“A pochi giorni dalla riapertura raccogliamo il messaggio dei colleghi che sono ripartiti tra le tante difficoltà”, commenta Paolo Lozzi, presidente della Associazione delle Agenzie Scommesse Italiane.

“Il settore del gioco legale, come tanti altri settori produttivi, sta vivendo un momento di crisi senza precedenti. La ripresa, per molti imprenditori, è stata dura e piena di sacrifici. Il settore del gioco legale, a differenza degli altri settori, è stato l’unico però a subire pesanti discriminazioni. Le banche hanno negato il finanziamento per le partite IVA, le regioni hanno impedito l’accesso ai finanziamenti a fondo perduto. Gli imprenditori sono stati costretti ad autofinanziarsi in questi mesi, accumulando debiti su debiti, prosegue Lozzi.

“Anche i lavoratori del settore del gioco legale stanno vivendo un momento di difficoltà. La cassa integrazione in molti casi non è ancora arrivata, molti si sono ritrovati con un contratto in scadenza non rinnovato. Come ciliegina sulla torta, quello del gioco legale è stato l’unico settore a vedersi applicare una nuova tassazione per il fondo “salva sport”. Oltre al danno, la beffa.

Il tutto grazie ad una manovra politica studiata appositamente per abbattere un settore che, prima della crisi, era tra i più produttivi in Italia. La cattiva pubblicità, l’ostracismo nel dare aiuti e in ultimo le ripartenze posticipate solo finalizzate a danneggiare ulteriormente il settore. Basti pensare che, mentre le sale scommesse erano chiuse, parrucchieri ed estetiste potevano lavorare a diretto contatto con la clientela, seppure con le dovute precauzioni. E la situazione si fa ancora più assurda se si pensa che in alcune regioni, come Lazio e Trentino Alto Adige, regioni ormai con numero di contagio bassissimi, le sale scommesse resteranno chiuse fino a fine mese o addirittura fino al 14 luglio. Il disegno politico è chiaro, il solco è segnato. Come sempre, dovremmo salvarci da soli. Ma questa volta lottando.

Noi di A.D.A.S.I. vogliamo ribadire la nostra solidarietà nei confronti dei colleghi che non sono ancora ripartiti o che lo hanno fatto tra mille difficoltà. Inoltre ribadiamo la nostra intenzione di continuare l’iniziativa legale nei confronti del sistema bancario nazionale, nella speranza che si trasformi in un sistema paritario e non discriminatorio”.

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