La Corte di Cassazione ha accolto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da un bar contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, avverso la sentenza n. 5177/18/17 della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sez. st. di Latina, in merito al mancato pagamento dell’imposta unica sulle scommesse.

Si legge nell’ordinanza: “Osservato che l’Agenzia delle Dogane provvide a riprese nei confronti della (…) relative all’anno di imposta 2009, per mancato pagamento dell’imposta unica sulla raccolta delle scommesse a quota fissa, sportive e non, realizzata per conto del bookmaker austriaco (…), operante in forza di licenza rilasciata dalle autorità austriache; che la contribuente impugnò l’avviso di accertamento innanzi alla C.T.P. di Latina la quale, con sentenza 1567/2015, rigettò il ricorso; che tale decisione fu appellata dalla contribuente innanzi alla C.T.R. del Lazio, sez. st. di Latina la quale, con sentenza n. 5177/18/17, depositata il 12.9.2017, rigettò il gravame affermando — per quanto in questa sede ancora interessa — la legittimità della ripresa operata dall’Ufficio, alla luce di quanto disposto dall’art. 1, comma 66, della I. n. 220 del 2010, di interpretazione autentica dell’art. 3 del d.lgs. n. 504 del 1998; che avverso tale sentenza la (…) ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, illustrato da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c.; è rimasta intimata l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; considerato che con l’unico motivo la difesa della contribuente lamenta (in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.) la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1, comma 66, della I. n. 220 del 2010 e dell’art. 3 del d.lgs. n. 504 del 1998, come residuati a seguito della declaratoria di loro parziale Ric. 2018 n. 9195 sez. ST – ud. 15-10-2021 -2- illegittimità ad opera della Corte Costituzionale con sentenza 14.2.2018, n. 27;

che il motivo è fondato; che, effettivamente, nelle more della pendenza del termine per la proposizione dell’odierno ricorso per cassazione, la Corte costituzionale, con sentenza 14.2.2018, n. 27, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 del d.lgs. n. 504 del 1998 e dell’art. 1, comma 66, lettera b), della I. n. 220 del 2010, nella parte in cui prevedono che, nelle annualità d’imposta precedenti al 2011 siano assoggettate all’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse le ricevitorie operanti per conto di soggetti privi di concessione, chiarendo che in quel periodo non si può procedere alla traslazione dell’imposta, perché l’entità delle commissioni già pattuite fra ricevitorie e bookmaker si era già cristallizzata sulla base del quadro precedente alla I. n. 220 cit. (cfr. anche, per una analitica ricostruzione della disciplina vigente in materia, Cass., Sez. 5, 30.3.2021, n. 8757, Rv. 660937-02); che il mutamento normativo prodotto da una pronuncia d’illegittimità costituzionale, configurandosi come ius superveniens, impone, anche nella fase di cassazione ed in ragione dell’efficacia retroattiva – salva l’avvenuta formazione del giudicato – delle pronunce di accoglimento della Corte Costituzionale (Cass., Sez. 2, 7.5.2019, n. 11953, Rv. 653808- 01), la disapplicazione della norma dichiarata illegittima e l’applicazione della disciplina risultante dalla decisione anzidetta (Cass., Sez. 5, 20.12.2019, n. 34209, Rv. 656382- 02); che riguardando la controversia l’anno di imposta 2009, non può che trarsene la conclusione della illegittimità della ripresa operata, per tale annualità, nei confronti della contribuente, quale esercente attività di ricevitoria per conto di bookmaker avente sede in altro Stato membro dell’Unione, ma privo di concessione italiana;

ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere accolto e, per l’effetto, la gravata decisione cassata; non essendo necessari, peraltro, ulteriori accertamenti di fatto, la causa ben può essere decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso della (…); che le spese di tutti i gradi di lite vanno interamente compensati tra le parti, in considerazione della sopravvenuta declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 66, lett. b, cit. nelle more dello svolgimento del presente giudizio e di cui si è dato conto in motivazione”.

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