tar tribunale

“…alla luce delle risultanze della relazione del consulente tecnico d’ufficio – redatta a conclusione delle operazioni peritali nel rispetto delle garanzie del contraddittorio e involgenti la necessità di una ricognizione del territorio comunale di ubicazione della sala giochi della parte ricorrente – deve essere escluso che si sia verificato l’effetto espulsivo lamentato dalla parte ricorrente”.

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di un esercente di Brunico contro il provvedimento di decadenza dell’autorizzazione alla gestione della sala giochi per fetto dell’entrata in vigore della norma della provincia di Bolzano in materia di regolamentazione dei punti di gioco.

“Collegando la struttura dell’offerta alla struttura della domanda, il consulente tecnico d’ufficio, in applicazione del modello sviluppato, poggia la conclusione della sostanziale indifferenza, in termini di entità della raccolta e dei ricavi, della ricollocazione delle sale gioco (tra cui, in particolare, anche di quella gestita dal ricorrente) nelle aree disponibili in conseguenza del criterio distanziale previsto dalla normativa provinciale, sui rilievi che, per un verso, la spesa complessiva destinata ai diversi prodotti di gioco è molto più elevata nel caso di giocatori problematici e patologici (v. tabella 3.11.), i quali, al contempo, sono molto più propensi allo spostamento verso i nuovi siti (v. tabella 3.10.), e che, per altro verso, la specializzazione dell’offerta sulle categorie dei giocatori ad elevato rischio è più redditizia per le imprese offerenti.

Alla luce delle sopra riportate risultanze della consulenza tecnica d’ufficio, deve escludersi che la censurata disciplina provinciale determini un’espulsione dell’impresa ricorrente dal settore di mercato in questione, né sotto il profilo dell’interdizione assoluta dal territorio comunale (compresi quelli limitrofi) e/o dall’intero territorio provinciale, né sotto il profilo dell’abbattimento delle raccolte e dei ricavi.

A tale ultimo riguardo giova rilevare, sotto un profilo processuale, che nel ricorso introduttivo di primo grado e nel ricorso in appello l’effetto espulsivo paventato dall’impresa ricorrente risulta ricollegato – in via di prospettazione – esclusivamente all’asserita interdizione dell’attività d’impresa dall’intero territorio comunale e/o provinciale, per l’assunta insussistenza di rimanenti spazi idonei alla ricollocazione degli esercizi, e non anche all’eventuale incidenza pregiudizievole sull’entità della raccolta e dei ricavi conseguente alla ricollocazione negli spazi eventualmente disponibili, sicché tale profilo di censura, oltre ad essere comunque infondato, non risulta essere stato introdotto ritualmente nel processo e, come tale, deve ritenersi altresì inammissibile.

Deve, conclusivamente, escludersi che la censurata disciplina legislativa determini un’interdizione assoluta del diritto all’esercizio dell’attività economica del gioco lecito in ambito comunale e/o provinciale e una soppressione di tale settore di mercato, con sequela di manifesta infondatezza, sotto tale profilo, della questione di legittimità costituzionale per violazione della libertà di iniziativa economica sancita dall’art. 41, primo comma, della Costituzione”.

 

Commenta su Facebook