Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria – ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale si revocava la concessione della ricevitoria del gioco del lotto n. -OMISSIS- sita in Reggio Calabria, via -OMISSIS-, n. -OMISSIS- e disponeva l’incameramento del deposito cauzionale della ricevitoria.

Si legge: “Con ricorso notificato in data 6 novembre 2020 e depositato il successivo 22 novembre, -OMISSIS-, assegnatario della ricevitoria del gioco del lotto -OMISSIS- annessa alla rivendita di generi di Monopolio -OMISSIS- sita in Reggio Calabria, Via -OMISSIS-, n. -OMISSIS-, ha impugnato il provvedimento prot. n. 17214 del 25/6/2020, notificatogli il 7/9/2020, con il quale il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli – Dir. Interreg. Campania e Calabria – Uff. dei Monopoli per la Calabria – Sez. Oper. Territ. di Reggio Calabria, decretava la revoca dell’anzidetta concessione disponendo, al contempo, l’incameramento del deposito cauzionale – giusta polizza assicurativa n. 209R3942, stipulata con Zurich in data 1/1/2013 – per l’importo di € 26.000,00, nonché gli altri atti connessi, collegati e presupposti, come meglio indicati in epigrafe.

1.1. Il ricorrente espone in fatto che in data 24/8/2012, alle ore 20:15 circa, si presentavano presso la sua ricevitoria due soggetti muniti di cappellino con la sigla ‘(…)’, qualificandosi come tecnici dell’anzidetta società, concessionaria dello Stato per la riscossione dei proventi del gioco del lotto, incaricati di effettuare l’aggiornamento del software del terminale del lotto.

Tuttavia, anziché eseguire l’aggiornamento, effettivamente preannunciato dalla (…) con nota del precedente 10 luglio, nella quale si comunicava l’avvio dell’attività manutentiva “dal giorno 24-08-2012 in poi”, i sedicenti operatori, avuto accesso al sistema, effettuavano giocate al gioco del c.d. “10&lotto” per l’importo complessivo di euro 240.232,00, allontanandosi successivamente dalla ricevitoria con l’impegno di farvi ritorno il giorno seguente per verificare il buon esito dell’operazione di aggiornamento.

Egli si avvedeva soltanto il giorno seguente di essere stato vittima di una truffa, non riuscendo ad accedere al terminale, sporgendo perciò rituale denuncia alle autorità competenti, a seguito della quale veniva instaurato un apposito procedimento penale a carico di ignoti (n. 5823/2012).

Nonostante la natura evidentemente fittizia delle giocate poste in essere dai sedicenti operatori della società, cui di fatto non aveva corrisposto l’incasso per la ricevitoria delle somme risultanti al terminale, l’Amministrazione provvedeva a contestargli il mancato versamento dei proventi estrazionali del gioco del lotto nella settimana contabile che va dal 22/8/2012 al 28/8/2012 per l’importo di euro 240.232,00, sospendendo la concessione ed avviando il procedimento per la relativa revoca (prot. n. 93736 del 23/11/2012), con contestuale ingiunzione al pagamento delle somme non riversate con atto di intimazione prot. n. 66256 del 29/8/2012, rettificato dal successivo provvedimento prot. n. 73904 del 26/9/2012, non procedendo ad ulteriori attività nell’attesa degli esiti del suddetto procedimento penale.

Detto procedimento veniva archiviato con decreto del 13/6/2013 e con provvedimento prot. n. 0009857 del 25/2/2020 l’Agenzia Dogane Monopoli – Ufficio dei Monopoli per la Calabria comunicava l’avvio del procedimento di revoca della concessione della ricevitoria per l’omesso versamento dei proventi del gioco del lotto su indicati.

Il procedimento, su istanza dell’interessato, contenente anche deduzioni difensive in ordine ai fatti posti a fondamento dell’addebito, veniva sospeso ai sensi dell’art. 103 d.l. n. 18 del 2020.

Quindi, con il provvedimento impugnato (prot. n. 17214 del 26/6/2020, notificato il 7/9/2020), l’Amministrazione procedente gli comunicava la revoca in via definitiva della concessione.

