«Non ci sono studi che possano dimostrare che l’introduzione di limiti più stringenti per il gioco – come ad esempio il distanziometro – incida effettivamente sul numero di giocatori patologici. Ecco perché il divieto di installare apparecchi da gioco nei pubblici esercizi della Valle d’Aosta, su cui è al lavoro la Commissione Servizi Sociali del Consiglio regionale, è inutile ai fini della tutela della salute». Lo ha dichiarato Luciano Rossi, consigliere dell’associazione dei gestori As.Tro, in audizione in V Commissione.

Attualmente, la norma prevede un distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili e la facoltà, per i Comuni, di disciplinare gli orari di apertura e di funzionamento degli apparecchi. La modifica prevede che il gioco sia consentito esclusivamente nelle sale ed esclude, quindi, tutti gli spazi all’interno degli esercizi pubblici.

«Abbiamo portato ad esempio alcuni casi, come la provincia di Bolzano o il Piemonte, dove sono state introdotte delle restrizioni per il gioco, ma non si sono visti miglioramenti in termini di tutela della salute dei cittadini», ha sottolineato Rossi.

«Non solo non esistono dati sulla diminuzione del numero dei giocatori patologici, ma la politica proibizionista (che ha portato alla contrazione dell’offerta legale) ha lasciato spazio all’illegalità. Lo testimonia la comparsa dei totem online illegali» che, in diversi locali pubblici di Torino, «si sono sostituiti agli apparecchi di gioco lecito: episodi che non fanno che confermare la deriva dell’illegalità, che avevamo già prospettato ai legislatori piemontesi, prima dell’introduzione del distanziometro», conclude Rossi.