Purchè “istantanea”. E’ questa la parola magica che a forza di “gratta e vinci” è entrata nella testa degli italiani. Se non si sa subito se e quanto si è vinto, la sfida alla dea bendata non funziona.

Due gli indizi che, nel nostro caso, fanno una prova: il crollo delle vendite dei biglietti della Lotteria di Capodanno che quest’anno non hanno superato i 4,6 milioni, ovvero il 30% in meno dell’anno prima che già era andato maluccio ed il sostanziale flop della lotteria degli scontrini, avviata un mese fa in piena pandemia e, allora, con molti negozi (circa il 40% in provincia di Padova) ancora privi dell’aggiornamento.

Ma se per la lotteria nazionale il flop è completamente attribuibile allo scarso appeal che suscita un biglietto comprato magari ad ottobre e da verificare (sempre che non lo si perda) a gennaio, per la lotteria degli scontrini le difficoltà sono molteplici. Alcune tecniche, altre di “sospetto”, altre ancora “causate dalla legge”. Risultato? Il progetto stenta a decollare e lo conferma un’indagine compiuta dall’Ascom Confcommercio di Padova su un campione casuale di 183 esercizi disseminati nella provincia ed i cui titolari sono stati intervistati tra il 18 ed il 23 febbraio.

Ebbene, il 78,68% aveva adeguato il registratore telematico per rispondere alla volontà del cliente di partecipare alla lotteria degli scontrini. Il restante 21,32 ha detto che o è in attesa del tecnico o comunque ha in programma di adeguarsi nelle prossime settimane.
“Un adeguamento non indolore – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio, Patrizio Bertin – dal momento che ha comportato una spesa variabile tra gli 80 ed i 300 euro, ma qualcuno si è visto proporre anche un intervento “urgente” a 500 euro”.
Fin qui le difficoltà tecniche. Poi ci sono quelle “di sospetto”.

Il 53% delle imprese intervistate ha affermato che, nel momento della telefonata, non aveva ancora inserito alcun codice, mentre il 22,95% di codici ne aveva inseriti fino a 5 al giorno ed il 24,05 da 6 a 10 codici giornalieri.

“L’impressione – continua Bertin – è che la lotteria sia, di sicuro, un costo per l’impresa ma, contemporaneamente, non rappresenti quell’incentivo che era nelle intenzioni di chi lo ha proposto”. Motivo? “Più di qualcuno teme che non sia garantito l’anonimato ed infatti più di un collega intervistato ha segnalato che, a fronte della sua disponibilità a far partecipare i clienti, da questi si sia visto opporre un “no grazie” perché sospettosi che i loro acquisti possano essere “tracciati” col risultato, non gradito, che l’occhio lungo del fisco riservi loro, in futuro, un trattamento non richiesto”. Infine le motivazioni “causate dalla legge”. “In effetti – spiegano i tecnici dell’ufficio tributario di Ascom Servizi Spa – non è stato sufficientemente comunicato che la partecipazione alla lotteria degli scontrini impedisce, di fatto, la detraibilità delle spese connesse al sistema tessera sanitaria. In pratica per le spese mediche e gli acquisti in farmacia se si opta per l’immissione del codice lotteria, si “scherma” il codice fiscale. Detto diversamente: niente scontrino parlante, niente associazione tra acquisto detraibile e codice fiscale nel Sistema tessera sanitaria e quindi niente possibilità poi di accedere alla detrazione del 19% per quella spesa nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo”.

Insomma si tratta di scegliere tra il certo (spesa detraibile) e l’incerto (lotteria), ovvero tra l’uovo oggi o la gallina domani. ”Il problema – conclude Bertin – è che ogni iniziativa, buona e di successo o cattiva e snobbata, finisce comunque sempre per avere dei costi che gravano sulle imprese. Lo è la lotteria degli scontrini, lo è l’incentivazione delle carte di debito e di credito sulle quali le imprese devono pagare laute commissioni alle banche. E per questo balzello, purtroppo, sembra non esserci via d’uscita”.