1.2. In punto di diritto, a fondamento del gravame il ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento gravato in relazione ai vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, declinati nell’ambito di tre distinte doglianze rubricate come segue:

1) Violazione degli artt. 1218 e 1455 c.c. Violazione delle disposizioni che disciplinano l’esercizio del potere di revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto ed in particolare della legge n. 1923 del 1957. Omessa valutazione del fatto che l’inadempimento era dipeso da un fatto non imputabile al debitore, per essersi verificato il fatto illecito di un terzo (truffa). Omessa valutazione delle circostanze di fatto. Eccesso di potere.

Con una prima doglianza si duole, in particolare, che l’Amministrazione non avrebbe adeguatamente valutato le ragioni del contestato inadempimento, riconducibile in via esclusiva al fatto illecito del terzo, non avendo egli provveduto al versamento dei proventi estrazionali del gioco del lotto nella settimana contabile di interesse in quanto rimasto vittima di una truffa. Ed infatti, le giocate effettuate il 24 agosto 2012 non avrebbero potuto essere qualificate quali puntate effettive, integrando piuttosto il risultato di una manomissione del terminale posta in essere dai sedicenti operatori della (…) al fine di ottenere vincite a fronte di poste puramente fittizie; manomissione peraltro provata ex se dal mancato blocco automatico del terminale oggetto di intervento al raggiungimento della soglia di gioco pari a 10 volte l’importo della cauzione prestata a garanzia degli obblighi contrattuali.

Nella sua condotta non sarebbero dunque ravvisabili gli estremi della negligenza evocata a fondamento della disposta revoca della concessione, rilevando il fatto illecito del terzo, analogamente al caso fortuito o alla forza maggiore, quale causa di esclusione della colpevolezza e, dunque, della rimproverabilità a titolo di colpa dell’evento violativo del contratto di disciplina del rapporto concessorio.

L’Amministrazione avrebbe inoltre omesso di considerare che l’intervento di manutenzione e aggiornamento del software era stato preannunciato dalla stessa società concessionaria, la quale, infatti, con missiva del 10/8/2012 aveva informato tutti i Concessionari che proprio dal giorno 24/8 seguente si sarebbero presentati in ricevitoria operatori autorizzati per eseguire le operazioni de quibus ai fini della corretta funzionalità del terminale. Sicché la presentazione in ricevitoria dei tecnici sedicenti della (…) non avrebbe potuto ingenerare in capo al dipendente presente in loco alcun sospetto, trovando piena corrispondenza nell’avviso diramato da parte della stessa società. Parimenti obliterata sarebbe stata, inoltre, la circostanza della sua assenza dalla ricevitoria per ragioni di salute, da leggersi congiuntamente all’affidamento riposto dall’assistente che riceveva gli operatori nella genuinità dell’intervento che gli stessi dichiaravano di dover effettuare, richiamando costoro immediatamente proprio la comunicazione ricevuta qualche giorno prima.

2) Violazione degli artt. Violazione degli artt. 1218 e 1455 c.c. Violazione delle disposizioni che disciplinano l’esercizio del potere di revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto ed in particolare dell’art. 34 della legge n. 1923 del 1957. Omessa valutazione del fatto che l’inadempimento era dipeso da un fatto non imputabile al debitore, per essersi verificato il fatto illecito di un terzo (truffa). Omessa valutazione delle circostanze di fatto. Difetto di motivazione. Eccesso di potere.

