Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la riforma dell’ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sede di Roma, concernente la decadenza dalla concessione per la raccolta dei giochi pubblici.

Per il Consiglio di Stato: “Premesso che l’art. 23 della concessione sanziona con la decadenza dalla concessione, tra l’altro, “il mancato versamento delle somme dovute … dalle disposizioni previste in materia di giochi pubblici per un periodo superiore ai 15 giorni”, il Collegio osserva che: tra tali “somme dovute” in base alle disposizioni (peraltro non necessariamente legislative) “previste in materia di giochi pubblici” rientrano certo anche quelle “dovute” ex lege a titolo di imposta unica; di converso, la possibilità di recupero coattivo del credito fiscale non elide la facoltà di disporre la decadenza, ma, di contro, si affianca ad essa; il non tempestivo e puntuale pagamento degli oneri tributari da parte della ricorrente ha avuto, per quanto risulta dagli atti, una rilevanza tale da rendere non illogica né irragionevole la valutazione dell’Amministrazione circa l’intervenuta lesione del vincolo fiduciario, né vale, in senso contrario, l’attivazione della procedura di cd. “rottamazione”, posto che il puntuale adempimento tributario è stato assunto dall’Amministrazione non in sé, ma quale fattore che ha indirettamente rivelato l’inaffidabilità complessiva del concessionario; la società ricorrente opera quale concessionario della Pubblica Amministrazione e, come tale, è tenuta ad una condotta particolarmente aderente a tutti gli obblighi previsti dalla legge; la garanzia prestata non presenta, dal punto di vista sia contenutistico sia temporale, una piena conformità rispetto alle previsioni; l’interesse pubblico all’affidamento della raccolta dei giochi pubblici ad operatori che garantiscano una piena ottemperanza a tutte le vigenti disposizioni normative, ivi incluse quelle fiscali, prevale, allo stato della cognizione, sul contrapposto interesse privato a proseguire nell’attività al fine di perseguire uno scopo di lucro;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) respinge l’appello. Condanna la società a rifondere all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli le spese del grado cautelare, liquidate in complessivi € 3.000,00 (euro tremila/00)”.