Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Sale slot e dipendenza dal gioco d’azzardo. La Giunta Comunale di Parma ha approvato una modifica al regolamento urbanistico che impedirà l’apertura di nuove sale slot. Il provvedimento quindi non vale per quelle già attive, che potranno proseguire nella loro attività. La riflessione di Marco Bosi, capogruppo della maggioranza in Consiglio comunale.

“Ieri abbiamo approvato una modifica del regolamento urbanistico edilizio che impedirà l’apertura di nuove sale slot in città. Uno strumento che cerca di arginare un fenomeno, quello della ludopatia, che sta assumendo dimensioni preoccupanti. Sia chiaro: non credo che il proibizionismo sia mai la soluzione. Sarei ipocrita a dirlo visto che sono uno di quelli a cui piace fare una partita a poker con gli amici, così come mi è capitato di andare anche al casinò. In un dibattito sul tema un paio di anni fa ho avuto l’occasione di confrontarmi con una psicologa del Sert che spiegava come la maggioranza delle dipendenze legate all’azzardo derivino da slot e gratta e vinci. E’ anche scorretto definirle “ludopatie”, sempre di più ora vengono riconosciute come “azzardopatie”, proprio perché si tratta di giochi in cui è assente l’aspetto ludico. Questi tipi di giochi riescono ad avere un’influenza così forte sulle persone proprio perché costruite per alienare l’individuo dal contesto e spingerlo a giocare senza sosta. Pensiamo alle sale slot, hanno sempre le vetrate oscurate in modo che il giocatore non solo possa giocare senza occhi indiscreti che lo guardano (e quindi lo giudicano), ma facendo anche in modo che lui dall’esterno non veda fuori, non si renda conto del tempo che passa, del passare dal giorno alla notte e viceversa, tenendolo incollato a quelle dannate macchinette.

Risolto quindi il problema con questo nuovo regolamento? Assolutamente no. E’ uno strumento utile, che cerca di contenere la diffusione di queste sale, ma l’offerta di gioco d’azzardo ora è talmente ampia da rendere impossibile il controllo senza una legge organica. La legge sul gioco d’azzardo in Italia risale al 1931 e salvo qualche aggiornamento che c’è stato, è rimasta la stessa da quasi un secolo. Ma nel frattempo il mondo è cambiato. Esistono tanti giochi nuovi, ma soprattutto esistono modalità nuove di gioco, come il gioco online. E allora bisogna rendersi conto che ci sono giochi e giochi, che quelli con un aspetto di socialità (pensiamo alla tombola) e componenti di abilità (pensiamo al bridge) sono meno pericolosi per gli individui. Bisogna dire che se non si può pubblicizzare le sigarette allora si dovrebbe vietare anche la pubblicità al gioco, soprattutto se chi ci sta dietro è lo Stato. Bisogna rendersi conto che oggi il casinò sta nella nostra tasca e si chiama smartphone e quindi vietare il gioco tout-court è impossibile, oltre che una spinta verso il gioco illegale. Bisogna quindi controllare e limitare l’offerta, evitare di spingere le persone verso il gioco e porre dei limiti per evitare che cadano nella dipendenza. Una strada potrebbe essere quella dell’utilizzo della tessera sanitaria, per monitorare la quantità di denaro speso e fissando dei tetti mensili. Per fare tutto questo però serve prima di tutto una volontà politica, partendo dalla consapevolezza che il costo sociale di questa piaga è molto superiore agli introiti che incassa lo Stato”.

Commenta su Facebook