Lamenta, ancora, che le circostanze poste dall’Amministrazione a base dell’impugnata revoca non comproverebbero l’inadempimento contestato, non potendo, per un verso, ascriversi rilevanza né all’archiviazione del procedimento penale, dipesa verosimilmente dalla mancata individuazione dei responsabili né all’omessa trasmissione del relativo decreto all’Amministrazione procedente, in quanto mai notificato al ricorrente, e deponendo, piuttosto, in contraria prospettiva, l’omessa effettuazione di qualsivoglia indagine e/o accertamento da parte della società (…), la quale, infatti, ben avrebbe potuto procedere al ritiro del terminale sul quale erano intervenuti i sedicenti operatori per verificare eventuali manomissioni, escludendo per tal fatta che per le giocate fittizie fossero stati incamerati introiti poi non versati all’Erario. L’avvenuta manomissione del terminale sul quale avevano operato i sedicenti operatori avrebbe potuto inoltre essere desunta dal mancato blocco automatico del sistema al raggiungimento della raccolta del gioco pari a 10 volte l’importo della cauzione prestata a garanzia degli obblighi contrattuali, misura questa introdotta con Decreto Direttoriale del 3 agosto 2012. Più specificamente, a fronte del deposito cauzionale di euro 4.880,00 il blocco sarebbe dovuto scattare a 48.800,00 ed invece, a causa dell’avvenuta manomissione, il terminale non si bloccava, consentendo giocate sino all’importo di euro 240.232,00.

Per tali ragioni il formulato giudizio di insussistenza della diligenza qualificata che deve assistere l’attività dei concessionari dello Stato non potrebbe che ritenersi viziato da eccesso di potere, posto che, in primo luogo, l’assistente del ricorrente, sig. OMISSIS, presente in ricevitoria durante le operazioni de quibus era formalmente autorizzato dall’Amministrazione allo svolgimento del servizio de quo, per come risulta dalla nota prot. n. 14909 del 31/12/2007 a firma del Funzionario Delegato dal Dirigente dell’Ufficio Regionale dei Monopoli di Stato della Calabria e della Basilicata. Sicché non corrisponderebbe al vero la circostanza che egli abbia lasciato a tempo indeterminato la gestione del servizio all’assistente, essendosi assentato dalla ricevitoria solo nel tardo pomeriggio per una visita odontoiatrica come risulta dal certificato medico allegato. Irrilevante sarebbe ancora da considerarsi la circostanza dell’orario in cui l’intervento tecnico veniva effettuato, non essendovi orari stabiliti per gli interventi degli operatori e trattandosi inoltre del periodo estivo. Parimenti insussistente sarebbe inoltre l’addebito di aver disatteso le indicazioni comunicate da (…) in merito alle procedure da seguire per l’accesso ai controlli in ricevitoria, atteso che non sempre l’arrivo di personale tecnico viene preannunciato tramite terminale ed essendosi in passato in più occasioni gli operatori presentati senza preavviso. Allo stesso modo, infine, non avrebbe potuto essere valorizzata la circostanza dell’omessa installazione di un impianto di sorveglianza, non essendo detta cautela richiesta ai titolari di ricevitoria da alcuna disposizione normativa e/o di settore.

3) Violazione delle disposizioni che disciplinano l’esercizio del potere di revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto ed in particolare dell’art. 34 della legge n. 1923 del 1957. Omessa valutazione della gravità dell’inadempimento. Omessa valutazione del fatto che l’inadempimento era dipeso da un fatto non imputabile al debitore, per essersi verificato il fatto illecito di un terzo (truffa). Omessa gradazione della sanzione applicabile.

Un’ultima ragione di illegittimità del provvedimento sarebbe infine rintracciabile nell’ingiustificata applicazione della sanzione più grave, in violazione dell’art. 34 della legge n. 1923 del 1957, che rimette invero all’Amministrazione un ampio potere discrezionale in ordine alla scelta della sanzione da applicare al concessionario che si renda colpevole di trasgressioni nella gestione delle ricevitorie, non potendo darsi ingresso ad alcuna automaticità della revoca della concessione in caso di omesso versamento di quanto dovuto, essendo invece l’Amministrazione sempre tenuta a valutare i singoli casi individuando, nell’esercizio dell’anzidetto potere, la sanzione più adeguata da applicare, da commisurarsi alla gravità della condotta, tenuto conto che la revoca della concessione costituisce la misura più severa ed afflittiva che va dunque applicata, nel rispetto del principio di proporzionalità, ai casi più gravi sulla base di un’adeguata motivazione che dia conto delle relative ragioni.

