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“I risultati emersi dalla ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità sulla diffusione del gioco problematico ci mostrano non solo dati molto interessanti e su cui ragionare, ma disegnano chiaramente il settore, la sua diffusione e le abitudini degli italiani.

Quanto è emerso, i numeri e le evidenze scientifiche, confermano ciò che LOGiCO sostiene da tempo: il gioco online non solo rappresenta una nicchia dell’intero settore, ma è l’unico che offre procedure di identificazione del giocatore, limitazione al gioco e di protezione dei giocatori.

l’ISS ci dice che i giocatori adulti giocano per il 94,5% in luoghi fisici mentre solo una minoranza (5,5%) gioca online, dato che ricalca le dimensioni economiche dei due segmenti (nel 2017 la spesa online era il 7%). Tuttavia, i limiti di gioco esistono solo nell’online, come ha ricordato anche l’ADM, sottolineando anche la presenza del registro dell’autoesclusione (RUA), attualmente limitato al comparto online.

Apprendiamo poi che: “Fra i grandi Paesi europei l’Italia è solamente al quinto posto per percentuale di giocatori che hanno effettuato un qualsiasi tipo di scommessa nell’ultimo anno con una percentuale pari al 36,4%. La dipendenza da gioco si classifica all’ottavo posto nella classifica delle dipendenze”; ciò non sminuisce la gravità di eventuali situazioni di gioco patologico, ma indica chiaramente che non è corretto assimilare tutto il gioco, per esempio, al fumo.

Tuttavia, duole rilevare la superficialità con la quale sono state rappresentate le numeriche di coloro che hanno giocato almeno una volta nell’anno, bollando pertanto il gioco come sempre problematico. Addirittura il gioco può essere accostato ad ed utilizzato per iniziative di utilità sociale, ovvero per incentivare e stimolare comportamenti virtuosi; in tal senso è emblematico l’esperimento della “lotteria dello scontrino”.

Non solo, l’ISS certifica che le misure introdotte dal Decreto Dignità non sono efficaci per il contrasto al disturbo al gioco d’azzardo patologico o al gioco minorile quando sostiene che meno di 1/5 dei giocatori dichiara di aver deciso di giocare avendo visto la pubblicità di un gioco: la pubblicità ha un peso contenuto nella scelta del consumatore.

Sono gli stessi dati che esplicitano chiaramente che limitare a prescindere l’offerta di gioco o cancellare la possibilità di pubblicità non abbia un effetto significativo e concreto nella riduzione del gioco problematico: la “domanda” di gioco esiste da sempre, a prescindere dall’offerta, legale o illegale, e dalla pubblicità: un assunto innegabile.

Non ci stancheremo mai di sottolineare che la comunicazione commerciale, regolamentata e riservata esclusivamente a operatori titolari di concessione, ha un ruolo fondamentale per distinguere gli operatori legali dai player illegali. Non c’è garanzia che questi ultimi abbiano vincoli alla registrazione (col rischio di aprire le porte al gioco minorile), traccino i fondi (con seri rischi a livello di antiriciclaggio), e che non operino con software truccati, con seri rischi per la tutela dei giocatori. Il tutto si aggrava se consideriamo – come ci riporta l’ISS – che l’offerta illegale del gioco piace molto di più ai giocatori problematici che non a quelli definiti sociali.

Come operatori online siamo ben consapevoli di questa funzione della comunicazione e, d’altra parte, non ne ignoriamo il potenziale rischio di eccessi. Per questo, come LOGiCO abbiamo già avviato un codice di autodisciplina ulteriore alla normativa vigente ed al codice dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, che guida i nostri Associati (e diversi soggetti esterni che hanno deciso di aderirvi) nelle loro campagne pubblicitarie, evitando un’eccessiva invasività.

Rinnoviamo la nostra disponibilità, manifestata in tutte le sedi, ad un’interlocuzione volta ad un riordino organico del settore, a vantaggio di tutti gli Italiani. Interlocuzione necessaria, prima che sia troppo tardi”.

Moreno Marasco, Presidente di LOGiCO

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