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro Adm per la decadenza della concessione di sala bingo.

Per il Tar: “Premesso che con l’ordinanza n. 7409 del 6.12.2018 la Sezione ha rigettato la domanda cautelare proposta unitamente al ricorso principale con un’articolata motivazione sulla mancanza del fumus; che il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n.739 del 15.2.2019, ha respinto l’appello proposto dalla ricorrente evidenziando che “la convenzione stipulata inter partes non richiede, ai fini della decadenza, il previo definitivo accertamento penale circa la commissione di reati ostativi” e che “nel bilanciamento dei contrapposti interessi e avuto riguardo al quadro indiziario valorizzato dall’Autorità penale – prevale l’esigenza pubblica concretizzata nel provvedimento impugnato, che è quella di non consentire la gestione della concessione da parte di soggetto privo delle qualità necessarie”;

Ritenuto che le sopravvenienze addotte da parte ricorrente a fondamento della nuova domanda cautelare, depositata il 3.6.2019, non appaiono idonee a modificare l’avviso già espresso dalla Sezione e confermato dal Consiglio di Stato; che, infatti, la rideterminazione del debito erariale in capo alla-OMISSIS- s.r.l. dagli originari 4.360.196,73 agli attuali 2.456.639,29, così come la nomina di un nuovo amministratore non inficiano l’articolata istruttoria sulla quale si fonda la disposta decadenza dalla concessione n. 127/T1/TL/10/R dell’1.6.2010 per la gestione della sala destinata al gioco del bingo in Casoria (NA), espletata sia dall’Agenzia resistente che dalla Guardia di Finanza; che, infatti, come evidenziato anche dal Consiglio di Stato in sede di appello cautelare, non è necessario, “ai fini della decadenza, il previo definitivo accertamento penale circa la commissione di reati ostativi” in quanto le condotte contestate al precedente amministratore e la persistenza di un cospicuo debito erariale inducono, da un lato, a ritenere venuto meno il rapporto fiduciario che connota questo tipo di concessioni e dall’altro a considerare ancora attuale la prevalenza, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, dell’“esigenza pubblica concretizzata nel provvedimento impugnato, che è quella di non consentire la gestione della concessione da parte di soggetto privo delle qualità necessarie”; che per tali ragioni non sussistono stato i presupposti per la concessione della richiesta misura cautelare; che tuttavia ricorrono, attesa la complessità della vicenda fattuale sottesa alla presente controversia, giusti motivi per compensare tra le parti le spese della presente fase.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) respinge la domanda cautelare. Compensa le spese”.