“Le linee guida depositate dalla Casinò di Campione spa il 21 gennaio, svolgono un’analisi delle cause che hanno condotto all’attuale dissesto, e sviluppano una serie di strategie potenzialmente adeguate al risanamento, ma risulta carente qualunque elemento indicativo della serietà e affidabilità dell’intenzione manifestata dagli investitori”.

Sono le motivazioni con le quali la Procura di Como si oppone alla concessione di una proroga chiesta dalla società di gestione della casa da gioco al Tribunale Fallimentare. Secondo il procuratore capo di Como, Nicola Piacente, e il sostituto Pasquale Addesso, “ad eccezione della Banca Popolare di Sondrio, principale creditore, si tratta si soggetti registrati all’estero”.

Alla luce degli accertamenti delegati alla Guardia di finanza – si legge su ilgiorno.it – sono risultati “soggetti giuridici le cui compagini con compagini societarie particolarmente articolate, talora schermate da società fiduciarie, off shore o fondazioni, localizzate in Estonia, Liechtenstein, Cipro, Hong Kong, la cui consistenza patrimoniale risulta scevra di un puntuale riscontro”. Questo porta la Procura a ritenere che sussistano “dubbi fondati sulla effettiva consistenza e serietà di tali manifestazioni di interesse”, tenuto inoltre conto che il nostro ordinamento giuridico, vieta l’utilizzo di “intestazioni fiduciarie in operatori economici partecipanti a procedure di gara, per evitare il rischio di infiltrazioni mafiose e occulte nell’esecuzione di appalti pubblici”. In questo caso, pur non essendo una procedura di “evidenza pubblica”, “è necessario porre la massima attenzione alla partecipazione di soggetti terzi, per evitare che il vincolo di capitale partecipato dal Comune, non sia eluso attraverso soggetti a cui sarebbe vietato l’esercizio del gioco d’azzardo”.