Di seguito la memoria integrale rilasciata dal presidente di Sapar, Domenico Distante (nella foto), nell’ambito delle audizioni sulla legge di bilancio 2021.

“La nostra Associazione dal lontano 1962 riunisce le piccole e medie imprese di gestione degli apparecchi da intrattenimento (oggi regolamentati dall’art. 110 co. 6 del Tulps) nonché le aziende di produzione e costruzione operanti nel settore della raccolta di gioco pubblico con e senza vincita in denaro. Ci terrei in primis a ribadire l’importanza della figura del Gestore degli apparecchi da intrattenimento nella filiera della raccolta di gioco pubblico, di fondamentale importanza per garantire all’Erario un gettito pari a 5 miliardi di Euro annui. Le imprese del comparto già da diversi anni stanno vivendo una fortissima crisi dovuta al sommarsi di scelte legislative vessatorie, tra cui: 7 aumenti Preu in 4 anni, due cambi payout in un anno, la contestuale sostituzione di tutti gli apparecchi oltre a sempre più complesse e restrittive normative locali e regionali nonostante già il Decreto Dignità prevedesse un riordino nazionale del comparto, in realtà mai attuato. L’emergenza sanitaria generata dal virus Covid-19 impatta quindi sul comparto del gioco legale portandolo di fatto al collasso: il rapporto della Cgia di Mestre sul settore presentato in data 20 c.m. riferisce di una diminuzione di fatturato dal 40 al 46% a causa delle limitazioni derivanti dalla normativa emergenziale. A giudizio di questa Associazione, e di tutte le aziende che rappresenta, devono essere messi in campo interventi mirati ed urgenti, per la salvaguardia delle piccole e medie imprese così fortemente intaccate dalla crisi, che possano scongiurare la definitiva scomparsa di un settore produttivo.

Si ritiene che siano urgenti ed essenziali quantomeno i seguenti interventi:

1. Sostegno alla liquidità delle aziende del comparto.

La misura è stata già utilizzata nella crisi di marzo, mediante la concessione della rateizzazione dei versamenti del PREU maturato per l’anno 2020 nell’arco di 12 mesi. In particolare si ritiene essenziale prevedere:

• la facoltà di rateizzazione delle scadenze del PREU e del canone di concessione del 5° bimestre (settembre – ottobre) e del 6° bimestre (novembre – dicembre), in 12 rate mensili a decorrere dal 22 gennaio 2021 (gennaio – dicembre) e con ultimo versamento entro il 22 dicembre 2021; ciò garantirebbe un sicuro aiuto per la tenuta del sistema ed un orizzonte temporale congruo considerando l’andamento della pandemia e gli effetti che la stessa sta avendo sull’intero settore;

• l’estensione espressa delle predette agevolazioni a tutti i componenti della filiera garantirebbe la sopravvivenza delle piccole e medie imprese che rappresentano da vent’anni un baluardo di legalità avverso il gioco illegale e garantendo al tempo stesso il gettito erariale.

2. Sospensione degli aumenti PREU già previsti per il gennaio 2021.

Anche a causa di una non condivisa classificazione di rischio (medio-alto) attribuito all’attività ai fini della prevenzione del contagio, la raccolta di gioco pubblico mediante apparecchi, anche se operata in locali diversi dalle sale giochi, è destinataria di provvedimenti di totale sospensione già dall’inizio della pandemia e il riavvio dell’attività è avvenuto dopo tutte o quasi le altre attività. Anche all’inizio della “seconda ondata”, quando le imprese iniziavano, con grandissimi sforzi, a ricostruire la propria struttura organizzativa la raccolta di gioco è stata da subito inibita. Per contenere i danni economici, erariali ed occupazionali che la situazione descritta sta creando appare fondamentale, per il comparto degli apparecchi da gioco, il ritorno ai livelli di tassazione del 2019, già a partire dal primo gennaio 2021.

3. Proroga concessioni.

Mi sento inoltre di condividere il pensiero del Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Prof. Marcello Minenna, che si è recentemente espresso a favore di un periodo di proroga di 36 mesi delle attuali concessioni, tempo necessario al riordino complessivo della normativa, già previsto da ultimo dal Decreto Dignità, che garantisca la continuità del gettito erariale e livelli di sicurezza elevatissimi, anche in tema di prevenzione di fenomeni patologici legati al gioco e di contrasto alla illegalità.

4. Aumento della quota del contributo a fondo perduto.

Intendo rimarcare come il Decreto Ristori-Bis pur inserendo il codice Ateco 92.00.02 “dimenticato” dal precedente Decreto Ristori riconosce una quota di contributo solo pari al 100% del contributo precedentemente erogato. Tale quota appare insufficiente al fine di fronteggiare la crisi di un settore che come già evidenziato ha già subito 138 giorni di chiusura quest’anno e rischia di avere le attività chiuse fino a fine anno. Si chiede quindi l’aumento della quota di contributo a fondo perduto prevista delle predette disposizioni al 200%.

5. Misure derogatorie speciali per tutta la durata dell’emergenza.

In altri termini poiché gli esercizi subiranno comunque una limitazione di orario e di utilizzabilità degli apparecchi come misura di contenimento dell’emergenza sanitaria appare inutilmente dannoso sovrapporvi le normative locali che dettano discipline orarie disomogenee e si chiede pertanto di sospendere per tutta la durata dell’emergenza le prescrizioni orarie ordinariamente stabilite da comuni e regioni.

6. Rimodulazione dell’imposta sugli apparecchi di puro svago (ISI).

Deve infine essere evidenziato che le imprese che operano con gli apparecchi da gioco per bambini (Es. Calciobalilla, flippers e videogiochi) hanno subito il blocco totale delle attività da inizio marzo fino a giugno 2020, e sono stati sottoposti a regole che ne hanno limitato oltremodo l’operatività per il periodo estivo, mentre ad oggi dal 4 novembre e probabilmente fino a fine anno, sono nuovamente bloccati su tutto il territorio nazionale. L’imposta che grava si questa tipologia di apparecchi è stabilita in base ad imponibili forfettari annuali, che si fondano sulla presunzione che gli apparecchi nel corso dell’anno realizzino un reddito medio su cui è applicata l’aliquota dell’imposta. È quindi evidente che gli imponibili forfettari vigenti siano del tutto inadeguati alla oggettiva impossibilità di produrre reddito degli apparecchi, ma le modalità di tassazione costringono al pagamento integrale dell’imposta su base annua. In ragione della eccezionalità della situazione si ritiene assolutamente urgente prevedere una riduzione del 50% degli imponibili attualmente vigenti per il 2020 e il 2021, prevedendo anche modalità di compensazione per l’imposta versata in eccedenza per l’anno 2020″.

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