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(Jamma) – Sale da gioco via dal centro e lontane da scuole e centri anziani, videolottery vietate nei giorni festivi. Roma cerca di porre un argine al gioco d’azzardo e alla ludopatia approvando il Regolamento che introduce in città distanze minime dai luoghi “sensibili” e limiti agli orari di attività.

Le sale gioco dovranno essere a distanza da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri giovanili, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziali e centri anziani. Totalmente vietato, nel centro e nelle aree pedonali, l’uso delle slot machine. Vengono infine previste sanzioni che, aggiungendosi a quelle già stabilite dalla normativa esistente, prevedono sospensioni in caso di violazioni reiterate o, in casi gravi, revoche dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione comunale.

Le novità piacciono alla Caritas diocesana di Roma. «Un provvedimento importante – commenta il direttore monsignor Enrico Feroci -, in cui la dignità della persona viene posta prima di ogni profitto, che mette un freno allo sciacallaggio ai danni dei poveri, limita il potere delle lobby e riduce lo spazio in cui spesso opera la criminalità». Un’iniziativa «ancor più preziosa – prosegue il sacerdote – perché presentata dalla maggioranza e approvata da tutte le forze politiche presenti in assemblea capitolina con il coinvolgimento, nella fase preparatoria, anche di molte realtà sociali impegnate al contrasto del gioco d’azzardo, tra le quali la Caritas di Roma».

Per il direttore della Caritas «si tratta di una serie di misure che, attraverso l’individuazione dei luoghi sensibili, mettono in risalto il vero dramma che si è consumato in questi anni e a cui le amministrazioni locali si trovano a dover porre rimedio in fretta». Un problema grave in particolare per i più bisognosi, sottolinea ancora Feroci: «Le famiglie, soprattutto quelle povere e meno istruite, sono state soggiogate da un’offerta di azzardo senza regole e senza limiti, da una pubblicità pericolosa a cui prestano l’immagine anche campioni sportivi e artisti, da uno Stato che pensa solo a far cassa ignorando le gravi conseguenze. Nei nostri centri di ascolto arrivano genitori disperati per la patologia che ha coinvolto ragazzi anche minorenni; figli che ci chiedono aiuto per genitori anziani che hanno dilapidato tutti i loro risparmi; coniugi che scoprono di essere indebitati a loro insaputa».

Per fortuna «vediamo crescere la sensibilità di numerose Regioni e amministrazioni locali», evidenzia monsignor Feroci, ma «allo stesso tempo – continua – siamo molto preoccupati per la proposta fatta dal Governo per una nuova regolazione del gioco d’azzardo in concessione statale, che dovrebbe passare il vaglio della conferenza unificata Stato-Regioni». A tal proposito, «ogni intervento nel settore dell’azzardo deve mirare a ridurre non solo l’offerta ma anche il consumo di gioco d’azzardo. La pubblicità al gioco d’azzardo va, quindi, rapidamente estinta in maniera assoluta con l’impegno a discutere in Parlamento e approvare i progetti di legge presentati in tal senso alle due Camere da oltre 200 parlamentari».

Come dimostra l’impegno del Campidoglio, per il direttore della Caritas, «la giurisprudenza favorevole a Comuni e Regioni deve tradursi in un concreto, esplicito e incondizionato riconoscimento agli enti locali di totale autonomia e potestà di regolamentare in materia di luoghi sensibili e orari. Sindaci e amministratori locali, insieme alla società civile, conoscono i pericoli del territorio e sanno regolamentare meglio di chiunque altro l’offerta di gioco in ambito territoriale all’interno di un piano organico nazionale in cui lo Stato deve riconoscere l’azzardo come patologia, così com’è stato per il tabacco».

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