“Quando il ministro Di Maio dice che il settore del gioco è il meno tassato in Italia, dimostra di non conoscere l’Abc”. E’ quanto dichiarato da Armando Iaccarino di AsTro in conferenza stampa alla Camera dei Deputati parlando dei previsti nuovi aumenti del Preu che dovrebbero portare nelle casse dello Stato circa 560 milioni di euro. Risorse che il governo Conte bis intende rastrellare nel settore del Gioco di Stato a copertura della manovra finanziaria e della legge di bilancio.

“Se non c’è stabilità non è possibile fare impresa. Sei aumenti del Preu negli ultimi 12 mesi. Inoltre i costi che si sono susseguiti a carico del settore nelle varie leggi che si sono succedute sono stati anche altri, hanno riguardato il cambio del parco macchine, l’aumento del costo dei nulla osta, la rottamazione. Questo la dice lunga sui margini. La CGIA di Mestre, facendo una proiezione che non teneva conto di quest’ultimo aumento, prevedeva ove le aziende fossero sopravvissute un taglio entro il 2022 di circa 18mila posti di lavoro. Fare impresa richiede soprattutto stabilità nel tempo, che ci siano regole, anche le più restrittive possibili ma che durino il tempo di una pianificazione aziendale. Gli effettivi aumenti del Preu dal 2015 in poi sono stati 10, di cui 6 negi ultimi 12 mesi. Quale settore può sopportare un trattamento del genere? E’ evidente un pregiudizio di carattere ideologico. Il grande errore è non capire che la prima forma di difesa della società dai rischi dell’azzardo è il rafforzamento del settore legale, non il suo abbattimento. Questo significa regalare un intero settore alla criminalità organizzata”.

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