“Il signor Grillo nel suo Magazine online tenta disperatamente di dar fiato alle trombe del sindaco di Torino, Chiara Appendino in materia di gioco pubblico sostenendo le tesi del primo cittadino che ricorre a strani strumenti di calcolo e suggestive alchimie logaritmiche, per dimostrare il risultato ottenuto in Piemonte: è ciò che a una riduzione di apparecchi da gioco corrisponde una riduzione delle giocate, dunque della spesa e quindi del denaro perduto”. E’ quanto scrive in una nota Sapar.

“Tutto questo sotto l’egida purificatrice del contrasto alle dipendenze patologiche. È singolare come, ma sappiamo che Grillo è un comico affermato, i dati e le cifre siano interpretate in modo distorto offrendo una chiave di lettura falsa e mistificatoria. La comparazione è stata fatta prendendo un arco temporale di due anni. La diminuzione considera il crollo verticale del numero di apparecchi di gioco legali, di conseguenza registra una riduzione della perdite (pari a 48 milioni dal 2916 al 2018) correlata alla riduzione di apparecchi e un leggero incremento del livello di perdite negli altri giochi. Sulla base di questo ragionamento il sindaco di Torino è convinto del fatto, “che solo una piccola parte di chi ha abbandonato gli apparecchi si è rivolto poi ad altri giochi d’azzardo”. È evidente che Chiara Appendino giochi con i numeri. È altrettanto evidente che il trasferimento delle perdite in altri giochi da’ origine a conclusioni fantasiose e azzardate poiché il sindaco del capoluogo piemontese per onestà intellettuale avrebbe dovuto citare anche il florido mercato parallelo, quello illegale gestito dalle organizzazioni malavitose, che in Piemonte attraverso l’uso di apparecchi truccati o non regolamentari (i cosiddetti Totem) sta prendendo progressivamente piede. Sanzioni e sequestri condotti nelle settimane scorse ne sono una prova più che sufficiente per indurci a non condividere questa teoria.

È d’altronde molto preoccupante – prosegue Sapar – che il capo del governo di un’amministrazione locale non si ponga il problema sul piano della ricaduta occupazionale calpestando i diritti dei lavoratori del settore, scivolando come sempre su scelte demagogiche. Ora, i 33 milioni di perdite in meno e i 94 milioni di giocate in meno nel biennio 2016-2018 dovrebbero fare il paio con l’impennata del gioco a distanza su piattaforme online. Secondo Chiara Appendino non è così. A Torino le perdite in questo settore sono cresciute del 39%. Un dato che secondo il sindaco rimane inferiore ad altre città nonostante l’incremento in Piemonte sia del +61 % rispetto al resto d’Italia (+44 %). Si tenta disperatamente di dimostrare che la contrazione dell’offerta di gioco fisico non determina un passaggio al gioco online “come paventato dalla filiera commerciale del gioco”.

Questa ci pare una affermazione del tutto fuori luogo considerando che ad una contrazione del gioco di Stato per effetto dei divieti e dei distanziometri corrisponda un trasferimento del gioco verso piattaforme online e soprattutto verso il gioco illegale che non può avere una quantificazione. Ma davanti all’evidenza il sindaco Appendino ignorando le leggi fisiche dei vasi comunicanti, sostiene che “la contrazione dell’offerta di gioco offline non determina un passaggio al gioco online come paventato dalla filiera commerciale del gioco”. Un principio sostenuto da Beppe Grillo, che per l’appunto è e resta un comico” conclude Sapar.

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