Per le scommesse, per il gioco legale e tutte le attività autorizzate è arrivato finalmente il momento di poter contare su decisioni non idelogiche?

Il Presidente della Repubblica Mattarella ha deciso di tentare la carta Draghi. Un’ipotesi, quella della formazione di un nuovo governo, tutt’altro che scontata, ma sulla quale in molti stanno contando, con evidente soddisfazione dellla finanza che oggi sta premiando l’idea.

Sempre più remota l’ipotesi di andare al voto si profila quindi quella di un governo ‘tecnico’. Si tratta di un governo basato sull’accordo tra partiti che non nasce evidentemente da obiettivi comuni la cui prerogativa è quella di nominare come membri personaggi che abbiano delle specifiche competenze “tecniche”, per l’appunto.

E sappiamo bene quanto il settore del gioco abbia bisogno di ‘tecnici’ e non di passionari. I danni che in questi anni hanno prodotto le visioni ideologiche su un settore che ha puntato sulla legalizzazione sono incalcolabili.

Gli ultimi due governi sono intervenuti sul settore secondo una logica di espulsione delle imprese dal tessuto legale. La ‘riduzione’ dell’offerta così come articolata secondo l’ormai datata intesa Stato-Regioni (che se rapportata ai tempi delle dinamiche imprenditoriali appare già archeologia) non è mai stata attuata perchè la politica al governo, per prima, non l’ha mai permesso.

Non ridurre ma eliminare, questa è la verità.

Prova ne è il fatto che in questi mesi di pandemia e di sospensione delle attività la figura politica delegata alle questioni del settore, ovvero il sottosegretario all’Economia Baretta, non è stato mai messo nelle condizioni di esprimersi pubblicamente sulle riaperture.

Se ‘tecnico’ oggi vuol dire il contrario di ideologico, che allora ben vengano i ‘competenti’. Ma che lo siano davvero. Il settore del gioco non può permettersi decisori che facciano filosofia spicciola, che agiscono sulla base delle emozioni, del sentito dire e di discutibili quanto mai improbabili dati scientifici che nessuno può permettersi di confutare.

In assenza di una visione laica di questo mercato abbiamo visto fare cose incredibili, norme approvate contro ogni logica, unicamente con intenti ‘punitivi’.

Oggi vorremmo che non fosse più così. La strada è tutt’altro che scorrevole, teniamoci pronti ad assistere ad acrobatiche capriole all’indietro, ad improvvisi vuoti di memoria, a promesse non mantenute.

E’ solo un primo passo. cm