1.3. Concludeva, pertanto, per l’annullamento della gravata revoca, unitamente agli atti presupposti e conseguenti, previa sospensione della relativa efficacia.

2. Per resistere al ricorso si costituivano con memoria del 12/12/2020 il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, eccependone in via preliminare la tardività in relazione agli atti, ritualmente notificati, connessi e/o collegati alla revoca della gravata concessione (ingiunzione di pagamento prot. n. 10811 del 3 marzo 2020, notificata in data 11 marzo 2020; provvedimento prot n. 9857 del 25 febbraio 2020 con il quale il medesimo Ufficio comunicava l’avvio del procedimento di revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto n. -OMISSIS- annessa alla rivendita di generi di monopolio -OMISSIS-; provvedimento prot. n. 66256 del 29 agosto 2012, rettificato dal successivo prot. 73904 del 26 settembre 2012, con il quale l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, Ufficio Regionale della Sicilia, Sez. Distaccata di Messina, aveva provveduto a sospendere la concessione -OMISSIS-, nonché ad intimare il pagamento delle somme non riversate con gli atti di intimazione di pagamento). Nel merito la difesa erariale controdeduceva, poi, alle doglianze avversarie, assumendone la totale infondatezza ed insistendo pertanto per il rigetto del ricorso.

3. A tali rilievi parte ricorrente replicava con memoria del 14/12/2020, contestando la fondatezza dell’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso, stante l’illegittimità in via derivata dei provvedimenti impugnati congiuntamente alla revoca, e riportandosi nel merito alle doglianze articolate, rivendicando l’assoluta imprevedibilità dell’evento dedotto a fondamento del contestato inadempimento, in alcun modo evitabile con l’uso dell’ordinaria diligenza.

4. Rigettata con ordinanza n. 292 del 17/12/2020 la domanda cautelare, poi accolta dal giudice d’appello dopo aver messo in evidenza “il notevole lasso temporale che separa l’impugnato provvedimento di revoca (del 2020), rispetto ai fatti che ne costituiscono il presupposto (del 2012)”, ma “impregiudicato ogni ulteriore approfondimento in ordine alla fondatezza dei motivi di ricorso, che avverrà in sede di esame della controversia nel merito da parte del giudice di primo grado”, la controversia è stata posta in decisione all’udienza del 23/6/2021, in vista della quale parte ricorrente depositava una memoria difensiva, segnalando appunto la sospensione in sede d’appello dei provvedimenti impugnati ed insistendo nelle doglianze articolate con il ricorso.

5. Ritiene il Collegio, all’esito del più penetrante approfondimento delle risultanze processuali condotto nella presente sede di merito, di confermare il giudizio espresso nella pregressa fase cautelare, resistendo il provvedimento impugnato alle critiche difensive spiegate nel ricorso.

Può pertanto prescindersi dallo scrutinio dell’eccezione di inammissibilità del gravame per tardività sollevata dalla difesa erariale con riferimento ai provvedimenti connessi a quello di revoca della concessione impugnati dal ricorrente congiuntamente a quest’ultimo, essendone stata dedotta l’illegittimità esclusivamente per vizi derivati da quello di revoca. Sicché il vaglio negativo dei motivi di ricorso assume di per sé valenza ostativa alla verifica della legittimità degli anzidetti provvedimenti, comunque poggianti sul medesimo presupposto fattuale addotto a sostegno della revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto.

6. Tanto chiarito, giova rimarcare che detto ultimo provvedimento veniva assunto dall’Amministrazione procedente in conseguenza del riscontro dell’esistenza di un omesso versamento da parte del ricorrente, quale titolare della ricevitoria del gioco del lotto n. -OMISSIS-, annessa alla rivendita di generi di monopolio -OMISSIS- sita in Reggio Calabria, via -OMISSIS-, n. -OMISSIS-, di puntate del gioco “10 & Lotto” per l’importo complessivo di € 242.240,00, effettuate nella settimana contabile compresa tra il 22 e il 28/8/2012 ed in particolare nella serata dal 24 agosto.

