“L’ultima in ordine di tempo è quella del Lazio dove il centrosinistra propone la deroga di 12 mesi all’entrata in vigore del distanziometro. Nelle Marche siamo in attesa mentre in Piemonte il centrodestra deve scavalcare gli emendamenti (quasi un milione) che l’opposizione ha posto per evitare una discussione nel merito e con fatti concreti. Il punto fondamentale della discussione è la cancellazione della “retroattività” del distanziometro”. E’ quanto scrive Sapar.

“Il legislatore recita che:

Il principio di irretroattività, nell’ordinamento giuridico italiano, è contemplato:
• in termini generali, dall’art. 11, comma 1, delle Preleggi, secondo il quale la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo;
• nell’ordinamento penale sostanziale, dall’art. 25, comma 2, della Costituzione, in base al quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
(Wikipedia)

In parole povere e senza entrare nel legalese stretto è come se a tutte le persone che hanno vinto un concorso pubblico 30 anni fa (dove il requisito minimo era il diploma), chiedessero oggi di lasciare il posto di lavoro perché il requisito minimo ora è la laurea.

Quindi, ricapitolando, la discussione sfiora il ridicolo. Imprenditori che hanno investito centinaia di migliaia di euro per aprire una attività sulla base delle leggi vigenti, avendo avuto il permesso della questura, avendo avuto la concessione dal Ministero dell’Economia e dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli, devono mettere le rotelle sotto la propria attività e spostarla oltre una certa distanza da centri sociali, bancomat, asili, scuole di ballo, parchi attrezzati e in generale da luoghi con ‘cose e persone’.

Senza parlare del fatto che il distanziometro non aiuta in alcun modo a combattere la ludopatia. Almeno secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Ma ci rendiamo conto che il parere di un consigliere comunale vale di più. Nel paese dove è più importante la demagogia che porta voti che il dovere di governare e tutelare, si va avanti a botte di proroghe.

Nelle regioni come la Puglia dove si è raggiunto un compromesso ragionevole non ci sembra ci sia stata una ondata di ludopatici né di bambini in età di asilo trovati alle macchinette. Questa nazione ha bisogno di ragionevolezza e consapevolezza che il settore dei giochi va regolamentato e non vietato nei fatti” conclude Sapar.