In relazione a tale omissione, a seguito di denuncia presentata dall’assistente del ricorrente per la truffa asseritamente commessa in occasione degli accadimenti qui rilevanti, veniva instaurato il procedimento penale n. 5823/2012, conclusosi con decreto di archiviazione del 13/6/2013, che veniva acquisito dall’Amministrazione procedente, a seguito di apposita richiesta inoltrata in data 29/1/2020 alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, il 19/2/2020, con prot. n. 9217, non avendo parte ricorrente provveduto alla relativa trasmissione.

Deve ancora rimarcarsi, sempre in punto di fatto, che può considerarsi pacificamente accertata, in quanto ammessa dallo stesso ricorrente, la circostanza della ricezione in data 10/8/2012 (così indicata in ricorso ancorché il timbro postale rechi la diversa data del 10/7) di una comunicazione da parte della società (…) con la quale veniva preannunciato che a far data dal 24/8/2012 vi sarebbe stata una visita di tecnici autorizzati per l’aggiornamento del software. Del pari non controversa, in assenza di specifica contestazione, deve ritenersi la precedente ricezione da parte di tutti i Concessionari a mezzo terminale – dedotta dalla difesa erariale nelle proprie controdeduzioni, con pertinente produzione documentale – di un avviso spedito da parte della medesima (…) il 20/4/2012 a mezzo del quale venivano segnalate possibili attività illecite poste in essere da sedicente personale tecnico della società, fornendosi altresì precise indicazioni circa le procedure da seguire per scongiurare il rischio del compimento di eventuali azioni fraudolente, consistenti, al di là della doverosa identificazione del personale tramite apposito badge, nello spegnimento del terminale di gioco (log off), nel permettere l’accesso (log in) al personale solo tramite il badge di manutenzione in loro possesso e nel divieto di fornire le proprie credenziali di accesso al sistema.

6.1. Orbene, a fronte di tali circostanze e tenuto conto degli ulteriori elementi addotti a fondamento dell’addebito di negligenza elevato a carico del ricorrente (orario serale/notturno in cui veniva eseguito l’intervento manutentivo – dalle 20:15 alle 23:00 -; sua assenza dalla ricevitoria per tutto il tempo dell’operazione; omessa osservanza delle cautele indicate nella richiamata missiva del 20/4 e mancato funzionamento dell’impianto di videosorveglianza), le prime due doglianze difensive, suscettibili di esame congiunto in quanto comunemente incentrate sul dedotto assoluto impedimento al versamento dei proventi del gioco per causa non imputabile (fatto illecito del terzo, assimilabile quoad effectum, al caso fortuito o alla forza maggiore), non risultano suscettibili di positivo apprezzamento, non ricorrendo, invero, né il carattere dell’imprevedibilità né quello dell’impossibilità oggettiva di impedire il verificarsi dell’evento dannoso (la manomissione del sistema) dal quale sarebbe derivata la preclusione al versamento dei proventi delle giocate, di fatto mai incassati.

Ebbene, nel caso di specie, la condotta del concessionario figura caratterizzata da un’elevata negligenza, senz’altro giustificante la risoluzione del rapporto di concessione, stante la superficialità manifestata nell’occasione da cui traeva spunto la vicenda, avendo il ricorrente colposamente trasgredito alle regole generali di diligenza qualificata richiesta ai concessionari nello svolgimento del contratto di concessione nonché alle cautele specifiche impartite dalla società concessionaria con la comunicazione del 20/4/2012 proprio al fine di prevenire la perpetrazione di azioni fraudolente sui terminali in occasione di fantomatici controlli della relativa funzionalità.

E’ dunque da ritenere, coerentemente ai rilievi critici articolati da parte resistente, che il ricorrente, usando la diligenza ordinariamente richiesta ai concessionari nello svolgimento del rapporto di concessione, ben avrebbe potuto prevedere ed impedire l’evento dannoso verificatosi la sera del 24/8/2012, garantendo in primis la propria presenza continuativa nella ricevitoria nel periodo interessato dalla programmata attività manutentiva del software ed impartendo al proprio assistente, durante le sue assenze dovute a circostanze eccezionali, tutte le direttive necessarie, anche e soprattutto tenuto conto dell’avviso diramato dalla (…) a seguito delle segnalazioni giunte da parte di altri concessionari circa la perpetrazione di tentativi di accessi fraudolenti al sistema, a impedire l’accesso al terminale di personale non autorizzato.

Le cautele in questione sono state, di contro, nella vicenda di specie trasgredite, figurando invero irrilevante tanto la circostanza dell’assenza del titolare della ricevitoria per motivi di salute, ricondotti peraltro ad una visita odontoiatrica in orario decisamente insolito, quanto quella che l’assistente presente nella ricevitoria fosse autorizzato alla sostituzione del primo dall’Amministrazione, rispondendo evidentemente il titolare delle condotte violative degli obblighi di legge poste in essere dai propri ausiliari.

Nel caso che occupa sono stati in definitiva trasgrediti tutti quegli adempimenti prudenziali, richiesti dal buon senso prim’ancora che dalla diligenza qualificata esigibile dall’operatore professionale e, comunque, pure indicati nella predetta missiva, che avrebbero verosimilmente consentito, secondo una regola di comune esperienza, di evitare l’attività fraudolenta invece indisturbatamente posta in essere dai sedicenti operatori della (…).

In particolare, il concessionario avrebbe dovuto: prestare la dovuta attenzione all’orario di svolgimento dell’intervento, del tutto anomalo e di per sé sufficiente a destare allarme; richiedere idoneo documento di riconoscimento ai sedicenti tecnici senza lasciarsi fuorviare dalla mera esibizione di un accessorio della divisa recante il logo della ‘(…)’ (nella specie, cappellino); spegnere il terminale di gioco; verificare costantemente l’esecuzione dell’intervento, chiedendo delucidazioni in itinere sull’avanzamento dell’aggiornamento, soprattutto a fronte della protrazione delle operazioni per oltre tre ore dal relativo avvio (secondo quanto osservato dallo stesso ricorrente, dalle ore 20.15 circa alle 23); manutenere e rendere funzionante l’impianto di videosorveglianza, indipendentemente dal fatto che la relativa installazione fosse o meno obbligatoriamente prevista.

Si consideri, inoltre, che all’assistente di ricevitoria, in base alle disposizioni della L. n. 1293 del 1953 e del disciplinare del contratto di concessione, non è permesso di presenziare alle operazioni tecniche sul terminale, essendo egli facoltizzato, solo in caso di temporanea assenza del titolare, a compiere le sole operazioni strettamente necessarie all’erogazione dei servizi al pubblico.

Ne consegue che a fronte della comunicazione del 10/7/2012, con cui veniva resa nota la programmazione di un imminente intervento tecnico di aggiornamento del software, da eseguirsi a far data dal successivo 24 agosto, il ricorrente avrebbe dovuto assicurare la propria presenza nella ricevitoria onde poter presenziare allo svolgimento delle anzidette operazioni. Ove poi si fossero presentate improrogabili ragioni di assoluto impedimento – e tali non possono evidentemente considerarsi quelle allegate e documentate in relazione ad una non meglio specificata visita odontoiatrica, certificata peraltro a distanza di mesi dal giorno in cui avrebbe avuto svolgimento (il certificato è dell’11/10/2012) –, sarebbe stato suo preciso onere quello di impartire al suo assistente, per come già rilevato, istruzioni precise e stringenti circa il comportamento da adottare in caso di richiesta di intervento tecnico in sua assenza, sollecitando, in primis, la riprogrammazione in altra data dell’intervento.

È da rilevare, peraltro, che non è stata documentata alcuna comunicazione telefonica tra assistente e titolare né alcuna richiesta di chiarimenti a (…), nonostante vi fossero tutti gli elementi utili per dubitare della genuinità delle operazioni.

6.2. Alla luce di tali considerazioni devono dunque ritenersi sussistenti gli elementi integrativi tipici della colpa, estrinsecatasi nella negligenza e imprudenza, avendo omesso, il concessionario, di adottare ogni misura idonea ad impedire il verificarsi dell’evento fraudolento in ipotesi subito ad opera di terzi, rimasto, peraltro, a fronte degli esiti del procedimento penale instaurato a seguito della denuncia sporta, del tutto privo di qualsiasi riscontro probatorio, e senza che, al riguardo, possa in alcun modo contestarsi all’Amministrazione di non aver posto in essere verifiche e accertamenti sulla dinamica dei fatti riferita dal ricorrente, non competendo di certo ad essa l’espletamento di indagini in ordine a condotte integranti reati.

6.3. Analogamente infondata è la terza doglianza, non potendo affatto condividersi il censurato difetto di proporzionalità, anche sul versante motivazionale, tra i fatti commessi e la sanzione estrema della revoca della concessione applicata dall’Amministrazione procedente ai sensi dell’art. 34, primo comma, n. 1, della legge n. 1293/1957.

Infatti, del comportamento gravemente negligente in capo al concessionario, del venir meno del rapporto fiduciario tra concessionario ed Amministrazione, a causa del grave inadempimento degli obblighi su di lui gravanti, della grave perdita economica subita dall’Erario, concretizzatasi nell’omissione dei versamenti relativi alla settimana contabile del 22 agosto 2012 per un ammontare complessivo di € 242.240,00, è tenuto a rispondere esclusivamente il concessionario, il quale assume infatti la qualifica di agente contabile, con assoggettamento alla disciplina dettata dall’art. 194 r.d. n. 827 del 1924.

L’obbligo dell’agente contabile di riversare le somme all’Erario sorge, infatti, al momento dell’inserimento della giocata nel terminale, non assumendo alcuna rilevanza la circostanza del mancato effettivo incasso da parte del ricevitore delle somme richieste dall’Amministrazione, salvo che tale inadempimento sia riconducibile a provate circostanze oggettive di assoluto impedimento del raccoglitore. Il ricorrente non ha fornito la prova di tale circostanze, né responsabilità altrui sono state dall’Autorità giudiziaria penale.

Deve peraltro considerarsi che, anche in assenza di formale notifica da parte della Procura della Repubblica, un comportamento diligente e rivolto all’interesse dell’Amministrazione, in base al rapporto fiduciario che con la stessa deve necessariamente intercorrere, avrebbe imposto al concessionario di informarsi costantemente circa gli esiti del procedimento penale e di comunicarlo tempestivamente all’Ufficio al fine di consentirgli di procedere di conseguenza, essendo stato egli notiziato della sospensione del procedimento amministrativo proprio in attesa della definizione di quello penale.

Quanto, poi, al censurato uso del potere discrezionale nella scelta della sanzione, la giurisprudenza con orientamento consolidato è propensa a predicare un’interpretazione piuttosto severa delle norme di riferimento, ritenendo sussistente la responsabilità del concessionario, a pena di revoca della concessione, anche nel caso di mero ritardo nel versamento delle somme dovute (cfr. TAR Lazio, sez. II, 7 maggio 2020, n. 4800; nonché TAR Lombardia, sez. IV, 11 luglio 2017, n. 1584, secondo cui “la vendita dei generi di monopolio è accompagnata da un regime improntato a una particolare severità, in quanto il concessionario è investito di specifiche responsabilità, così che ogni fatto costituente violazione del dovere di fedeltà commerciale può legittimamente dare luogo, una volta accertata l’esistenza dei presupposti di fatto e di diritto, alla irrogazione della massima sanzione disciplinare costituita dalla revoca della licenza di rivendita dei generi di monopolio”).

7. Per tali ragioni il ricorso va conclusivamente rigettato.

8. Le spese seguono la soccombenza e vanno poste a carico di parte ricorrente nella misura di cui in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna parte ricorrente al pagamento, in favore delle Amministrazioni resistenti, delle spese di giudizio, che liquida in complessivi € 1.500,00, oltre accessori se dovuti”.